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Il caso del Corano bruciato dai militari israeliani a Rafah. L’Idf apre un’indagine

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Foto e video condivisi sui social mostrano alcuni soldati vandalizzare il testo sacro dell’Islam e altri volumi nelle libreria della città della Striscia. “Episodi gravi contrari ai nostri valori”, commentano le forze armate dello Stato ebraico
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TEL AVIV – Non solo si sono messi a bruciare il Corano e altri tomi nelle librerie di Rafah, si sono anche filmati mentre lo facevano e hanno postato tutto sui social. Un gruppo di soldati israeliani è finito sotto inchiesta, condotta dallo Stato maggiore della Difesa e dalla polizia militare, per l’ennesima scena di oltraggio in servizio nella Striscia di Gaza.

Gli investigatori dell’esercito stanno lavorando su un video dove si vedono alcuni soldati che danno fuoco ai libri, tra cui quello più sacro per l’Islam. Da quanto si apprende è stato girato durante un’incursione a Rafah: prima è finito sui social media israeliani, poi è stato rilanciato da account palestinesi.

Un’altra fotografia, dello stesso tenore, riprende un fante dell’Idf di fronte a scaffali di libri incendiati. Materiale che è sulla scrivania dell’avvocato generale dell’esercito. “Episodi gravi che sono contrari ai valori dell’Idf e ai suoi protocolli”, riferiscono in via ufficiale le forze armate dello Sta…

TEL AVIV – Non solo si sono messi a bruciare il Corano e altri tomi nelle librerie di Rafah, si sono anche filmati mentre lo facevano e hanno postato tutto sui social. Un gruppo di soldati israeliani è finito sotto inchiesta, condotta dallo Stato maggiore della Difesa e dalla polizia militare, per l’ennesima scena di oltraggio in servizio nella Striscia di Gaza.

Gli investigatori dell’esercito stanno lavorando su un video dove si vedono alcuni soldati che danno fuoco ai libri, tra cui quello più sacro per l’Islam. Da quanto si apprende è stato girato durante un’incursione a Rafah: prima è finito sui social media israeliani, poi è stato rilanciato da account palestinesi.

Un’altra fotografia, dello stesso tenore, riprende un fante dell’Idf di fronte a scaffali di libri incendiati. Materiale che è sulla scrivania dell’avvocato generale dell’esercito. “Episodi gravi che sono contrari ai valori dell’Idf e ai suoi protocolli”, riferiscono in via ufficiale le forze armate dello Stato ebraico. “Noi rispettiamo tutte le religioni e condanniamo totalmente questi comportamenti”.

Già diversi mesi fa Daniel Hagari, il portavoce dell’Idf, aveva chiesto ai commilitoni di non girare filmati che non siano utili ai comandi militari. Fiato sprecato. A marzo sui social sono comparsi foto e filmati di soldati che indossavano per scherzo capi di lingerie trovati a Gaza, e prima si erano visti uomini e donne in divisa che ballavano al ritmo dei bombardamenti. Qualche giorno fa circolava uno scatto in cui due soldati erano in posa col pollice alzato davanti a un muro di un edificio distrutto su cui avevano appena scritto, con una bomboletta di vernice, “Nakba 2023”.

A febbraio l’avvocato dell’Idf, Yifat Tomer-Yerushalmi, aveva diffuso una circolare di avvertimento a tutti i comandanti perché si occupassero delle azioni illegali condotte dalle truppe nella Striscia. Ha specificatamente menzionato “il furto delle cose altrui e la distruzione della proprietà privata dei palestinesi contraria ai protocolli operativi”.

Dall’inizio del conflitto ci sono state 35.000 vittime, secondo il ministero della Salute controllato da Hamas, sebbene i morti identificati dagli obitori degli ospedali sono 24.000. Il governo israeliano sostiene che 15.000 sono terroristi delle Brigate al Qassam eliminati sinora. I bombardamenti vanno avanti, anche a Rafah, nonostante l’ordine della Corte internazionale di giustizia (organo delle Nazioni Unite) a cessare ogni operazione militare che possa causare danni alla popolazione civile, nell’ultima città della Striscia di Gaza non ancora del tutto occupata.

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