✕

Kazakhstan: l’omicidio di Saltanat Nukenova, uccisa dal marito, scatena la ribellione delle donne

Il caso, seguito da milioni di persone online, è stato un punto di svolta nella percezione della violenza di genere nel Paese centroasiatico e ha portato a una nuova legge sulla violenza domestica
2 minuti di lettura

TBILISI – Per il Kazakhstan è il processo del secolo: un ex ministro dell’Economia è stato condannato a 24 anni per aver picchiato a morte la moglie. Le udienze, svoltesi in lingua russa, sono state trasmesse sul canale YouTube della Corte suprema locale e visualizzate milioni di volte, non solo all’interno dei confini del Paese ma anche nelle altre repubbliche centroasiatiche e in Russia.

Un punto di svolta nella percezione del fenomeno della violenza di genere nella società kazaka, in cui il ruolo delle donne resta subordinato, e gli abusi che avvengono in famiglia vengono di rado riconosciuti. Proprio l’impatto sull’opinione pubblica provocato da questo caso ha portato, a processo ancora in corso, all’approvazione di una legge che rende la violenza domestica un reato penale e che entrerà in vigore il mese prossimo.

Tuttavia, come lamentano i movimenti femministi locali, vivaci ma mal tollerati dalle autorità di Astana, e l’organizzazione internazionale Human Rights Watch, si trat…

TBILISI – Per il Kazakhstan è il processo del secolo: un ex ministro dell’Economia è stato condannato a 24 anni per aver picchiato a morte la moglie. Le udienze, svoltesi in lingua russa, sono state trasmesse sul canale YouTube della Corte suprema locale e visualizzate milioni di volte, non solo all’interno dei confini del Paese ma anche nelle altre repubbliche centroasiatiche e in Russia.

Un punto di svolta nella percezione del fenomeno della violenza di genere nella società kazaka, in cui il ruolo delle donne resta subordinato, e gli abusi che avvengono in famiglia vengono di rado riconosciuti. Proprio l’impatto sull’opinione pubblica provocato da questo caso ha portato, a processo ancora in corso, all’approvazione di una legge che rende la violenza domestica un reato penale e che entrerà in vigore il mese prossimo.

Tuttavia, come lamentano i movimenti femministi locali, vivaci ma mal tollerati dalle autorità di Astana, e l’organizzazione internazionale Human Rights Watch, si tratta di un passo limitato, benché nella giusta direzione. La trasmissione delle udienze in diretta ha colpito profondamente il Paese, portando il tema della violenza di genere al centro del dibattito nazionale. Ricorda quanto accaduto in Italia con “Processo per stupro”, il documentario mandato in onda dalla Rai nel 1979 che portò nelle case la realtà delle aule di tribunale, dove le vittime di abusi venivano attaccate senza alcuna decenza dagli avvocati degli aggressori, che puntavano a metterne in dubbio la moralità.

Analogamente, a indignare con forza la società kazaka è stata la strategia di difesa dell’imputato, che mirava a colpevolizzare la vittima. “Nemmeno la morte protegge le donne dalla diffusione pubblica di informazioni che screditano il loro onore e la loro dignità, dalle calunnie e dalle provocazioni”, ha dichiarato a un media locale Dinara Smailova, fondatrice di Ne Molchi, “non tacere”, una ong che dà supporto alle vittime di violenza. Kuandyk Bishimbayev, 44 anni, si è accanito con ferocia sulla moglie Saltanat Nukenova, 31 anni, all’interno di un ristorante di proprietà della sua famiglia. Le immagini delle telecamere di sorveglianza lo mostrano prendere ripetutamente la giovane a calci e pugni per poi trascinarla per i capelli, seminuda, in una sala dove è rimasta agonizzante e poi è morta.

Solo diverse ore dopo il decesso, il femminicida ha infine chiamato un’ambulanza. Le donne che hanno lavato e preparato per la sepoltura il corpo martoriato di Nukenova, ha raccontato lo zio, si sono dette inorridite dalle condizioni inumane in cui era stato ridotto. Due settimane fa, un altro caso di violenza che coinvolge un membro dell’élite locale è venuto alla luce. Karina Mamash, moglie di un diplomatico dell’ambasciata kazaka negli Emirati Arabi Uniti, ha pubblicato un video, divenuto virale, in cui mostra dei lividi sul volto e accusa il marito, Saken Mamash, di averla picchiata e abusata negli ultimi dieci anni.

L’uomo è stato immediatamente richiamato in patria e un procedimento penale è stato avviato nei suoi confronti. È presto per dire se ci troviamo alla vigilia di un #metoo nell’autoritario Paese centroasiatico, ma non c’è dubbio che il caso Nukenova abbia scosso la società kazaka dalle fondamenta.

Leggi i commenti