Il premier Albin Kurti: La Serbia è una piccola Russia, il nostro Kosovo rischia come l’Ucraina”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - “La Serbia potrebbe fare al Kosovo ciò che la Russia ha inflitto all'Ucraina. Perché Serbia e Russia sono due nazioni che si imitano sempre di più nel cuore dell’Europa. Abbiamo anche noi Putin alle porte dei nostri confini”. Il premier kosovaro Albin Kurti, al potere a Pristina dal 2021, lancia l’allarme in un incontro della London Defence Conference. “Belgrado ha rapporti sempre più stretti con Mosca e anche con Pechino”, avverte, “e dobbiamo dirlo: la minaccia di una guerra è reale”.
Perché? “Questo perché nell’ucraino Donbass”, spiega Kurti, "Putin sta facendo esattamente quanto realizzato dall'allora leader serbo Milosevic, in Bosnia: ossia dividerla aizzando alcune etnie, spaccarla e renderla assolutamente disfunzionale. Allo stesso modo, l’attuale presidente serbo Aleksandar Vucic, che ricordiamo era ministro della propaganda di Milosevic, ha provato a fare lo stesso con noi lo scorso 24 settembre a Zveçan. Quando un centinaio di paramilitari hanno compiuto un’incursi…
LONDRA - “La Serbia potrebbe fare al Kosovo ciò che la Russia ha inflitto all'Ucraina. Perché Serbia e Russia sono due nazioni che si imitano sempre di più nel cuore dell’Europa. Abbiamo anche noi Putin alle porte dei nostri confini”. Il premier kosovaro Albin Kurti, al potere a Pristina dal 2021, lancia l’allarme in un incontro della London Defence Conference. “Belgrado ha rapporti sempre più stretti con Mosca e anche con Pechino”, avverte, “e dobbiamo dirlo: la minaccia di una guerra è reale”.
Perché? “Questo perché nell’ucraino Donbass”, spiega Kurti, "Putin sta facendo esattamente quanto realizzato dall'allora leader serbo Milosevic, in Bosnia: ossia dividerla aizzando alcune etnie, spaccarla e renderla assolutamente disfunzionale. Allo stesso modo, l’attuale presidente serbo Aleksandar Vucic, che ricordiamo era ministro della propaganda di Milosevic, ha provato a fare lo stesso con noi lo scorso 24 settembre a Zveçan. Quando un centinaio di paramilitari hanno compiuto un’incursione nel nostro Paese e hanno ucciso un nostro sergente".
"Ma le interconnessioni tra Russia e Serbia sono sempre di più”, continua Kurti, “sin dal 2012 quando è stato installato il cosiddetto “Russian-Serbian Humanitarian Centre", e così Mosca ha penetrato istituzioni, polizia e intelligence serbe. Anche nel dicembre 2022, quando alcuni hanno inscenato barricate nel nord del nostro Paese, c’erano soldati affiliati alle milizie di Wagner”, il gruppo di paramilitari russi gestito dall’ex “cuoco” ribelle di Putin, Yevgeny Prigozhin, ucciso in un incidente aereo il 23 agosto 2023.
Secondo il 49enne Kurti, che ha sostenuto negli ultimi due anni anche militarmente l’Ucraina e vietato l’ingresso di cittadini russi nel Paese, “l’allineamento della Serbia con la Russia, il loro approccio distruttivo verso la Repubblica del Kosovo e la rapida ed enorme corsa alle armi di Belgrado indicano che il loro obiettivo è un’escalation. Con l’intenzione di mettere in pratica le loro ambizioni territoriali. Questa minaccia non è teorica. Il rischio di una nuova guerra è reale. Come quando l’ambasciatore russo a Belgrado, Alexander Botsan-Kharchenko, poco prima della guerra in Ucraina nel settembre 2021, venne con i caccia Mig 29 per ispezionare le truppe serbe al nostro confine settentrionale”.
"Quindi non c’è solo la Serbia dall’altra parte della frontiera, ma anche la Russia”, sottolinea il premier. “Dobbiamo avere la coesione e la schiettezza di 25 anni fa”, quando il Kosovo si staccò dalla Serbia dopo la guerra del 1998-99, "e rinnovarla. Ma al giorno d’oggi vedo, questa coesione tra i leader europei la vedo solo quando parlano di fronte alle telecamere…”.
Perciò, continua il primo ministro del Kosovo, Paese a maggioranza di etnica albanese ma con una spinosa minoranza di etnia serba nel nord del Paese, “vogliamo entrare nella Nato il prima possibile, magari entro questo decennio. E vogliamo entrare anche nell’Unione Europea”.
Pensa sia realistico? "Il Kosovo non ha ancora una “Partnership per la pace” con l’Alleanza Atlantica, mentre persino la Serbia ce l’ha. Ciò è illogico, perché siamo il Paese più democratico e pluralistico dei Balcani. La cooperazione transatlantica è indispensabile. Vogliamo contribuire anche noi alla sicurezza occidentale e allo stesso tempo godere dei benefici di quest’ultima.
I Paesi che sostengono i valori democratici devono chiudere questo gap tra la teoria politica e la pratica. Perché ciò incita gli autocrati a credere che attaccare una nazione europea sia una cosa fattibile. La Russia e la Serbia vogliono sfruttare ogni nostra vulnerabilità. E per loro è facile, non essendo una democrazia: possono concentrarsi sulle operazioni esterne, mentre umiliano il dissenso interno".
In questi giorni, Kurti ha parlato anche della rampante campagna di disinformazione della Russia nei Balcani. In una intervista al “Times", il premier ha dichiarato che la Russia “sta lavorando con la Serbia su diverse campagne di disinformazione e attacchi cyber contro Paesi dei Balcani che sostengono l’Ucraina, con l’obiettivo di infiammare tensioni nell’ex Jugoslavia”.
"Dovete rendervi conto”, conclude Kurti, “che in questa parte d’Europa c’è una piccola Russia, ossia la Serbia: Paese che si è subito allineato con Mosca appena scoppiata la guerra in Ucraina. Il giorno dopo, i tabloid serbi hanno immediatamente sostenuto l’aggressione di Putin. Il livello di fake news che sta arrivando dal nord in questi giorni è senza precedenti. Contro di me, in primo luogo, ma anche contro Nenad Rasic (il ministro per le Comunità di etnia serba, ndr). Il principale obiettivo di queste bufale sono i serbi integrati in Kosovo. Così vogliono dividerci e infiammare le tensioni nel Paese e in tutti i Balcani”.