A Rafah strage di civili a due giorni dall’ordine della Corte dell’Aia: più di 40 morti. L’Idf si difende: “Colpito un compound di Hamas”
dal nostro inviato Fabio TonacciTEL AVIV - Un uomo grida e mostra ai soccorritori il corpo di un bambino bruciato, mutilato e senza testa. Ci sono decine di cadaveri ustionati e sciolti a terra tra le macerie, donne che urlano, persone che non si trovano, paramedici che si agitano tra stracci e pezzi di legno mentre le fiamme avvolgono la tendopoli di Tel al-Sultan, nel quartiere nord-occidentale di Rafah. A due giorni dall’ordine della Corte internazionale di giustizia di fermare ogni operazione militare israeliana che possa danneggiare la popolazione, un bombardamento nella notte fa strage di civili nella città dove si sono rifugiati 700 mila sfollati. Le immagini e i video postati nella notte sui social sono catastrofici.
Il conto delle vittime
I media palestinesi parlano di oltre 40 vittime, tra cui molte donne e bambini, altre fonti invece sostengono che i morti siano più di cinquanta. Il comitato internazionale della Croce Rossa riferisce della presenza di decine di feriti negli ospedali da campo mentre a…
TEL AVIV - Un uomo grida e mostra ai soccorritori il corpo di un bambino bruciato, mutilato e senza testa. Ci sono decine di cadaveri ustionati e sciolti a terra tra le macerie, donne che urlano, persone che non si trovano, paramedici che si agitano tra stracci e pezzi di legno mentre le fiamme avvolgono la tendopoli di Tel al-Sultan, nel quartiere nord-occidentale di Rafah. A due giorni dall’ordine della Corte internazionale di giustizia di fermare ogni operazione militare israeliana che possa danneggiare la popolazione, un bombardamento nella notte fa strage di civili nella città dove si sono rifugiati 700 mila sfollati. Le immagini e i video postati nella notte sui social sono catastrofici.
Il conto delle vittime
I media palestinesi parlano di oltre 40 vittime, tra cui molte donne e bambini, altre fonti invece sostengono che i morti siano più di cinquanta. Il comitato internazionale della Croce Rossa riferisce della presenza di decine di feriti negli ospedali da campo mentre al Kuwait hospital, in città, hanno trasportato i casi più gravi. I medici palestinesi della Mezzaluna rossa descrivono un raid aereo “che ha preso di mira le tende dei profughi vicino alla sede dell’Unrwa, in un luogo che era stato indicato dagli occupanti israeliani come zona umanitaria”. Dunque, un posto che doveva essere sicuro.
La versione di Israele
I portavoce delle Israeli defence forces (Idf) ammettono l’operazione, ma sostengono che a essere stato colpito sia “un compound dell’organizzazione terroristica Hamas dove si erano nascosti due comandanti”. Ne hanno fatto i nomi: Yassin Rabia, responsabile delle operazioni in Cisgiordania, e Khaled Nagar. Entrambi sarebbero stati uccisi. “L’azione è stata compiuta seguendo le leggi internazionali e usando armamenti di precisione, sulla base di elementi preliminari di intelligence. Sappiamo che come risultato dell’attacco e dell’incendio che ne è scaturito, un certo numero di persone non coinvolte è stato ferito. L’evento è sotto indagine”.
Secondo alcuni blogger militari bene informati, che citano fonti arabe, l’obiettivo era anche un deposito di missili a medio raggio che Hamas voleva usare contro Israele e per questo l’aviazione israeliana ha sganciato su Tel al-Sultan sette bombe del peso di una tonnellata ciascuna. “Hanno causato un massacro atroce che supera ogni limite”, è il commento dell’Autorità nazionale palestinese. Il portavoce presidenziale, Nabil Abu Rudeineh, condanna il raid sulla tendopoli dell’Unrwa e sottolinea “l’urgente necessità di un intervento per bloccare immediatamente i crimini commessi contro il popolo palestinese”, chiedendo agli Stati Uniti di “costringere Israele a fermare questa follia e questo genocidio che sta commettendo a Gaza, in particolare a Rafah”.
L’attacco a Tel Aviv
La strage avviene nel giorno in cui otto razzi sono stati lanciati da Hamas su Tel Aviv (non accadeva da quattro mesi), partiti proprio da Rafah. Più che una reale minaccia costituiscono un messaggio. Non è col metro militare che vanno valutati, dato che sette sono stati intercettati dall’Iron Dome e l’ottavo è finito su Herzalyia sfasciando il tetto di una casa e ferendo una donna. Gli israeliani, soprattutto coloro che vivono vicino alla Striscia di Gaza o al Nord, sono abituati a sentire le sirene e a vedere in cielo gli arabeschi di fumo della poderosa contraerea. Tuttavia, l’obiettivo e la tempistica scelti dai miliziani non sono casuali: l’attacco arriva alla fine di una settimana in cui l’offensiva dell’Idf a Rafah è stata al centro dell’ordine della Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite. Alle 2 del pomeriggio, quando a Tel Aviv si sono udite le prime esplosioni in aria, la gente per strada è corsa a ripararsi all’interno dei negozi e sotto terrazzi e tettoie. È durato pochi secondi. Frammenti di razzi intercettati sono piovuti sul quartiere settentrionale di Ra’anana e tra le città di Petah Tikva e Bnei Brak. Si contano tre feriti, tra cui due donne, di 52 e 30 anni.