Nessuna pace senza il contrattacco. Ecco perché la Nato toglierà il blocco sull’uso delle armi contro la Russia
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - Di Putin non ci si può fidare, «ora non vuole alcuna tregua». In questo contesto, con le regole di ingaggio assegnate a Kiev, una controffensiva ucraina è impossibile. Sono questi i due concetti alla base delle dichiarazioni rilasciate negli ultimi due giorni dal Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, sulla possibilità di impiegare le armi occidentali in territorio russo.
La constatazione dello stallo in cui versano le operazioni dell’esercito di Zelensky e il pericolo che l’Armata putiniana possa sfondare la linea di difesa, sopratutto nel confine a Nord-Est, sono i due fattori che stanno spingendo i vertici dell’Alleanza a modificare gli accordi sugli aiuti all’Ucraina. Una costatazione che lo Stato Maggiore Nato ha condiviso con la Casa Bianca. E che si fonda sulle analisi che provengono delle intelligence di diversi alleati.
Il primo punto riguarda allora le mosse del presidente moscovita. Nessuno crede alla sua sincerità circa la disponibilità ad una t…
BRUXELLES - Di Putin non ci si può fidare, «ora non vuole alcuna tregua». In questo contesto, con le regole di ingaggio assegnate a Kiev, una controffensiva ucraina è impossibile. Sono questi i due concetti alla base delle dichiarazioni rilasciate negli ultimi due giorni dal Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, sulla possibilità di impiegare le armi occidentali in territorio russo.
La constatazione dello stallo in cui versano le operazioni dell’esercito di Zelensky e il pericolo che l’Armata putiniana possa sfondare la linea di difesa, sopratutto nel confine a Nord-Est, sono i due fattori che stanno spingendo i vertici dell’Alleanza a modificare gli accordi sugli aiuti all’Ucraina. Una costatazione che lo Stato Maggiore Nato ha condiviso con la Casa Bianca. E che si fonda sulle analisi che provengono delle intelligence di diversi alleati.
Il primo punto riguarda allora le mosse del presidente moscovita. Nessuno crede alla sua sincerità circa la disponibilità ad una tregua. Il suo obiettivo - secondo gli analisti del Patto Atlantico - è invece quella di dividere il fronte occidentale. Alimentare le speranze, anche quelle oneste del movimento pacifista per allagare la fessura che già è emersa in Europa creando un ulteriore disorientamento. Basti pensare alle ultime parole pronunciate dal premier ungherese Orban. Il Cremlino è infatti convinto che il conflitto in Ucraina stia facendo vacillare le democrazie dell’Ovest. L’obiettivo di Putin - è l’idea emersa nel quartier generale di Bruxelles - è semmai quella di ottenere fin da ora un endorsement di fatto per i territori già conquistati. La sua tattica è aspettare le elezioni americane nella speranza che vinca Donald Trump e a quel punto trattare sapendo che con l’ex magnate americano sarà più facile ottenere una pace “conveniente”. Anche perché c’è un aspetto che inizia a emergere: la regione del Donbass è ormai ridotta ad un deserto. Ricostruirla e ripopolarla comporterà un investimento economico gigantesco e un tempo lunghissimo.
Il ruolo della Cina
Per di più, chi partecipa alle riunioni cadenzate della Nato, fa notare che per un qualsiasi tipo di armistizio è indispensabile la partecipazione della Cina. Fino a questo momento, invece, da Pechino non sono arrivati segnali chiari. Anzi, come ha ribadito ieri ancora Stoltenberg al quotidiano tedesco Welt, «la Cina afferma di voler mantenere buoni rapporti con l’Occidente. Allo stesso tempo alimenta la guerra in Europa. Non si possono avere entrambe le cose. C’è un chiaro aumento delle vendite di parti di macchinari, microelettronica e altre tecnologie che Mosca utilizza per produrre missili, carri armati e aerei da utilizzare contro l’Ucraina». Anzi, l’ultimo vertice tra Putin e Xi è servito proprio a rafforzare questo tipo di collaborazione. In effetti Mosca aveva temuto un passo indietro da parte del Dragone. Un sospetto generato dal timore che la Cina stesse iniziando a considerare gli effetti economici sul suo Paese da una guerra di lungo periodo. Ma il risultato del faccia a faccia Xi-Putin avrebbe fatto slittare al prossimo anno le scelte di Pechino su questo punto.
Tra l’altro i vertici della Nato osservano anche come il conflitto mediorientale abbia aiutato il Cremlino a nascondere alcune sue debolezze: quella interna al regime con la “rivolta” di Prigozhin, il leader della compagnia militare Wagner poi deceduto; e la morte di Navalny che avrebbe potuto determinare una reazione maggiore al di fuori dei Palazzi del potere.
Per tutti questi motivi Stoltenberg ha chiesto agli alleati di permettere l’uso delle armi consegnate a Kiev anche in territorio russo. Per evitare che l’esercito di Putin prenda il sopravvento finale e fare in modo che dopo il voto Usa, la posizione russa non sia troppo forte e predeterminata.
Reazioni non unanimi
Certo le reazioni tra gli alleati non sono state unanimi. La presidente del consiglio, Giorgia Meloni, ieri ha infatti predicato «prudenza». E anche il governo tedesco. I Paesi baltici e la Polonia, al contrario, si sono schierati apertamente a favore della richiesta del Segretario generale della Nato. Ma la linea definitiva su questo punto sarà concordata al vertice di luglio a Washington. Dove si designerà anche il nuovo segretario generale. Con ogni probabilità l’attuale premier olandese dimissionario, Mark Rutte.