Gli Usa preparano il patto con israeliani e sauditi. Ora si aspetta il sì di Netanyahu
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — Stati Uniti e Arabia Saudita sono a un passo dall’accordo che potrebbe cambiare il volto del Medio Oriente, se anche Netanyahu accettasse l’opportunità che esso offre. Lo rivela la Cbs, sullo sfondo della visita del consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, che sabato ha incontrato il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e ieri il premier israeliano. Il tutto sullo sfondo della spinta del presidente Biden, che ieri ha chiesto «una tregua immediata e la liberazione degli ostaggi a Gaza», ribadendo la necessità di dare ai palestinesi uno Stato, allo scopo di costruire una «pace durevole» nell’intera regione.
Sullivan sabato era in Arabia Saudita e i colloqui sarebbero andati bene. Secondo fonti americane citate da Cbs News, Washington e Riad sono «a pochi giorni» dalla conclusione dell’accordo. Il ministero degli Esteri saudita ha scritto che il testo è «quasi finale». L’intesa si basa su tre punti: primo, le garanzie di sicurezza offerte dagli Usa all’…
NEW YORK — Stati Uniti e Arabia Saudita sono a un passo dall’accordo che potrebbe cambiare il volto del Medio Oriente, se anche Netanyahu accettasse l’opportunità che esso offre. Lo rivela la Cbs, sullo sfondo della visita del consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, che sabato ha incontrato il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e ieri il premier israeliano. Il tutto sullo sfondo della spinta del presidente Biden, che ieri ha chiesto «una tregua immediata e la liberazione degli ostaggi a Gaza», ribadendo la necessità di dare ai palestinesi uno Stato, allo scopo di costruire una «pace durevole» nell’intera regione.
Sullivan sabato era in Arabia Saudita e i colloqui sarebbero andati bene. Secondo fonti americane citate da Cbs News, Washington e Riad sono «a pochi giorni» dalla conclusione dell’accordo. Il ministero degli Esteri saudita ha scritto che il testo è «quasi finale». L’intesa si basa su tre punti: primo, le garanzie di sicurezza offerte dagli Usa all’Arabia Saudita per proteggerla dall’Iran, sul modello di quanto fa con gli alleati Nato, sommate all’accesso alla tecnologia per sviluppare l’energia nucleare a scopi civili; secondo, la normalizzazione dei rapporti con Israele; terzo, la ripresa del processo per creare lo Stato palestinese.
Sul primo punto l’accordo è fatto e Washington potrebbe siglarlo in maniera autonoma con Riad. Il vero scopo però è fare pressione su Netanyahu, affinché accetti la grande opportunità per il futuro di Israele che verrebbe dal riconoscimento saudita e le relazioni bilaterali ufficiali. Affinché questo secondo passo venga compiuto, però, l’Arabia Saudita pone la condizione di far nascere lo Stato palestinese. Quindi Sullivan è andato da Netanyahu per porlo davanti ad una scelta: fermare l’offensiva a Gaza, o quanto meno non procedere con l’attacco a Rafah, e aprire ai palestinesi, in cambio della normalizzazione con Riad; oppure rifiutare l’accordo, restando legato ai membri del suo governo che rifiutano la soluzione dei due Stati. Le prossime ore saranno decisive, ma in caso di risposta negativa da parte del premier, Usa e Arabia Saudita potrebbero procedere comunque con la loro parte dell’intesa.
Biden ha assolutamente bisogno di una soluzione, anche per recuperare i consensi persi in vista delle elezioni di novembre. Perciò, parlando alla cerimonia di laurea del Morehouse College, l’università di Atlanta frequentata anche da Martin Luther King, ha ribadito la sua posizione: «Chiedo una tregua immediata e la liberazione degli ostaggi a Gaza», ricordando anche la «crisi umanitaria» in corso. Ha detto che sta lavorando per una «pace durevole», sottolineando che «l’unica soluzione è quella dei due Stati». E si è rivolto agli studenti, dicendo che sostiene le proteste «non violente». La sua speranza però è mettersi la crisi alle spalle, con l’accordo che sta negoziando.