Il fenomeno slot inquieta l’esercito Usa: militari dipendenti dalle macchinette installate nelle basi. La percentuale è tre volte e mezzo superiore a quella dei civili
di Massimo BasileNEW YORK - Cinque limoni allineati in fila orizzontale, o cinque corone reali o cinque assi che appaiono sugli schermi video o a rullo sono diventati il nemico imbattibile dell’esercito più potente al mondo. Hanno nomi tipo “Casino” e “Toy Time”, si sono insinuati nelle basi militari americane di tutto il mondo, sono presenti ogni giorno, a ogni ora, mattina e sera e, a leggere i report del Pentagono, si stanno impossessando della mente di molti soldati. Sono le oltre tremila slot machine e videopoker che ufficialmente dovrebbero garantire “benessere, distrazione e morale” a migliaia di militari lontani da casa, ma che stanno creando una dipendenza dal gioco d'azzardo. Non la notizia migliore per celebrare il Memorial Day, il giorno di commemorazione in America dei Caduti di tutte le guerre.
Queste macchine mangiasoldi non sono un nuovo fenomeno: comparvero nelle basi militari fin dagli anni ’30, per tenere lontani i soldati dalle case da gioco in mano a Paesi stranieri. Nel 1951 il C…
NEW YORK - Cinque limoni allineati in fila orizzontale, o cinque corone reali o cinque assi che appaiono sugli schermi video o a rullo sono diventati il nemico imbattibile dell’esercito più potente al mondo. Hanno nomi tipo “Casino” e “Toy Time”, si sono insinuati nelle basi militari americane di tutto il mondo, sono presenti ogni giorno, a ogni ora, mattina e sera e, a leggere i report del Pentagono, si stanno impossessando della mente di molti soldati. Sono le oltre tremila slot machine e videopoker che ufficialmente dovrebbero garantire “benessere, distrazione e morale” a migliaia di militari lontani da casa, ma che stanno creando una dipendenza dal gioco d'azzardo. Non la notizia migliore per celebrare il Memorial Day, il giorno di commemorazione in America dei Caduti di tutte le guerre.
Queste macchine mangiasoldi non sono un nuovo fenomeno: comparvero nelle basi militari fin dagli anni ’30, per tenere lontani i soldati dalle case da gioco in mano a Paesi stranieri. Nel 1951 il Congresso americano le aveva messe al bando, ma sono tornate negli anni ’70, hanno vissuto un boom nel decennio successivo e ora sembrano diventate fenomeno fuori controllo. A produrle per l'esercito, all'inizio, era stata la multinazionale giapponese, Sega, fondata da tre americani negli anni ’40 a Honolulu, Hawaii, con l’obiettivo di fornire giochi d’azzardo in grado di funzionare con le monete in circolazione nelle basi militari. La compagnia poi si spostò in Giappone. Attualmente le macchine sono in funzione nelle basi Usa disseminate in dodici Paesi e gestite da dipartimenti del Pentagono. I ricavi per la Difesa superano i cento milioni di dollari all’anno, i soldi messi in circolo sarebbero vicino ai due miliardi. Nei casinò di Las Vegas in genere resta alla casa il 6 per cento dei dollari che girano. Nelle casse del Pentagono - non si sa in quale percentuale - restano soldi messi dagli stessi soldati.
Contrariamente agli obiettivi indicati dalla Difesa americana, uno studio dell’Università del Nevada, a Las Vegas, e della Bowling Green State University, ha messo in evidenza come la dipendenza dal gioco tra i militari sia tre volte e mezzo maggiore rispetto al resto della popolazione. Il 68,6 per cento dei soldati che hanno risposto al sondaggio ha ammesso di avere problemi con il gioco. Solo in 102 hanno fornito tutte le informazioni utili, e di questi 70 hanno mostrato segni patologici, sufficienti a offrire un quadro inquietante: il male è diffuso e sottovalutato.
Secondo i ricercatori, il numero dei veterani che si sottoporranno a trattamenti per uscire dalla dipendenza aumenterà di cinquanta volte nei prossimi quattro anni. Una ricerca condotta anni fa dal Centro Veterani aveva trovato come tra i tentati suicidi, nel 64 per cento dei casi si indicasse nella dipendenza del gioco la causa. La morte di un elicotterista plurimedagliato, ossessionato dal gioco, trasformò questo fenomeno in un problema a tutti gli effetti. Nel 2016 uno studio condotto sui veterani dell’Iraq aveva messo in luce come il 4,2 per cento fosse a rischio dipendenza. Secondo il National Council on Problem Gambling, la più vecchia organizzazione americana che si occupa di dipendenza dal gioco, almeno 56 mila militari in attività hanno sintomi di disturbi da gioco, fenomeno che colpisce l’uno per cento degli americani. In maggioranza i militari più fragili sono uomini. Anche gli ex militari sono tra i più vulnerabili alle slot e alle scommesse, altra tentazione pericolosa. Eppure, nonostante questi dati, il Pentagono fatica a considerarla una dipendenza alla pari di quella per stupefacenti e steroidi.
Quando Carrie Beth Walsh e i suoi due bambini erano atterrati all’aeroporto di Seul, in Corea del Sud, non c’era traccia del marito, un pilota d’aereo trasferito nella base asiatica sei mesi prima. Alla fine si era presentato in taxi con aria stravolta e squattrinato: non aveva i soldi né per noleggiare un’auto né per prendere in affitto una casa. E gli avevano tolto la carta di credito. All’epoca guadagnava più di 60 mila dollari l’anno, ma era finito in bancarotta. Carrie avrebbe poi scoperto cosa era successo: il marito, l’ufficiale Aaron Walsh, aveva pompato più di 20 mila dollari nelle slot machine. L’anno successivo il pilota, incriminato per dipendenza dal gioco d’azzardo, si era dimesso dall’esercito per evitare di finire davanti alla corte marziale.