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Venezuela, la trappola elettorale di Maduro: una scheda con 13 sue facce. E l'opposizione deve insegnare alla gente come votare

I rivali del presidente si organizzano con “commando” di attivisti e video online. Intanto arriva una proposta colombiana per evitare le vendette dopo le elezioni
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Parte in salita la campagna elettorale in vista del 28 luglio quando si conoscerà il nome del futuro presidente del Venezuela. Nicolás Maduro si candida per l’ennesimo rinnovo ma i sondaggi sono impietosi: stimano il suo consenso al 10 per cento mentre l’opposizione schizza al 90. Dati a parte, il delfino di Chávez sa perfettamente di avere dalla sua solo l’apparato di potere e chi ne trae beneficio. Per questo ha frapposto fino all’ultimo una serie di ostacoli, anche burocratici, che il dissenso ha faticato a superare.

(afp)

Chi è il rivale di Maduro

La sfida sarà dunque tra due contendenti: lo stesso Maduro e Edmundo González Urrutia, 74 anni, ex diplomatico, scrittore e docente, uscito alla fine dal cilindro della pasionaria nera Maria Corina Machado come nome a lei alterativo visto che era stata bannata dalla corsa. Ma il percorso è ancora pieno di insidie. Nulla è scontato fino all’ultimo. Può acc…

Parte in salita la campagna elettorale in vista del 28 luglio quando si conoscerà il nome del futuro presidente del Venezuela. Nicolás Maduro si candida per l’ennesimo rinnovo ma i sondaggi sono impietosi: stimano il suo consenso al 10 per cento mentre l’opposizione schizza al 90. Dati a parte, il delfino di Chávez sa perfettamente di avere dalla sua solo l’apparato di potere e chi ne trae beneficio. Per questo ha frapposto fino all’ultimo una serie di ostacoli, anche burocratici, che il dissenso ha faticato a superare.

(afp)

Chi è il rivale di Maduro

La sfida sarà dunque tra due contendenti: lo stesso Maduro e Edmundo González Urrutia, 74 anni, ex diplomatico, scrittore e docente, uscito alla fine dal cilindro della pasionaria nera Maria Corina Machado come nome a lei alterativo visto che era stata bannata dalla corsa. Ma il percorso è ancora pieno di insidie. Nulla è scontato fino all’ultimo. Può accadere di tutto e la conta dei voti delle urne sarà sicuramente al centro di una battaglia campale.

(afp)

La proposta colombiana

Il presidente colombiano Gustavo Petro, con l’accordo di Lula, ha elaborato una sorta di proposta che ha spedito, tramite il suo ambasciatore a Caracas, a Palazzo Miraflores. È un impegno a cui Maduro si dovrebbe attenere all’esito della consultazione: in caso di sconfitta dovrebbe garantire un passaggio dei poteri senza traumi; se vincesse dovrebbe evitare di accanirsi sugli avversari con arresti e deportazioni. In cambio, la proposta prevede una tutela generale nei confronti dell’attuale presidente e dei papaveri del regime, militari in testa, che terrebbe loro al riparo da indagini e processi nei Tribunali internazionali. Non si sa come verrà accolta. È nota comunque l’avversione dell’ex sindacalista e autista dei treni della metropolitana alla parola “transizione”. Maduro non prende neanche in considerazione l’idea che possa perdere e quindi lasciare lo scettro del comando.

I “commando” dell’opposizione

Coscienti delle difficoltà a svolgere una campagna capillare, i vertici della Mud, il Tavolo dell’Unità Democratica che raccoglie tutti i partiti dell’opposizione, hanno deciso di puntare sulla popolazione. Non hanno mezzi e strumenti come quelli schierati dal governo. Così hanno organizzato una serie di gruppi d’azione locale, noti come commando, che agiscono nelle campagne e nei piccoli centri. El País racconta che ognuno, per motivi di sicurezza ma anche per trasmettere messaggi chiari e diretti, si è dato un nome che richiama oggetti, idee, obiettivi di vita quotidiana. Ecco dunque “Commando Raccogli il bicchiere”, “Commando Ho fede” e poi “Avvocato”, “Per la salute”, “I nostri figli indietro”. È un modo di proteggere gli attivisti da ritorsioni e di esprimere lo stato d’animo elettorale, speranzoso o revanscista.

Le 13 facce di Maduro

I giovani sono i più attivi. Usano i social e con Tik Tok, soprattutto, riescono a raggiungere una rete vastissima. “Siamo noi con i nostri telefoni contro il mondo”, dicono con l’entusiasmo della prima volta convinti di farcela. Il compito è arduo. Basta osservare la scheda elettorale che viene distribuita. Un lenzuolo che sembra una specie di rebus. Contiene 38 tasselli in cui appaiono i simboli dei partiti in lizza e i nomi dei candidati. Potrebbe sembrare la testimonianza visiva di un processo realmente democratico. Ma in realtà è già una trappola: sul totale ben 13, tutti piazzati in alto sulla prima fila, hanno la foto di Nicolás Maduro; gli altri, con al massimo sei repliche, sono distribuiti a quattro contendenti.

Le “lezioni” dell’opposizione

Il povero elettore rischia di trovarsi smarrito. Gli errori sono scontati. Gli attivisti della Mud hanno diffuso dei video di orientamento. Insegnano come e a quale casella dare il voto. Un diagramma di pochi passaggi che sembra una danza o, meglio, un gioco di scacchi. “Conta fino a cinque. Fermati nella prima casella e sbarra il simbolo”, si sente nel video messaggio. “Non tornare indietro. Se hai dei dubbi, ricomincia a contare e prosegui”. Una formula da imparare a memoria. È già diventata uno slogan e viene cantata in giro come un ritornello.


I commando sono formati da 15 membri. Si sparpagliano sul territorio, contattato la gente, per strada, nelle piazze, bussano alle case. Devono misurarsi con degli avversari che hanno lo Stato a disposizione; che usano, come ad ogni elezione, il ricatto dei Clap, i Comitati locali di Approvvigionamento e Produzione: il paniere di base viene assegnato solo a chi ha intenzione di votare per il regime e lo dimostra una volta uscito dall’urna.

Corina Machado stima che sono necessarie almeno 600mila persone disposte a difendere il voto dell’opposizione come coordinatori e testimoni dei centri. Finora è riuscita a raccoglierne 15mila. Sono questi a fare il lavoro di base, a spiegare alla gente come ci si iscrive ai seggi, come si esercita il diritto di voto. Molti non lo hanno mai ancora fatto. Oltre ai timori delle vendette si sono limitati a obbedire ai diktat e a deporre la scheda con il simbolo da segnare.

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