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Pechino oscura il “Kardashian cinese”. Gli influencer del lusso nel mirino dello Stato: “Diffondono valori materialistici e causano ansia sociale”

Le pagine social di Wang Hongquanxing sono ora inaccessibili. Ma non è l’unico sotto osservazione
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PECHINO - “Ostentazione di ricchezza e materialismo”. Comportamento molto poco socialista. Così le autorità cinesi hanno deciso di oscurare gli account di decine di influencer abituati a sfoggiare borse, pietre preziose e macchine che i loro fan possono solo sognare. La più famosa delle vittime è il trentenne Wang Hongquanxing, i cui video gli sono valsi l’etichetta di “Kim Kardashian cinese”, noto per vantarsi di non essere mai uscito di casa con gioielli e vestiti che costassero meno di 10 milioni di yuan (1,3 milioni di euro). “Un’influenza tossica”, scrivono i media di Stato. “Si promuovono su internet visioni distorte sul denaro e sul consumo, si diffondono i valori del culto della ricchezza e del materialismo nella società, soprattutto tra i giovani, inducendoli in errore e causando persino ansia sociale e divisione. Questo comportamento deve essere fermato”, si legge in un editoriale sul sito dell’emittente radiofonica nazionale cinese.

Le pagine social su Weibo, Douyin e Xiaoh…

PECHINO - “Ostentazione di ricchezza e materialismo”. Comportamento molto poco socialista. Così le autorità cinesi hanno deciso di oscurare gli account di decine di influencer abituati a sfoggiare borse, pietre preziose e macchine che i loro fan possono solo sognare. La più famosa delle vittime è il trentenne Wang Hongquanxing, i cui video gli sono valsi l’etichetta di “Kim Kardashian cinese”, noto per vantarsi di non essere mai uscito di casa con gioielli e vestiti che costassero meno di 10 milioni di yuan (1,3 milioni di euro). “Un’influenza tossica”, scrivono i media di Stato. “Si promuovono su internet visioni distorte sul denaro e sul consumo, si diffondono i valori del culto della ricchezza e del materialismo nella società, soprattutto tra i giovani, inducendoli in errore e causando persino ansia sociale e divisione. Questo comportamento deve essere fermato”, si legge in un editoriale sul sito dell’emittente radiofonica nazionale cinese.

Le pagine social su Weibo, Douyin e Xiaohongshu di Wang sono ora inaccessibili: "Violazione delle regole di autodisciplina”, recita il messaggio. L’operazione fa parte dell’ennesima campagna dell’Amministrazione cinese per il cyberspazio - che regola l’Internet mandarino - lanciata ad aprile per mettere un freno a comportamenti che mostrano “deliberatamente uno stile di vita sfarzoso costruito sulla ricchezza". La situazione economica non è tra le più rosee, il tasso di disoccupazione giovanile continua ad essere alto, i consumi stentano a ripartire: insomma, non sta bene mettere in bella mostra “stravaganze e sprechi”, dicono le autorità.

Wang Hongquanxing, 30 anni, il cui vero nome è Wang Hongquan, originario della provincia dello Hebei, su Douyin (versione cinese di TikTok) ha 4,4 milioni di follower. Dice di possedere sette appartamenti in un complesso residenziale di lusso a Pechino del valore di 800 milioni di yuan. In una recente intervista ha raccontato di aver scelto di vivere nella casa più ‘piccola’ che ha (700 metri quadrati) perché quella più grande (991 metri quadrati), “manca di luce naturale”.

Oltre a Wang, ci sono altri due influencer molto famosi finiti nel mirino. Si tratta di Bo Gongzi (vero nome Wang Luinan, 3 milioni di follower su Douyin: segni particolari, una ossessione per Hermès. Nei suoi video il ventenne parla spesso del suo ricco e influente fidanzato, che chiama “Il maestro”), e di Baoyu Jiajie (detta “Signora Abalone”, elegante cinquantenne che possiede lussuose ville a Macao: predilige spuntini con abaloni essiccati che costano 25mila yuan l’uno. Da qui il soprannome).Tutti e tre gli influencer erano abili venditori online. I livestream di Wang “hanno generato in media da 2,5 a 5 milioni di yuan nei mesi di febbraio e marzo”, ricorda Sixth Tone, pubblicazione in lingua inglese del quotidiano di Shanghai The Paper. Per quanto riguarda Bo, invece, “i suoi spettacoli hanno generato vendite medie comprese tra 750mila e 1 milione di yuan negli ultimi tre mesi”.

Campagne che riguardano influencer, attori e cantanti non sono una novità. Due anni fa Pechino pubblicò nuove linee guida per regolamentare ulteriormente le sponsorizzazioni commerciali da parte delle celebrità su social, spot in tv, dirette streaming o interviste: da una parte evitare che le aziende, grazie al bel faccino di qualche cantante o attrice, promuovano prodotti scadenti e dannosi per la salute delle persone, e dall’altra dare una stretta ai comportamenti “illegali e immorali” dei vip del piccolo e grande schermo, chiamati ad esaltare “i valori fondamentali del socialismo”, a conformarsi alla “morale e alle virtù tradizionali”.

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