Armi contro la Russia, la Nato in ordine sparso. Macron pronto a inviare gli istruttori a Zelensky
di Daniele RaineriOgni singolo Paese membro della Nato che ha inviato armi in Ucraina è libero di decidere se lasciare gli ucraini liberi di usare le armi anche in territorio russo oppure imporre delle restrizioni, ha detto ieri il segretario generale dell’Alleanza atlantica, il norvegese Jens Stoltenberg. Si va in ordine sparso, non ci sarà su questa materia una decisione collettiva della Nato – che peraltro non è in guerra con la Russia e non decide al posto dei singoli governi, ma nell’attuale clima politico era meglio precisare.
Il segretario torna sull’argomento da Sofia in Bulgaria, dopo che in un’intervista all’Economist aveva detto che sarebbe necessario revocare il divieto di usare le armi inviate all’Ucraina in territorio russo perché «gli ucraini hanno le mani legate e invece hanno diritto all’autodifesa». Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, accusa Stoltenberg di essere andato molto oltre i suoi poteri e di aver tentato di scavalcare su questa decisione i singoli governi occiden…
Ogni singolo Paese membro della Nato che ha inviato armi in Ucraina è libero di decidere se lasciare gli ucraini liberi di usare le armi anche in territorio russo oppure imporre delle restrizioni, ha detto ieri il segretario generale dell’Alleanza atlantica, il norvegese Jens Stoltenberg. Si va in ordine sparso, non ci sarà su questa materia una decisione collettiva della Nato – che peraltro non è in guerra con la Russia e non decide al posto dei singoli governi, ma nell’attuale clima politico era meglio precisare.
Il segretario torna sull’argomento da Sofia in Bulgaria, dopo che in un’intervista all’Economist aveva detto che sarebbe necessario revocare il divieto di usare le armi inviate all’Ucraina in territorio russo perché «gli ucraini hanno le mani legate e invece hanno diritto all’autodifesa». Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, accusa Stoltenberg di essere andato molto oltre i suoi poteri e di aver tentato di scavalcare su questa decisione i singoli governi occidentali. «Non può assumersi questa responsabilità, è andato oltre alla sua autorità».
Sulla questione i Paesi membri vanno ciascuno per conto suo. Il Regno Unito già il due maggio, per bocca del ministro degli Esteri David Cameron, aveva detto che gli ucraini possono usare le armi inviate da Londra come meglio credono. Nell’Amministrazione Biden, come ha raccontato il New York Times, c’è un dibattito forte, che vede da una parte il capo del diplomazia, il segretario di Stato Antony Blinken, e quello del Pentagono, Lloyd Austin, favorevoli a eliminare le restrizioni, e dall’altra il consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan che invece vuole mantenerle in vigore. Spagna, Germania e Italia sono contrari. I Paesi baltici e la Polonia invece sono favorevoli e stanno anzi pensando, scrive lo Spiegel, di mandare anche truppe in Ucraina nel caso i russi avanzino troppo.
Ieri il comandante in capo delle forze ucraine, il generale Olaksandr Syrsky, ha annunciato su Telegram di avere autorizzato l’arrivo di istruttori militari francesi, che addestreranno le truppe in Ucraina. Presto, dice Syrsky, visiteranno i nostri centri di formazione e cominceranno a familiarizzare con le infrastrutture e il personale. L’annuncio apre molte questioni: quanti saranno i militari francesi? E che cosa succederà se saranno colpiti da un bombardamento russo? Il presidente francese Emmanuel Macron a marzo e a maggio si era detto pronto a inviare un contingente militare e questa ha l’aria di essere una mossa preparatoria – o perlomeno un messaggio al Cremlino.
Non colpire obiettivi militari in Russia concede un vantaggio troppo pesante ai soldati di Putin, che possono sparare e bombardare dalla linea confine senza temere la risposta degli ucraini.
La situazione è particolarmente seria a Kharkiv, la seconda città dell’Ucraina, che è esposta ai raid russi perché è ad appena trenta chilometri dal territorio russo. Inoltre, di fatto, le armi inviate dai Paesi Nato ormai da anni sono usate contro obiettivi militari in Crimea – che la Russia ha annesso ufficialmente nel marzo 2014 – e nei territori occupati ucraini che sono stati annessi nel settembre 2022, con tanto di annuncio formale da parte del presidente Putin.
Dal punto di vista teorico colpire con un razzo americano una nave russa all’ancora a Sebastopoli in Crimea oppure un deposito di munizioni a Belgorod dovrebbero essere la stessa cosa – ma in questo caso la Russia dovrebbe credere davvero alle annessioni annunciate in questi anni. Inoltre l’Ucraina ha già usato armi americane in territorio russo, anche a voler considerare soltanto il territorio davvero russo: nel maggio 2023 una batteria di missili Patriot americani manovrata da soldati ucraini ha abbattuto due jet e due elicotteri oltre il confine e non fu l’inizio della escalation internazionale minacciata da Mosca. Altri missili americani lanciati dagli aerei ucraini – gli Agm-88 Harm – sono stati usati a Belgorod, sempre in territorio russo.