Attacchi in Russia, l’Italia è contraria: “Le nostre armi non colpiranno oltreconfine”
di Tommaso CiriacoROMA — È una valutazione politica, più che una scelta tattica. E come tale va trattata. L’interesse dell’Italia, dunque, è sostanzialmente questo: non rischiare che armi italiane consegnate agli ucraini colpiscano il territorio russo, provocando un incidente che generi un conflitto diretto con Mosca. Per questo, Roma è pronta a ribadire in tutte le sedi che il materiale bellico spedito a Kiev non potrà essere utilizzato per scopi offensivi e, soprattutto, per colpire obiettivi in Russia. Che questo scenario si sia in realtà già ufficiosamente verificato, o che potrebbe verificarsi in futuro, conta relativamente: il messaggio deve comunque essere questo. Per ragioni diplomatiche e di politica interna legate agli equilibri fragili del governo di Giorgia Meloni, tenuto in piedi dal filorusso Matteo Salvini.
Anche le parole del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg contengono un fine politico, ritengono le stesse fonti dell’esecutivo italiano. In un momento di incertezza dell’Oc…
ROMA — È una valutazione politica, più che una scelta tattica. E come tale va trattata. L’interesse dell’Italia, dunque, è sostanzialmente questo: non rischiare che armi italiane consegnate agli ucraini colpiscano il territorio russo, provocando un incidente che generi un conflitto diretto con Mosca. Per questo, Roma è pronta a ribadire in tutte le sedi che il materiale bellico spedito a Kiev non potrà essere utilizzato per scopi offensivi e, soprattutto, per colpire obiettivi in Russia. Che questo scenario si sia in realtà già ufficiosamente verificato, o che potrebbe verificarsi in futuro, conta relativamente: il messaggio deve comunque essere questo. Per ragioni diplomatiche e di politica interna legate agli equilibri fragili del governo di Giorgia Meloni, tenuto in piedi dal filorusso Matteo Salvini.
Anche le parole del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg contengono un fine politico, ritengono le stesse fonti dell’esecutivo italiano. In un momento di incertezza dell’Occidente, legato alla doppia tornata elettorale per scegliere la nuova Commissione europea e l’inquilino della Casa Bianca, il numero uno dell’Alleanza atlantica – anch’egli in scadenza, tra l’altro – intende inviare un segnale a Putin, che può tradursi così: non intendiamo recedere dal sostegno a Kiev e, anzi, siamo pronti a rafforzare il coinvolgimento. Che serva ad alzare la pressione per poi sedersi a trattare, o soltanto a chiarire che l’offensiva russa non potrà avere successo, resta il peso di queste dichiarazioni. Che, però, generano scompiglio nei governi dell’Europa occidentale, alle prese con un’opinione pubblica sempre meno solidale con l’Ucraina.
In questo quadro, si inserisce la posizione italiana. Antonio Tajani e Guido Crosetto hanno ribadito in più occasioni che l’invio di armi italiane è legato a scopi puramente difensivi. E hanno negato la possibilità che vengano utilizzate per colpire dentro i confini russi. In realtà, nessuno può garantire che non sia già successo. Potrebbe essere accaduto in Crimea, così come potrebbe accadere che alcune componenti tecnologiche legate all’impiego di droni possano contribuire alle missioni mirate contro target in Russia. E d’altra parte, anche il Samp-T - scudo capace di intercettare gli attacchi missilistici di Mosca – può in teoria generare effetti sul suolo russo.
Al governo Meloni, in ogni caso, interessa ribadire la posizione politica ostile alla linea Stoltenberg. Sarà consegnata all’Ucraina – e ai media – anche in occasione dei prossimi, imminenti rifornimenti di materiale bellico a Zelensky. Chiedendo, appunto, che non venga usato per attaccare oltre il confine ucraino.
Pesa, di certo, la campagna elettorale. E conta il timore che un attacco condotto con armi consegnate dall’Italia possa determinare ritorsioni contro il nostro Paese. Ma soprattutto, non esistono le condizioni politiche che consentano alla presidente del Consiglio di muoversi diversamente, se non a rischio di generare fratture nella maggioranza: Salvini ha fatto dell’ostilità a Macron, alla Nato e all’impegno rafforzato a favore dell’Ucraina una bandiera elettorale. E i sondaggi riservati in mano a Fdi indicano da molti mesi una insofferenza dell’elettorato di destra alla causa di Kiev.
Esattamente il contrario di quanto sta accadendo nei Paesi baltici, in Polonia e nel Regno Unito, dove la spinta per un impegno ancora più diretto cresce. Per questo, la diplomazia italiana ha interpretato le parole di Stoltenberg come il tentativo di sondare la reazione continentale – e della controparte russa – non solo di fronte all’eventuale lancio dei micidiali missili Atacms a lunga gittata dentro i confini russi, ma anche all’impiego dei caccia militari. Far rinascere l’aviazione ucraina con aerei forniti dagli occidentali, infatti, porta con sé il rischio che il conflitto possa finire per interessare anche il territorio russo