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Sikorski: “Non escludo truppe polacche a Kiev. Putin ci deve temere”

(afp)
Intervista al ministro degli Esteri polacco: “Se davvero il presidente russo vuole la pace, gli basta fare una telefonata per ottenerla”
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VARSAVIA – In quest’intervista con Repubblica e il consorzio Lena, Radoslaw Sikorski parla per la prima volta da quanto è stato nominato ministro degli Esteri in Polonia con un giornale italiano. E illustra le sue idee sulla Russia, sull’immigrazione e sul futuro dell’Europa.

Ministro, Putin sta avviando delle esercitazioni militari nucleari al confine con la Bielorussia. Quanto dovremmo preoccuparci?

“Putin ha potenziato i missili a capacità nucleare e ha modernizzato il suo deposito di testate nucleari nell'exclave di Kaliningrad già negli anni scorsi. Per noi non cambia nulla. Mosca può comunque annientarci con le bombe atomiche miriadi di volte. Già all'epoca in cui negoziai l'accordo di difesa missilistica con gli Stati Uniti, minacciavano di annichilirci con le armi nucleari. Tanto che feci appello ai generali russi affinché non ci minacciassero con una guerra nucleare una volta ogni tre mesi. Per un po’ hanno smesso. Ma questa è l'ultima carta che Putin può giocarsi. E bisogna…

VARSAVIA – In quest’intervista con Repubblica e il consorzio Lena, Radoslaw Sikorski parla per la prima volta da quanto è stato nominato ministro degli Esteri in Polonia con un giornale italiano. E illustra le sue idee sulla Russia, sull’immigrazione e sul futuro dell’Europa.

Ministro, Putin sta avviando delle esercitazioni militari nucleari al confine con la Bielorussia. Quanto dovremmo preoccuparci?

“Putin ha potenziato i missili a capacità nucleare e ha modernizzato il suo deposito di testate nucleari nell'exclave di Kaliningrad già negli anni scorsi. Per noi non cambia nulla. Mosca può comunque annientarci con le bombe atomiche miriadi di volte. Già all'epoca in cui negoziai l'accordo di difesa missilistica con gli Stati Uniti, minacciavano di annichilirci con le armi nucleari. Tanto che feci appello ai generali russi affinché non ci minacciassero con una guerra nucleare una volta ogni tre mesi. Per un po’ hanno smesso. Ma questa è l'ultima carta che Putin può giocarsi. E bisogna ricordarsi che l'esercito russo non è attrezzato per combattere in un ambiente contaminato. La minaccia di usare le armi nucleari ha una serie di implicazioni complicate e non dovremmo torturarci dinanzi a questa minaccia".

La Polonia è pronta a inviare truppe in Ucraina?

“Non dovremmo escluderlo. Dovremmo lasciare Putin col fiato sospeso sulle nostre intenzioni”.

Ci sono influenze russe in Polonia?

“Certo. In Spagna, i russi hanno trasferito soldi ai separatisti. Di recente un giudice polacco è scappato in Bielorussia e pensiamo che sia una defezione pilotata da Mosca. I russi hanno inviato squadre di sicari in Germania e in Gran Bretagna. I russi operano ovunque. E ovviamente anche in Polonia. Dovremmo imparare a vaccinare il nostro sistema politico, le nostre istituzioni e la nostra opinione pubblica contro la manipolazione russa. Putin è in guerra con noi dal 2011. Dobbiamo capire che la sfida è questa e affrontarla”. Perché dal 2011? “Perché si è convinto, sbagliando, che le proteste dei russi a San Pietroburgo e a Mosca contro il suo ritorno al Cremlino fossero un colpo di Stato occidentale”.

Lei pensa che il PIS e le destre europee abbiano subito l'influenza della Russia?

“Dal punto di vista ideologico, sì, è chiaro. Sono contrari ai diritti degli omosessuali, sono antieuropei, hanno il culto del machismo, sfruttano in modo improprio i media pubblici per trasmettere i loro messaggi e per favorire l’unità tra partito e chiesa. Sono tutti tratti caratteristici del putinismo. Sostengono di odiare Putin. Ma ideologicamente sono molto simili. L'autoritarismo è lo stesso. Il presidente russo sta ispirando il mondo anti-occidentale e anti-modernizzazione. Grazie a un certo tipo di “tradizionalismo armato", almeno un terzo della popolazione è attratto all'autoritarismo. I russi se ne sono resi conto e si sono concentrati sul loro elettorato. E in Polonia, PiS e Konfederazja sono i propagatori di queste idee”.

Il vostro governo sta istituendo una commissione per indagare sulle influenze russe che ricorda molto quella che il PiS voleva istituire poco prima delle elezioni, la cosiddetta “Lex Tusk”. E’ una ritorsione contro il Pis?

“No, c'è una differenza fondamentale. La commissione anticostituzionale del PiS avrebbe avuto il diritto di cacciare le persone dalla politica. L'idea originale era di espellere i politici dalla politica con una commissione politica che avrebbe avuto i poteri sia di una procura sia di un tribunale. La nostra commissione, invece, è un organo consultivo del ministro della Giustizia. Non ha alcun potere. Si limiterà a esaminare alcuni casi del passato, le inchieste di giornalisti affidabili, e a consigliare il ministro della Giustizia su quali casi potrebbero essere oggetto di indagine da parte delle procure. Tutto qui. E sarà a porte chiuse e nessuno sarà cacciato dalla politica”.

Cosa farete al confine con la Bielorussia? Lì ci sono stati pushback illegali di migranti per anni.

“Rafforzeremo il confine. Non solo contro l'immigrazione clandestina, ma anche contro le minacce militari. Vorrei che i nostri colleghi occidentali capissero che non stiamo parlando di flussi di migranti poveri che sognano una vita migliore. Quello che stiamo affrontando al confine orientale della Polonia è un assalto organizzato contro l'Unione Europea. Il 90% delle persone che cercano di attraversare il confine bielorusso-polacco ha un visto russo sul passaporto. Si tratta di persone che sono state reclutate e incoraggiate in Etiopia e altrove a venire a Mosca attraverso il Medio Oriente. Poi vengono spedite in Bielorussia e quindi spinte ad attraversare il confine”.

Ma l’immigrazione funziona così ovunque: persone povere che attraversano i confini, anche in Africa è così.

“C’è una differenza fondamentale. Nell'Africa settentrionale, il fenomeno dell’immigrazione non è organizzato da uno Stato. Il nostro vicino, un membro delle Nazioni Unite, sta organizzando invece una guerra ibrida attraverso i migranti con lo scopo di distruggere l'Unione Europea rendendola politicamente instabile. Pensano correttamente, a mio avviso, che se non riusciamo a proteggere e a controllare il confine esterno, l'estrema destra vincerà nei nostri Paesi e nelle elezioni europee. E questo distruggerà l'Unione europea. Questo è il piano”.

Quindi lei non applicherebbe, ad esempio, la Convenzione di Ginevra a questi migranti?

“Personalmente sono stato un beneficiario della Convenzione di Ginevra. Sono stato un rifugiato nel Regno Unito negli anni Ottanta. Ma la Convenzione di Ginevra è stata pensata per essere applicata agli individui. I numeri contano. Non è mai stata concepita per essere applicata a milioni di persone. Dall'altra parte del Mediterraneo c'è un miliardo di persone che preferirebbe vivere qui piuttosto che lì. Possiamo accogliere un miliardo di persone? Non possiamo”.

E’ un diritto individuale quello di vedere esaminata la propria richiesta d’asilo.

“Non esiste un diritto individuale a vivere dove si vuole nel mondo. Se ci fosse, non avremmo bisogno di passaporti o visti. Se abbiamo passaporti o visti, significa che i confini devono essere controllati. E i nostri cittadini chiedono che il confine esterno della zona Schengen venga presidiato. Se ciò non avverrà, crollerà e non avremo più libertà di movimento all'interno dell'area Schengen. E noi siamo impegnati a fare la nostra parte nella parte polacca del confine dell’UE”.

Anche a rischio di violare le norme a tutela dei diritti umani?

“Non esiste il diritto umano a vivere dove si vuole. Non esiste il diritto umano di attraversare illegalmente il confine”.

Il premier Donald Tusk ha votato anche contro il Patto sui migranti europeo. Lo applicherete?

“Stiamo ancora esaminando l'impatto sulla Polonia. E ricordate che la Polonia è il Paese che accoglie il maggior numero di rifugiati e sfollati a causa della guerra. E siamo minacciati da un'altra ondata di rifugiati se Putin riuscirà a distruggere la capacità di produzione di energia elettrica dell'Ucraina. Quindi, vogliamo distinguere tra i veri rifugiati di guerra, donne e bambini ucraini, e le persone portate al nostro confine dalla GRU di Putin. C'è una grande differenza”.

Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, Putin sarebbe pronto a negoziare un cessate il fuoco sulla linea del fronte. Quanto è credibile?

“Beh, la mia fiducia in Vladimir Putin è a dir poco compromessa. Se vuole porre fine alla guerra, può farlo ritirandosi dall'Ucraina. Può farlo con una sola telefonata. Che suonerebbe così: ‘Caro capo di stato maggiore, la pregherei di porre fine all'operazione militare speciale, a partire da domani. E la tragedia vera è che l'Ucraina non può farlo”.

Ci sono interferenze russe nelle elezioni europee?

“Certo. La Russia si è intromessa nelle nostre elezioni già nel 2014, si è intromessa in quelle americane nel 2016 e si è intromessa nel referendum britannico sulla Brexit. Farà tutto ciò che ci metta in difficoltà, che convinca la nostra popolazione che la democrazia non funziona. Che siamo cattivi come loro. Diffondere sfiducia e caos è il modello di business di Putin. Come vedete, in Europa stanno accadendo molte cose. L'AfD è stato cacciato dagli Identitari. Quando ero membro del Parlamento europeo, il signor Krah sedeva non troppo lontano da me. E non sapevo che avesse un assistente cinese. E che avesse quelle idee sulle SS”.

La rottura negli Identitari ha aperto il cantiere della destra europea. Le Pen vuole fare una coalizione con i Conservatori, con Giorgia Meloni. E la Meloni si tiene le mani libere. Cosa ne pensa?

“Che sono giochi politici. Ma noi siamo certamente lieti che Giorgia Meloni si sia dimostrato solida sull'Ucraina. Lo apprezziamo molto”.

Condividete la necessità di una riforma dei Trattati europei?

“No. Pensiamo che l'allargamento possa avvenire senza cambiare i trattati”. Anche senza modificare il meccanismo di voto? “Siamo contrari. C'è un solo ambito in cui accetteremmo l'abbandono del principio dell'unanimità: quello delle sanzioni. Riteniamo che il fatto che un solo Paese possa bloccare o ritardare le sanzioni sia stato poco utile”.

Cosa ne pensa della richiesta di un mandato d’arresto per Netanyahu e i capi di Hamas da parte del tribunale dell’Aja?

“Penso che non sia utile annunciare decisioni contro un terrorista e un primo ministro in carica di un Paese democratico nello stesso momento. Penso che la Corte si sia resa un cattivo servizio.”.

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