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“A Rafah episodio grave”. L’esercito israeliano apre un’inchiesta

La dichiarazione della procuratrice militare israeliana. Che rivela: dal 7 ottobre aperti 70 fascicoli per violazioni dei codici di guerra. “Prendiamo i casi molto sul serio ma Hamas usa scudi umani”
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TEL AVIV — Quarantacinque civili palestinesi uccisi per eliminare due comandanti delle milizie di Hamas. Un tasso di vittime collaterali spropositato e inaccettabile, sul quale indaga la Procura militare israeliana guidata dal generale maggiore Yifat Tomer-Yerushalmi, 50 anni, seconda donna ad occupare quello scomodo ufficio inquirente.

La versione ufficiale delle forze armate, diffusa appena è stato chiaro che a Rafah il raid dell’aviazione aveva provocato una strage, è questa: «L’attacco è stato mirato, abbiamo intrapreso passi per minimizzare il rischio di colpire civili, inclusa la sorveglianza aerea e l’uso di armi speciali da parte dell’aviazione». Inoltre, ha fatto sapere il portavoce dell’Idf, l’operazione «non è avvenuta nell’area umanitaria di al Mawasi dove abbiamo invitato la popolazione ad andare», aggiungendo che molti dei decessi «sono stati causati dall’incendio scoppiato nella tendopoli». Tuttavia, non serve la polizia militare per capire che lanciare missili di…

TEL AVIV — Quarantacinque civili palestinesi uccisi per eliminare due comandanti delle milizie di Hamas. Un tasso di vittime collaterali spropositato e inaccettabile, sul quale indaga la Procura militare israeliana guidata dal generale maggiore Yifat Tomer-Yerushalmi, 50 anni, seconda donna ad occupare quello scomodo ufficio inquirente.

La versione ufficiale delle forze armate, diffusa appena è stato chiaro che a Rafah il raid dell’aviazione aveva provocato una strage, è questa: «L’attacco è stato mirato, abbiamo intrapreso passi per minimizzare il rischio di colpire civili, inclusa la sorveglianza aerea e l’uso di armi speciali da parte dell’aviazione». Inoltre, ha fatto sapere il portavoce dell’Idf, l’operazione «non è avvenuta nell’area umanitaria di al Mawasi dove abbiamo invitato la popolazione ad andare», aggiungendo che molti dei decessi «sono stati causati dall’incendio scoppiato nella tendopoli». Tuttavia, non serve la polizia militare per capire che lanciare missili di notte su uno dei luoghi più affollati e disperati della Striscia di Gaza non è un gran modo per minimizzare il rischio di colpire innocenti.

La procuratrice Tomer-Yerushalmi, infatti, intervenendo all’assemblea annuale degli avvocati israeliani a Eilat, l’ha definito «un incidente molto grave», da chiarire, e sul quale sta raccogliendo testimonianze. Ha riferito di aver aperto, dall’inizio della guerra a oggi, settanta inchieste per sospetta violazione del codice militare e delle norme internazionali, e per possibili insubordinazioni. Nei suoi fascicoli le uccisioni di inermi nella Striscia, gli episodi di violenza e furto ai danni dei palestinesi, i danneggiamenti e le condizioni carcerarie dei prigionieri di guerra nel centro detentivo Sde Teiman. «Prendiamo molto sul serio questi casi», sostiene, pur dichiarandosi fermamente convinta che l’Idf faccia di tutto per rispettare le leggi e che sia Hamas il vero responsabile, «perché usa gli scudi umani».

La procuratrice militare ha spiegato anche come vengono svolti gli approfondimenti su vicende che coinvolgono soldati e ufficiali dell’Idf. E dei cui esiti finali, di norma, non si sa quasi mai niente. «Il meccanismo investigativo coinvolge una commissione ad hoc dello Stato maggiore della Difesa e una divisione della polizia militare. Sono guidate dal mio ufficio e il loro lavoro è sottratto al controllo della normale catena di comando operativa». Le segnalazioni e gli elementi di prova raccolti sul campo sono inviati dalla polizia militare ai collaboratori della procuratrice, che li esaminano valutando se debbano diventare processi alla corte marziale. «Ogni decisione è presa caso per caso, analizzando i fatti e tenendo a mente le sfide particolari che la guerra ci pone, ma sempre — giura Tomer-Yerushalmi — con indipendenza di giudizio e con la legge come unico punto di riferimento».

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