La Newsletter. Disinformazione, reti di influenza, hacker e spionaggio: così Mosca favorisce la vittoria delle forze anti-sistema
di Rosalba CastellettiDisinformazione, reti di influenza, attacchi hacker e spionaggio. In vista delle parlamentari europee, Mosca non ha lasciato nulla di intentato pur di seminare zizzania e influenzare il voto favorendo l’elezione di politici filorussi. Alla vigilia del voto, in un lungo post sul suo canale Telegram, l’ex presidente e premier Dmitrij Medvedev, oggi numero due del Consiglio di Sicurezza, ha dichiarato apertamente il sostegno russo ai partiti europei “anti-sistema”. “Il nostro compito – ha scritto – è sostenere in ogni modo possibile questi politici e i loro partiti in Occidente, aiutandoli apertamente e segretamente a ottenere risultati positivi alle elezioni”.
A leggere i sondaggi più recenti, il Cremlino sarebbe riuscito nell’intento. I gruppi di partiti populisti e di estrema destra, Conservatori e Riformisti Europei (Ecr) e Identità e Democrazia (Id), sono in ascesa. E se mai formassero un unico blocco parlamentare, potrebbero ottenere circa un quarto dei 720 seggi dell’Europarlamen…
Disinformazione, reti di influenza, attacchi hacker e spionaggio. In vista delle parlamentari europee, Mosca non ha lasciato nulla di intentato pur di seminare zizzania e influenzare il voto favorendo l’elezione di politici filorussi. Alla vigilia del voto, in un lungo post sul suo canale Telegram, l’ex presidente e premier Dmitrij Medvedev, oggi numero due del Consiglio di Sicurezza, ha dichiarato apertamente il sostegno russo ai partiti europei “anti-sistema”. “Il nostro compito – ha scritto – è sostenere in ogni modo possibile questi politici e i loro partiti in Occidente, aiutandoli apertamente e segretamente a ottenere risultati positivi alle elezioni”.
A leggere i sondaggi più recenti, il Cremlino sarebbe riuscito nell’intento. I gruppi di partiti populisti e di estrema destra, Conservatori e Riformisti Europei (Ecr) e Identità e Democrazia (Id), sono in ascesa. E se mai formassero un unico blocco parlamentare, potrebbero ottenere circa un quarto dei 720 seggi dell’Europarlamento. Una forte presenza sovranista potrebbe avere un impatto a breve termine, sull’elezione del Presidente della Commissione e della sua squadra, e a lungo termine, sul sostegno all’Ucraina e l’ingresso di Kiev nella Ue.
Le reti di influenza e gli “agenti” di Mosca
Pur di centrare l’obiettivo, stando alle autorità ceche e belghe, la Russia avrebbe pagato diversi eurodeputati per diffondere la sua agenda e così “influenzare le elezioni”. “L’obiettivo era aiutare a eleggere più candidati filo-russi al Parlamento europeo e rafforzare una certa narrativa filo-russa in quell’istituzione. L'obiettivo è molto chiaro. L’indebolimento del sostegno europeo all’Ucraina è utile alla Russia sul campo di battaglia”, ha spiegato il primo ministro belga Alexander De Croo.
Il veicolo della propaganda era il media “Voice of Europe” con sede a Praga e facente capo all’oligarca ucraino Viktor Medvedchuk, vicinissimo a Vladimir Putin. Che negli scorsi mesi ha pubblicato interviste e tavole rotonde con oltre una decina di eurodeputati, per lo più di partiti euroscettici di estrema destra, che si dicevano contrari all’adesione dell’Ucraina alla Ue o invitavano Kiev a negoziare con la Russia. Secondo De Croo, questi politici erano in gran parte “pagati da Mosca per promuovere la propaganda russa”.
Non finisce qui. Lo scorso marzo l’Europarlamento ha aperto un’indagine sulla deputata lettone Tatjana Ždanoka, accusata di operare come agente russo dal 2004: scambiava email da anni con un responsabile dell’Fsb, l’erede del Kgb. Già nel 2022 un ex deputato ungherese era stato incarcerato per aver spiato la Ue per conto della Russia.
La disinformazione
Matite elettorali con inchiostro delebile, sondaggi falsi, ucraini pronti a deporre il presidente Volodymyr Zelensky o il leader francese Emmanuel Macron che infrange le “regole” con gli aiuti all’Ucraina. Sono soltanto alcune delle “fake news” diffuse sui social network nei mesi scorsi per promuovere la narrazione moscovita.
Nel solo primo anno di conflitto in Ucraina, la disinformazione russa avrebbe raggiunto almeno 165 milioni di utenti dei social media. Una cifra ulteriormente aumentata nel 2023 dopo che Elon Musk ha trasformato Twitter in X e allentato gli standard di sicurezza.
Meta, invece, sostiene di aver creato team dedicati per combattere la disinformazione su Facebook e Instagram in vista delle elezioni europee. Ma, stando a un rapporto per Ai Forensic di Paul Bouchaud, ricercatore presso la Scuola di Studi Avanzati di Scienze Sociali di Parigi, notizie di propaganda filo-russa avrebbero raggiunto almeno 38 milioni di utenti Facebook tra l’agosto 2023 e il marzo scorso soltanto in Francia e Germania, senza che Meta li individuasse.
La Francia, in particolare, ha individuato 193 siti web che diffondevano fake news filorusse, mentre lo scorso gennaio la Germania ha scoperto che circa un milione di tweet inviati in un mese che criticavano il governo tedesco e gli aiuti a Kiev erano stati inviati da 50mila account falsi.
Che cosa può succedere
La posta in gioco è alta. L’ha detto bene Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione europea, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco lo scorso febbraio: “Non possiamo permetterci di permettere ad attori stranieri malintenzionati di manipolare le opinioni dei nostri cittadini e seminare i semi della divisione e dell’odio nel cuore delle nostre democrazie”.
Un recente sondaggio di Europe Elects suggeriva che i populisti di destra Conservatori e Riformisti Europei (Ecr) e il gruppo di estrema destra Indipendenza e Democrazia (Id) potrebbero vincere insieme altri 35 seggi, arrivando a una forza combinata di 170 deputati. Se Fidesz, il partito populista ungherese di destra guidato dal primo ministro Viktor Orbán, dovesse uscire dal gruppo dei “non iscritti” e portare i suoi attesi 14 deputati nell’Ecr, il gruppo crescerebbe ulteriormente.
Mentre il Partito popolare europeo (Ppe) di centrodestra dovrebbe confermare i suoi seggi, i Socialisti e Democratici di centrosinistra (S&d), il gruppo liberale Renew e i Verdi dovrebbero tutti soffrire perdendo all’incirca una sessantina di seggi in totale. Il restringimento di quello che l’ex segretario generale del Parlamento Klaus Welle chiama “centro di stabilizzazione” potrebbe mettere a repentaglio la riconferma di Von der Leyen, candidata del Ppe.
Non solo. Il cambiamento potrebbe avere implicazioni più ampie. “Sfruttando la stanchezza per la guerra, aggravata dalla disinformazione russa, la destra radicale potrebbe spostare il sostegno pubblico europeo all’Ucraina”, hanno scritto ad esempio Rosa Balfour e Stephane Lehne per il think tank Carnegie Europe.
E come aveva detto già lo scorso gennaio Stéphane Séjourné, ex capo gruppo di Renew, prima di diventare ministro degli Esteri francese, “c’è il rischio che l’Europa diventi ingovernabile… in un momento in cui tutto è orientato verso i problemi internazionali: Russia, Cina e Stati Uniti, con la possibilità di un ritorno di Donald Trump” alla Casa Bianca.