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Cina-Usa, accordo fatto: Pechino invierà allo zoo di Washington due panda giganti

(reuters)
Entro la fine dell’anno arriveranno allo Smithsonian’s National Zoo Bao Li e Qing Bao: un maschietto di due anni il primo, una cucciola della stessa età la seconda. Esulta la first lady Jill Biden
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PECHINO - Una decisione che era nell’aria da mesi, a dimostrazione di come la “diplomazia dei panda” tra Cina e Stati Uniti non è finita. A febbraio Pechino aveva annunciato l’intenzione di inviare presto una coppia di panda giganti allo zoo californiano di San Diego e trattative simili erano in corso con quello di Washington. Bene, ora, comunica lo zoo della capitale americana, entro la fine dell’anno arriveranno allo Smithsonian’s National Zoo Bao Li e Qing Bao: un maschietto di due anni il primo, una cucciola della stessa età la seconda. "È ufficiale! I panda tornano a Washington Dc", esclama la First Lady statunitense Jill Biden mentre agguanta un pupazzo di panda in un video postato su X dall’account ufficiale dello zoo.

Come da prassi, lo zoo di Washington ha firmato un contratto di 10 anni con la Cina per il prestito dei due animali: un milione di dollari all’anno, denaro che Pechino destinerà alla conservazione della specie. Un annuncio che segnala la volontà di stabilizzare …

PECHINO - Una decisione che era nell’aria da mesi, a dimostrazione di come la “diplomazia dei panda” tra Cina e Stati Uniti non è finita. A febbraio Pechino aveva annunciato l’intenzione di inviare presto una coppia di panda giganti allo zoo californiano di San Diego e trattative simili erano in corso con quello di Washington. Bene, ora, comunica lo zoo della capitale americana, entro la fine dell’anno arriveranno allo Smithsonian’s National Zoo Bao Li e Qing Bao: un maschietto di due anni il primo, una cucciola della stessa età la seconda. "È ufficiale! I panda tornano a Washington Dc", esclama la First Lady statunitense Jill Biden mentre agguanta un pupazzo di panda in un video postato su X dall’account ufficiale dello zoo.

Come da prassi, lo zoo di Washington ha firmato un contratto di 10 anni con la Cina per il prestito dei due animali: un milione di dollari all’anno, denaro che Pechino destinerà alla conservazione della specie. Un annuncio che segnala la volontà di stabilizzare i legami tra i due Paesi.

Bao Li è il figlio di Bao Bao, la femmina di panda gigante nata allo zoo di Washington nel 2013, ed è il nipote di Mei Xiang e Tian Tian, la coppia di panda la cui partenza dallo zoo l'anno scorso aveva spezzato i cuori di molti americani e fatto temere la fine della “panda diplomacy” nel mezzo delle tensioni tra le due superpotenze.

Il leader cinese Xi Jinping aveva fatto però una promessa agli americani lo scorso novembre dopo il vertice con il presidente statunitense Joe Biden. “Mi è stato detto che molti, soprattutto bambini, erano riluttanti a dire loro addio”, affermò Xi durante la cena di gala a San Francisco con gli imprenditori statunitensi riferendosi al ritorno in Cina di Mei Xiang, Tian Tian e del loro cucciolo Xiao Qi Ji proprio dallo zoo di Washington a novembre del 2023. “I panda sono stati a lungo ambasciatori dell'amicizia tra i popoli cinese e americano. E siamo pronti a continuare la nostra cooperazione con gli Stati Uniti”, disse in quell’occasione il leader comunista.

Senza nuovi accordi gli zoo americani rischiavano di rimanere senza panda per la prima volta in oltre cinquant’anni. Al momento, infatti, soltanto lo zoo di Atlanta li ospita, ma il contratto scade alla fine di quest’anno.

Il prestito dei panda è da decenni un indicatore non ufficiale delle buone relazioni tra la Cina e il resto del mondo, e strumento di soft power che il Dragone tenta di esportare all’estero. Prestiti che coincidono spesso con la firma di importanti accordi commerciali, con l’apertura di buone relazioni diplomatiche o di un nuovo capitolo nei rapporti tra nazioni. Quello che Cina e Usa, pur con molte difficoltà, tentano ora di fare.

La “panda diplomacy” con gli Usa iniziò nel 1972, dopo il grande disgelo tra Mao e Nixon. “Non sono carini? Li adoro”, disse l’allora First Lady americana Pat Nixon in visita a Pechino ammirando l’immagine di due panda sul logo di un pacchetto di sigarette durante un banchetto di benvenuto per la coppia presidenziale. Zhou Enlai, l’abile premier di Mao, che le era seduto accanto, le rispose “te ne darò un po’”. "Sigarette?", chiese lei. “No”, rispose Zhou. “Panda”. Due mesi dopo Ling Ling e Hsing Hsing arrivarono allo zoo di Washington.

Ma le radici di questa particolare diplomazia sono ben più antiche e gli storici la fanno risalire al 685 quando l’imperatrice Wu Zetian regalò una coppia di panda al Giappone. Il primo esempio come dono politico nell’era moderna risale invece al 1941: la moglie del Generalissimo Chiang Kai-shek ne diede due in dono allo zoo del Bronx per ringraziare gli Stati Uniti nella lotta contro i giapponesi occupanti. Anche con l’arrivo al potere dei comunisti la pratica è continuata: Mao li regalava agli alleati socialisti (Corea del Nord e Urss), poi i doni si sono allargati anche all’Occidente. Dalla metà degli Anni ’80 i panda non si regalano più, si affittano. Prestiti aumentati durante gli anni al potere di Xi che, pare, firmi personalmente ogni autorizzazione.

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