Glucksmann: “Mai con i conservatori. La sinistra europea argine ai filo-russi”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI – «Voglio essere chiaro: non faremo mai un’alleanza con Giorgia Meloni e il suo gruppo Ecr», dice Raphaël Glucksmann. L’intellettuale quarantenne, che guida la lista comune tra il suo movimento, “Place Publique”, e il Partito socialista francese, è la sorpresa nei sondaggi per le europee. Nell’ultima rilevazione Ifop è al 15% nei sondaggi: doppia la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon (7,5%) ed è a solo un punto e mezzo dalla candidata della maggioranza Valérie Hayer. «C’è un risveglio della socialdemocrazia in Francia. Ci sono milioni di elettori che non si riconoscono più nel duello Macron-Mélenchon», osserva Glucksmann promettendo di «mettere fine al populismo di sinistra» per creare una «forza alternativa, coerente, verde, democratica e sociale».
Seduto in un caffè del diciottesimo arrondissement, appare stanco ma sorridente. «Mi piace tantissimo andare nelle fabbriche, nelle aziend…!-->!-->
PARIGI – «Voglio essere chiaro: non faremo mai un’alleanza con Giorgia Meloni e il suo gruppo Ecr», dice Raphaël Glucksmann. L’intellettuale quarantenne, che guida la lista comune tra il suo movimento, “Place Publique”, e il Partito socialista francese, è la sorpresa nei sondaggi per le europee. Nell’ultima rilevazione Ifop è al 15% nei sondaggi: doppia la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon (7,5%) ed è a solo un punto e mezzo dalla candidata della maggioranza Valérie Hayer. «C’è un risveglio della socialdemocrazia in Francia. Ci sono milioni di elettori che non si riconoscono più nel duello Macron-Mélenchon», osserva Glucksmann promettendo di «mettere fine al populismo di sinistra» per creare una «forza alternativa, coerente, verde, democratica e sociale».
Seduto in un caffè del diciottesimo arrondissement, appare stanco ma sorridente. «Mi piace tantissimo andare nelle fabbriche, nelle aziende agricole, è lì che dobbiamo riconquistare elettori». Ricorda la frustrazione del padre, il filosofo André Glucksmann, quando cercava invano di allertare le coscienze sulla guerra in Cecenia scatenata da Putin come primo segnale della deriva imperialista del regime di Mosca. «Forse inconsciamente ho scelto di fare politica anche per questo, per poter incidere», spiega .
Giorgia Meloni vuole “mandare la sinistra all’opposizione in Europa”. Cosa risponde?
«Meloni pensa di creare un’alleanza che vada da Marine Le Pen a Ursula von der Leyen? Noi del gruppo S&D guideremo il fronte di resistenza contro l’estrema destra nel Parlamento europeo e, in generale, in tutta Europa. È un momento di verità. Il gruppo Renew di Emmanuel Macron esita, non dice cosa vuole fare con i suoi alleati olandesi che stringono un patto con Geert Wilders. Ecco perché insieme a Elly Schlein e tanti altri abbiamo lanciato l’appello di Parigi contro gli estremisti».
Ma dovrete governare l’Ue con Renew e nel Ppe ci sono forze dialoganti con Ecr.
«Siamo disponibili a formare una coalizione pro-europea, ma solo a condizione che non ci sia Ecr. Il gruppo di Meloni comprende, tra gli altri, anche Eric Zemmour, ancora più razzista e xenofobo di Le Pen. Comunque non riesco a vedere il Ppe che si accoda alla strategia di Meloni, a meno che non voglia far esplodere la famiglia dei popolari».
Ha definito l’estrema destra come “la quinta colonna di Putin in Europa”.
«Ho presieduto la commissione sulle interferenze straniere del Parlamento europeo, studiando per anni la guerra ibrida condotta dalla Russia contro le nostre democrazie. La strategia del potere russo si è mossa su due fronti: indebolire il centro, corrompendo alcuni leader mainstream, in Italia penso a Silvio Berlusconi, e al tempo stesso favorire una frangia più radicale. Il Rassemblement National, la Lega, l’Afd sono stati finanziati e utilizzati dal regime di Putin come cavalli di Troia. Oggi questi partiti sono meno espliciti, non indossano più una maglietta con Putin come fece Salvini. Ma è rimasto un allineamento ideologico. Ecco perché non li lasceremo entrare nelle istituzioni dell’Ue».
In Francia quasi un elettore su tre potrebbe votare per la lista di Le Pen. È già un fallimento per voi?
«Intanto, con la polarizzazione del duello con il Rassemblement National, è Macron che gli sta spianando la strada verso il potere. Per quando ci riguarda, dobbiamo dimostrare la stessa energia conquistatrice dei nostri avversari. Mi ricordo, durante un viaggio nel Sud Italia, come i militanti pro Salvini erano trascinati da una forma di passione del leader della Lega. A volte Meloni e Le Pen possono apparire più infervorate di noi. Diventiamo dei democratici combattenti».
Quando parla di riaccendere un fervore nella famiglia socialdemocratica pensa a leader come Olaf Scholz?
«No, è un problema generale. Essere socialdemocratici significa pensare che la politica possa davvero trasformare la società, ma ci vuole passione. Questo è il nostro momento. Tutte le democrazie diventano socialdemocratiche davanti a una guerra. È successo con Churchill, ad esempio. Roosevelt lo era già. Siamo nel mezzo di una rivoluzione interiore. Scholz ha cominciato a farla. È difficile, perché molti non erano preparati. Non parlo per me, ovviamente, che purtroppo ho denunciato la pericolosità di Putin negli ultimi vent’anni».
La sinistra si divide, anche in Francia, sull’Ucraina e sulla Nato.
«Nel corso del mio mandato al Parlamento europeo mi sono battuto affinché il gruppo S&D diventasse estremamente fermo sulle questioni di Difesa. Non era nella sua tradizione, ma sta cambiando. E il 5 novembre, se arriverà Trump alla Casa Bianca, non ci sarà più spazio per dubbi. Ci ritroveremo soli davanti a Putin».
Su questo tema in cosa si differenzia da Emmanuel Macron?
«Penso che lui, e chi lo circonda, siano comunicatori vuoti. In Ucraina, Macron parla di inviare truppe, mentre tutti sanno che non lo farà mai, e intanto la Francia non è capace di consegnare più armi a Kiev. E la candidata della maggioranza non è nemmeno in grado di dire se gli ucraini possano usare le nostre armi per colpire il territorio russo contro le batterie missilistiche o i campi di aviazione che stanno portando all’annientamento dell’Ucraina. Ho scritto un libro intitolato Les enfants du vide che non è incentrato su Macron ma che corrisponde a lui e al suo gruppo dirigente. Sono figli del vuoto, persone che danzano intorno al vuoto. E fondamentalmente sono narcisi».