Israele, Gantz chiede elezioni anticipate. L’ira di Netanyahu: “Un regalo a Hamas”
di Daniele RaineriIl partito di Benny Gantz presenta una legge per sciogliere la Knesset e indire elezioni anticipate entro ottobre, ma questo non avverrà perché l’ex generale e rivale di Netanyahu al momento non ha i numeri per farla passare in Parlamento. E lo sa bene anche il suo partito, Unità nazionale. Ma si tratta di una mossa politica dovuta a ragioni urgenti: la prima è che dopo essere stato per più di un anno davanti a Netanyahu nei sondaggi, adesso Gantz vede il vantaggio politico che credeva sicuro sparire in fretta e si sente costretto a riprendere un po’ dell’attenzione perduta.
Secondo un sondaggio di Canale 12, a dicembre il partito di Gantz avrebbe battuto il Likud di Netanyahu per 37 seggi a 18, ma adesso la differenza è scesa a 25 seggi contro 21. Inoltre Gantz deve creare un clima d’attesa per la sua imminente uscita dal governo d’emergenza formato con Netanyahu dopo il 7 ottobre, che in teoria dovrebbe avvenire l’8 giugno ma probabilmente avverrà ancora prima.
Il leader aveva chies…
Il partito di Benny Gantz presenta una legge per sciogliere la Knesset e indire elezioni anticipate entro ottobre, ma questo non avverrà perché l’ex generale e rivale di Netanyahu al momento non ha i numeri per farla passare in Parlamento. E lo sa bene anche il suo partito, Unità nazionale. Ma si tratta di una mossa politica dovuta a ragioni urgenti: la prima è che dopo essere stato per più di un anno davanti a Netanyahu nei sondaggi, adesso Gantz vede il vantaggio politico che credeva sicuro sparire in fretta e si sente costretto a riprendere un po’ dell’attenzione perduta.
Secondo un sondaggio di Canale 12, a dicembre il partito di Gantz avrebbe battuto il Likud di Netanyahu per 37 seggi a 18, ma adesso la differenza è scesa a 25 seggi contro 21. Inoltre Gantz deve creare un clima d’attesa per la sua imminente uscita dal governo d’emergenza formato con Netanyahu dopo il 7 ottobre, che in teoria dovrebbe avvenire l’8 giugno ma probabilmente avverrà ancora prima.
Il leader aveva chiesto che per quella data il governo presentasse un piano per gestire il dopoguerra nella Striscia di Gaza, ma non sta succedendo – non è ancora chiaro che cosa Israele vuole fare se e quando si fermeranno i bombardamenti – e quando il suo ultimatum scadrà dovrà trarne le conseguenze politiche. Tra l’altro il suo vice, l’ex generale Gadi Eisenkot, ha pronunciato due giorni fa un discorso molto forte e critico contro Netanyahu per dire che non ha raggiunto nessuno degli obiettivi che il primo ministro aveva annunciato – dalla prevenzione dei piani atomici dell’Iran alla pace con l’Arabia Saudita – e anche questo spinge Gantz a mostrarsi più attivo.
Le ipotetiche elezioni anticipate a ottobre chieste dal partito di Gantz arriverebbero prima delle presidenziali americane, che invece sono il traguardo da raggiungere per Netanyahu. Il primo ministro spera nell’elezione di Donald Trump, perché è molto probabile che gli risparmierebbe le pur deboli critiche del presidente Biden. Il consigliere per la Sicurezza nazionale israeliano, Tzachi Hanegbi, ha detto due giorni fa che l’operazione militare israeliana continuerà fino a dicembre, ma ieri fonti del governo americano hanno risposto che gli ostaggi nelle mani di Hamas non resisteranno così a lungo. Il Likud ha risposto alla presentazione della legge per sciogliere la Knesset dicendo che rompere il governo d’emergenza è «un regalo a Sinwar», il capo di Hamas nella Striscia.
Nei sondaggi il nuovo capo del Labour, l’ex generale Yair Golan, che il Likud aveva mandato in pensione per le sue opinioni – eccone una: «I coloni sono subumani» – assieme al Meretz sfiora il 10 per cento, ed è un segno di vitalità, dopo un lungo periodo di ibernazione, della sinistra israeliana che ormai sopravviveva al limite dell’estinzione parlamentare.
Dentro la Striscia di Gaza intanto, dove il numero dei palestinesi uccisi è salito a trentaseimila secondo i dati del ministero della Salute controllato da Hamas, le truppe israeliane dichiarano di avere il controllo pieno del cosiddetto corridoio Philadelphi, il sottilissimo cuscinetto di territorio che divide l’Egitto da Gaza. È un’area che i militari considerano importante perché da lì passano i cunicoli scavati in profondità nella sabbia che collegano la Striscia al deserto del Sinai egiziano: hanno dichiarato di avere scoperto venti tunnel e ottantadue imboccature che portano sottoterra. Sostengono anche che adesso Hamas non riuscirà più a ricevere rifornimenti di contrabbando.
Nel frattempo, grazie alla pressione dell’Amministrazione Biden, Egitto e Israele hanno trovato un accordo per riaprire il valico di Rafah e permettere di nuovo il passaggio di camion e carichi di beni essenziali. Il Cairo aveva deciso di chiudere il lato egiziano il 7 maggio perché i palestinesi hanno perso il controllo del valico e non voleva apparire complice dell’occupazione militare di Israele, ma c’è stata una mediazione.