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Hong Kong, condannati 14 attivisti pro-democrazia: rischiano l’ergastolo

(afp)
Trentuno si erano già dichiarati colpevoli. Con la legge sulla sicurezza nazionale Pechino ha così messo a tacere l’ex colonia britannica
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PECHINO - Colpevoli. "Cospirazione per commettere sovversione”. È il verdetto contro 14 dei 16 attivisti nel mega-processo in corso a Hong Kong, il più grande mai intentato finora contro l'opposizione democratica nell’ex colonia britannica in base alla legge sulla sicurezza nazionale che Pechino ha imposto alla città dopo le proteste di massa del 2019: 47 gli imputati in totale, 31 di loro si erano già dichiarati colpevoli nei mesi scorsi sperando in una riduzione della pena.

(reuters)

Chi sono i condannati

L’entità della pena contro i 14 giudicati colpevoli oggi verrà pronunciata in una “data futura”, scrivono i giudici: rischiano dai tre anni di carcere all’ergastolo. Tra i condannati più noti ci sono l'attivista Leung Kwok-hung (meglio noto come “Long Hair”, capelli lunghi), l’ex parlamentare Lam Cheuk-ting e l'ex giornalista Gwyneth Ho. Gli altri 31 imputati, tra cui il professore di diritto Benny …

PECHINO - Colpevoli. "Cospirazione per commettere sovversione”. È il verdetto contro 14 dei 16 attivisti nel mega-processo in corso a Hong Kong, il più grande mai intentato finora contro l'opposizione democratica nell’ex colonia britannica in base alla legge sulla sicurezza nazionale che Pechino ha imposto alla città dopo le proteste di massa del 2019: 47 gli imputati in totale, 31 di loro si erano già dichiarati colpevoli nei mesi scorsi sperando in una riduzione della pena.

(reuters)

Chi sono i condannati

L’entità della pena contro i 14 giudicati colpevoli oggi verrà pronunciata in una “data futura”, scrivono i giudici: rischiano dai tre anni di carcere all’ergastolo. Tra i condannati più noti ci sono l'attivista Leung Kwok-hung (meglio noto come “Long Hair”, capelli lunghi), l’ex parlamentare Lam Cheuk-ting e l'ex giornalista Gwyneth Ho. Gli altri 31 imputati, tra cui il professore di diritto Benny Tai, Joshua Wong (leader delle proteste per la democrazia già durante la rivoluzione degli ombrelli del 2014) e l’ex parlamentare Claudia Mo si erano già dichiarati colpevoli e saranno condannati in una data successiva.

I 47 attivisti erano stati arrestati con raid all’alba nelle loro case nel 2021 e accusati di "cospirazione per commettere sovversione”, secondo la legge sulla sicurezza nazionale imposta dalla Cina, per aver organizzato un anno prima delle primarie non ufficiali per selezionare i candidati con più possibilità di battere quelli pro-Pechino per le elezioni legislative. Alla fine quelle elezioni erano state rinviate (ufficialmente per colpa del Covid) dando il tempo alla città (su direttiva di Pechino) di introdurre un nuovo sistema elettorale per assicurarsi un controllo ancor più rigoroso sulla scelta dei candidati. “Solo i patrioti al governo di Hong Kong”.

(afp)

Il processo agli “Hong Kong 47”

Il processo agli “Hong Kong 47” era iniziato nel febbraio dello scorso anno. Sono accusati di un "complotto malvagio" volto a "paralizzare il governo” per rovesciarlo. I giudici scrivono nella sentenza che se gli imputati fossero riusciti nel loro intento, avrebbero creato "una crisi costituzionale per Hong Kong”. Secondo l'accusa, il loro obiettivo era ottenere la maggioranza nel LegCo (il parlamentino della città), al fine di porre il veto sui bilanci e potenzialmente costringere alle dimissioni l'allora governatrice Carrie Lam.

"La democrazia non è un crimine, a prescindere da ciò che il governo cinese e il suo tribunale di Hong Kong possono dire", ha dichiarato Maya Wang, direttore per la Cina di Human Rights Watch. La maggior parte degli imputati è già in carcere da tre anni. I 47 rappresentavano gran parte di ciò che rimane oggi del campo democratico ancora in città: ora praticamente messa a tacere. Grande dispiegamento di polizia fuori dal tribunale di West Kowloon. In aula molti diplomatici di Paesi Ue e degli Stati Uniti.

(afp)

Il processo è stato celebrato senza giuria, in base ai poteri conferiti al governo dalla legge sulla sicurezza nazionale: una rottura rispetto alla consuetudine. I tre giudici sono stati scelti direttamente dal capo dell'esecutivo della città: il governatore John Lee, l’ex poliziotto fedelissimo a Pechino, molto apprezzato dalla leadership comunista per la “gestione” (tradotto: manganellate e arresti) delle proteste democratiche di cinque anni fa, che ha “vinto” le ultime elezioni.

Nuovi arresti

A inasprire la situazione in città, a marzo di quest’anno Hong Kong ha approvato con estrema rapidità la propria legge sulla sicurezza nazionale, che ora va a rafforzare quella imposta da Pechino nel 2020. Martedì sei persone sono state arrestate ai sensi della nuova legge. Secondo le accuse i sei avrebbero utilizzato una pagina Facebook per "incitare all'odio" contro i governi cinese e di Hong Kong, nonché contro la magistratura. Avrebbero pubblicato post con “intenti sediziosi" incentrati su una "data sensibile imminente”: cioè il 4 giugno, anniversario della strage di Tiananmen. Tra gli arrestati c’è Chow Hang-tung, attivista pro-democrazia che già si trova in carcere per altri reati. Chow è stata uno dei membri dell’Alleanza che organizzava ogni anno una veglia a lume di candela per commemorare il 4 giugno. Strage che ormai nemmeno qui si può più ricordare.

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