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Israele occupa il confine tra Gaza ed Egitto: “Trovate decine di tunnel usati da Hamas”

L’esercito prende il controllo del “Corridoio Philadelphi”. Dagli Usa all’Onu stop alla mozione algerina, si lavora a una nuova proposta di tregua
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GERUSALEMME — «Abbiamo il controllo tattico del Corridoio Philadelphi», annuncia l’esercito israeliano, nel pieno dell’offensiva su Rafah. E quella che suona come una notizia prettamente militare va letta anche, e forse soprattutto, con l’occhio della diplomazia internazionale.

Il Corridoio Philadelphi è una zona cuscinetto strategica che attraversa il tessuto urbano di Rafah e corre lungo tutto il confine meridionale della Striscia, dove da anni vengono fatte operazioni anti-contrabbando. A seguito del ritiro degli israeliani da Gaza nel 2005 era passato sotto la responsabilità delle forze armate egiziane, ma adesso, dopo quasi otto mesi di guerra ad Hamas, ci sono di nuovo i soldati dello Stato ebraico. «In collaborazione con le autorità del Cairo», spiegano, «ne abbiamo preso il controllo tattico, che non significa che le nostre truppe siano dispiegate ovunque, ma che l’abbiamo messo in sicurezza». L’Idf riferisce di aver scoperto nel Corridoio 20 tunnel che passano sotto al co…

GERUSALEMME — «Abbiamo il controllo tattico del Corridoio Philadelphi», annuncia l’esercito israeliano, nel pieno dell’offensiva su Rafah. E quella che suona come una notizia prettamente militare va letta anche, e forse soprattutto, con l’occhio della diplomazia internazionale.

Il Corridoio Philadelphi è una zona cuscinetto strategica che attraversa il tessuto urbano di Rafah e corre lungo tutto il confine meridionale della Striscia, dove da anni vengono fatte operazioni anti-contrabbando. A seguito del ritiro degli israeliani da Gaza nel 2005 era passato sotto la responsabilità delle forze armate egiziane, ma adesso, dopo quasi otto mesi di guerra ad Hamas, ci sono di nuovo i soldati dello Stato ebraico. «In collaborazione con le autorità del Cairo», spiegano, «ne abbiamo preso il controllo tattico, che non significa che le nostre truppe siano dispiegate ovunque, ma che l’abbiamo messo in sicurezza». L’Idf riferisce di aver scoperto nel Corridoio 20 tunnel che passano sotto al confine con l’Egitto e 80 imbocchi nascosti tra le case. «Non escludiamo che possano essere stati usati per trasportare armi anche dopo il 7 Ottobre. Alcuni cunicoli erano conosciuti dagli egiziani, altri sono nuovi. Abbiamo scambiato informazioni con loro».

(afp)

Questo significa due cose. La prima: la collaborazione tra Israele ed Egitto regge, nonostante nei giorni scorsi siano morti due militari egiziani in sparatorie poco chiare lungo la barriera che hanno coinvolto anche gli israeliani. La seconda: si apre concretamente la possibilità che il valico di Rafah torni ad essere gestito da una missione civile dell’Unione Europea, come vorrebbero gli Stati Uniti e come accadde dopo il 2005 con Eubam, in cui i carabinieri italiani ebbero un ruolo cruciale nel mantenere l’area pacificata.

L’Egitto, dunque, continua a essere interlocutore affidabile nel negoziato con Hamas per il rilascio degli ostaggi e il cessate il fuoco. John Kirby, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, conferma che i mediatori stanno avanzando una nuova proposta, «pienamente sostenuta da Israele», e che «potrebbe anche portare a qualcosa di più duraturo». Il sostegno americano all’Idf non cambia, perché Washington ritiene che i due recenti bombardamenti su Rafah (più di 60 vittime civili, quello alla tendopoli di Tel as Sultan forse compiuto con munizioni Usa) non siano la violazione della linea rossa che Biden chiede a Israele di non attraversare. E in sede di Consiglio di sicurezza dell’Onu bocciano la risoluzione presentata dall’Algeria per lo stop alle operazioni militari a Rafah. Un alto ufficiale dell’Idf anzi avverte che il conflitto continuerà per tutto il 2024, mentre uno dei ministri del Gabinetto di guerra, il centrista Gadi Eisenkot, chiede di andare subito alle elezioni perché «il premier ha fallito miseramente ogni obiettivo».

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