✕

Armi Nato contro la Russia, l’Alleanza si prepara alla reazione di Putin: “L’escalation sarà graduale”

(reuters)

Ascolta l'audio

Attacchi ai Baltici, in Transnistria o test nucleari: a Bruxelles si vagliano le possibili risposte di Mosca e si studiano le contromisure
3 minuti di lettura

BRUXELLES — «Escalation graduale». La Nato e tutti gli alleati occidentali si stanno preparando. Si attrezzano alla reazione del Cremlino dopo la sostanziale decisione di autorizzare l’Ucraina a usare le loro armi in territorio russo. I vertici militari dell’Alleanza da tempo stanno mettendo a punto i possibili scenari bellici. E partono da un presupposto che è ben noto all’“autorità politica”: la maggior parte degli attacchi mossi contro Kiev partono da basi collocate molto vicino al confine ucraino. Questo determina un vantaggio tattico enorme se non è possibile reagire e neutralizzare quei punti.

La scelta di dare il via libera all’impiego delle munizioni “euro-americane” in territorio “nemico” risponde dunque a una esigenza strettamente militare e insopprimibile. Anzi, di fatto è già così. Gli addestratori occidentali, in particolare francesi, inviati in Ucraina si stanno concentrando esattamente su come colpire le basi russe più vicine e da cui vengono sferrati gli attacchi …

BRUXELLES — «Escalation graduale». La Nato e tutti gli alleati occidentali si stanno preparando. Si attrezzano alla reazione del Cremlino dopo la sostanziale decisione di autorizzare l’Ucraina a usare le loro armi in territorio russo. I vertici militari dell’Alleanza da tempo stanno mettendo a punto i possibili scenari bellici. E partono da un presupposto che è ben noto all’“autorità politica”: la maggior parte degli attacchi mossi contro Kiev partono da basi collocate molto vicino al confine ucraino. Questo determina un vantaggio tattico enorme se non è possibile reagire e neutralizzare quei punti.

La scelta di dare il via libera all’impiego delle munizioni “euro-americane” in territorio “nemico” risponde dunque a una esigenza strettamente militare e insopprimibile. Anzi, di fatto è già così. Gli addestratori occidentali, in particolare francesi, inviati in Ucraina si stanno concentrando esattamente su come colpire le basi russe più vicine e da cui vengono sferrati gli attacchi con missili e droni.

Proprio per questo da tempo il quartier generale di Bruxelles si sta organizzando per capire quale sarà la risposta di Mosca. La convinzione è che l’escalation sarà inevitabile ma «graduale». Secondo gli analisti, lo schema più probabile vede almeno due prime risposte “scenografiche” ma molto provocatorie: l’abbattimento di un aereo-spia che quotidianamente sorvola il Mar Nero e il test di una bomba nucleare tattica lontano, però, dallo scenario bellico. Ossia in una zona desertica della stessa Russia. Un modo iniziale per saggiare la capacità di reazione della Nato.

Come risponderebbe Washington all’abbattimento di un suo velivolo? Come accoglierebbe il Patto Atlantico l’esplosione nucleare anche se lontana da aree abitate? Una scelta non semplice ma che segue la logica del braccio di ferro psicologico, della deterrenza reciproca. Uno stallo che richiamerebbe alla memoria la crisi di Cuba del 1962.

Ma sarebbe anche un pretesto per dividere l’Occidente e la sua opinione pubblica. Un fronte diviso sarebbe una vittoria politica senza precedenti per Putin. Il quale è consapevole che in questo periodo elettorale la guida politica è meno salda (in Europa si vota, in Usa si vota e il vertice della Nato è in scadenza) e quella militare deve agire in questo contesto.

Poi — secondo le simulazioni — ci sarebbe un passo successivo. Più grave. Un’operazione dimostrativa in territorio ulteriore rispetto all’Ucraina. Si tratterebbe, dunque, di un allargamento del conflitto. Le attenzioni vengono rivolte verso i Paesi Baltici. La paura si concentra sul coinvolgimento diretto di uno Stato membro della Nato. Se Estonia, Lettonia o Lituania subissero un attacco anche incidentale, il panorama attuale verrebbe modificato immediatamente.

Ma un obiettivo analogo, meno impattante politicamente e più produttivo dal punto di vista degli interessi del Cremlino, sarebbe invece l’affondo in Transnistria. La regione della Moldavia che è di fatto indipendente da anni e che è costantemente sotto le mire di Mosca. Putin potrebbe così esaudire una parte dei suoi desideri relativi alla ricostituzione dell’”impero russo”.

Si tratterebbe comunque di una mossa a rischio per l’Alleanza occidentale. Consapevole che il pericolo di ampliare i confini della guerra a quel punto sarebbe concreto e inevitabile. Una prospettiva che allarma ma che — secondo gli esperti Nato — non può essere allontanata in questa fase.

Perché? Perché lo scontro tra Russia e Ucraina sta entrando ora in un momento cruciale. La deterrenza ha ruolo centrale. Le truppe di Kiev, poi, hanno bisogno di prendere fiato al fronte. Zelensky ha abbassato l’età della leva per sostituire soldati ormai stanchissimi. Ma questo sforzo può diventare accettabile se nel frattempo le armi occidentali possono essere impiegate a largo spettro. Sarebbe un modo, dunque, per aiutare i militari in affanno impegnati sulla linea di difesa.

Non solo. L’esercito ucraino ha bisogno di tempo. Deve superare la primavera e l’estate evitando di rompere la resistenza su tutta la fascia di confine. Al momento Karkiv non sembra in pericolo, ma perdere quella città equivarrebbe ad assestare un colpo micidiale alle truppe di Zelensky. Il tempo, inoltre, concederebbe un’altra possibilità: la fornitura e l’effettivo uso degli aerei da combattimento F16. Uno dei punti deboli dell’ucraina è proprio l’aeronautica. Da questo punto di vista l’Armata putiniana è assolutamente soverchiante. Ma la fornitura di questi velivoli potrebbe ristabilire in parte una situazione di equilibrio in campo.

Gli Usa, inoltre, stanno valutando un altro aspetto. Collaterale ma decisivo. La Cina non sta muovendo un passo per aprire un vero negoziato di pace. Il sospetto di Washington è che voglia sfruttare la debolezza occidentale per colpire in futuro Taiwan. La Casa Bianca non vuole mostrare cedimenti al Cremlino per far capire che manterrebbe la stessa linea con il cinese Xi se ci fosse un assalto a Taipei.

Oggi si riuniscono a Praga i ministri degli Esteri della Nato. In quella sede molte di queste scelte verranno discusse e assunte.

Leggi i commenti