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La Spagna approva in via definitiva l’amnistia per gli indipendentisti catalani. Sánchez: “Il perdono è più potente del rancore”

La Spagna approva in via definitiva l’amnistia per gli indipendentisti catalani. Sánchez: “Il perdono è più potente del rancore”
(reuters)

Sono stati 178 i voti a favore, 172 i contrari: no dei popolari e dell'estrema destra di Vox. In 400 ne beneficeranno. Si apre così la strada al ritorno dell’ex presidente Carles Puigdemont

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In politica, come nella vita, il perdono è più potente del rancore». Aveva di che festeggiare ieri il capo del governo spagnolo Pedro Sánchez. Dopo la vittoria alle elezioni in Catalogna del 12 maggio, ha infatti incassato un altro successo storico: la Camera ha approvato definitivamente la contestata amnistia per i secessionisti catalani.

«Oggi la Spagna è più prospera e più unita che nel 2017, la convivenza si apre la strada», ha aggiunto Sánchez con un riferimento all’anno in cui fu dichiarata unilateralmente l’indipendenza nella regione dopo il referendum. Il suo governo – che dipende dal sostegno dei deputati di Esquerra Republicana de Catalunya e di Junts per Catalunya – tira un sospiro di sollievo, ma il voto e il clima del dibattito di ieri in Parlamento mostravano una Spagna tutt’altro che unita.

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I sì sono stati 177, i no 172. Il Partito popolare, che con il suo veto in Senato aveva ritardato il varo della legge, ha accusato i socialisti di aver ceduto al «ricatto indipendentista»: «Il Psoe ha firmato il suo certificato di morte», ha pronosticato il leader del Pp Alberto Núñez Feijóo, mentre l’ultradestra di Vox urlava «traditore» al deputato socialista Artemi Rallo e qualcuno chiedeva la prigione per il premier (nel dibattito c’è stato modo anche per accusarsi a vicenda di stare dalla parte, rispettivamente, di Hamas e Netanyahu). Entrambe le formazioni hanno annunciato poi ricorsi alla Corte Costituzionale insieme a otto regioni governate dai popolari.

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Intanto però le concessioni del Psoe potrebbero comunque non bastare a dare maggiore stabilità al governo. Il presidente catalano uscente Pere Aragonès (Erc) ha sostenuto che l’amnistia «da sola non risolve il conflitto di sovranità con lo Stato». Mentre il leader ad interim dei repubblicani Oriol Junqueras ha invocato un referendum sull’autodeterminazione, anche se il 12 maggio gli elettori della Catalogna hanno preferito appunto la riconciliazione dei socialisti alla battaglia degli indipendentisti, che per la prima volta non hanno la maggioranza dei seggi.

La parola spetta ora ai giudici, che dovranno applicare la legge. E anche se sono oltre 400 gli implicati nei processi che potranno beneficiare dell’amnistia, senza dubbio il numero uno tra loro è l’ex presidente Carles Puigdemont, che ha salutato la legge come «un errore corretto dallo Stato spagnolo». Fra qualche settimana potrebbe tornare libero in Catalogna, sei anni e mezzo dopo la fuga in Belgio e il recente trasferimento nel Sud della Francia, da dove ha svolto la campagna come capolista di Junts nelle elezioni catalane. Puigdemont ha già annunciato il suo ritorno per il 25 giugno e il 25 agosto.


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