Trump condannato: non andrà in carcere e resta il candidato dei Repubblicani ma rischia di perdere il voto dei moderati
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNew York - Non andrà in galera, Donald Trump, e comunque la legge non gli vieta di continuare a correre per la Casa Bianca, anche con la palla piede della condanna penale nel processo per i soldi alla pornostar Stormy Daniels. Però il verdetto di Manhattan rappresenta una doppia sconfitta per lui, che potrebbe far deragliare la sua corsa alla rielezione, nonostante la base dei fan continuerà imperterrita a sostenerlo.
Donald ha sempre sostenuto di essere innocente, smentendo la relazione extraconiugale con Stormy Daniels. Quindi ha adottato la strategia di negare, ritardare i processi e attaccare ferocemente gli avversari, imparata dal suo storico avvocato e mentore Roy Cohn. Lo zoccolo duro della sua base, che ormai è quasi un culto della personalità, non lo abbandonerà comunque. Ignorerà la sentenza, liquidata come un complotto dei liberal per eliminarlo, che anzi la convincerà ancora di più a sostenerlo, come era accaduto con le incriminazioni durante le primarie.
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New York - Non andrà in galera, Donald Trump, e comunque la legge non gli vieta di continuare a correre per la Casa Bianca, anche con la palla piede della condanna penale nel processo per i soldi alla pornostar Stormy Daniels. Però il verdetto di Manhattan rappresenta una doppia sconfitta per lui, che potrebbe far deragliare la sua corsa alla rielezione, nonostante la base dei fan continuerà imperterrita a sostenerlo.
Donald ha sempre sostenuto di essere innocente, smentendo la relazione extraconiugale con Stormy Daniels. Quindi ha adottato la strategia di negare, ritardare i processi e attaccare ferocemente gli avversari, imparata dal suo storico avvocato e mentore Roy Cohn. Lo zoccolo duro della sua base, che ormai è quasi un culto della personalità, non lo abbandonerà comunque. Ignorerà la sentenza, liquidata come un complotto dei liberal per eliminarlo, che anzi la convincerà ancora di più a sostenerlo, come era accaduto con le incriminazioni durante le primarie.
Il rischio che corre ora Trump, però, è quello di perdere potenziali consensi tra gli elettori moderati e indipendenti, decisivi per vincere una sfida molto ravvicinata come quella contro Joe Biden. Nei sondaggi alcuni di loro dicevano che volevano votarlo, ma non avrebbero potuto farlo se fosse stato riconosciuto colpevole. Mandare un criminale alla Casa Bianca era troppo anche per loro, una linea rossa invalicabile.
Considerando che la sfida di novembre si giocherà in cinque o sei Stati, dove quattro anni fa poche migliaia di voti avevano fatto la differenza, la condanna potrebbe bastare ora a fargli perdere i consensi decisivi. Per vincere, infatti, Trump deve andare meglio del 2020, strappando elettori a Biden in questo segmento piccolo, ma fondamentale della popolazione americana. Quindi la sentenza negativa può diventare la goccia che fa traboccare il vaso, rendendogli impossibile la rielezione.
La strada giudiziaria per giungere alla sua eliminazione resta percorribile, anche se non andranno a giudizio le altre tre incriminazioni per aver fomentato l’assalto al Congresso, trafugato a casa documenti segreti, e complottato per vincere le presidenziali in Georgia truccando le schede elettorali. A suoi sostenitori non è mai importato nulla di queste accuse, ma adesso gli incerti dovranno fare i conti con la sua colpevolezza penale.
La seconda sconfitta subita da Trump è altrettanto importante, perché indebolisce la strategia generale che ha scelto nella sua campagna elettorale. Donald accusa il sistema di essere truccato contro di lui, presentandosi come la vittima di una caccia alle streghe finalizzata a farlo fuori, proprio per impedire che possa cambiarlo a vantaggio del suo popolo. "Sarò la vostra vendetta", ha ripetuto spesso, chiedendo ai sostenitori di appoggiarlo perché il complotto contro di lui è in realtà una manovra contro di loro.
La condanna però sconfessa questa strategia, perché gli impedisce di riaffermare che l’incriminazione decisa dal procuratore di Manhattan Bragg era una truffa, senza alcun fondamento giuridico. Non era una trappola, e questo potrebbe valere per tutti gli altri casi contro di lui, anche se non arrivassero a sentenza entro il 5 novembre.
Donald non potrà più rilanciare la linea del vittimismo, perché non è stato la vittima, ma l’autore di un reato. I membri del suo culto continueranno a crederlo, però conquistare quelli più incerti sulla sua moralità e la sua accettabilità come leader del Paese diventerà più difficile. Non è detto che ciò basti a sconfiggerlo, ma minaccia di diventare un colpo fatale.