L’Occidente rilancia la sfida a Mosca. Medvedev: “Il nucleare non è un bluff”
di Paolo BreraPer impedire a Mosca di vincere sfondando le linee ucraine, Stati Uniti e Germania si allineano a Gran Bretagna, Francia e Canada: via libera, Kiev potrà utilizzare armi occidentali in Russia. È un rilancio della sfida sull’orlo del baratro nucleare, ma la pressione russa su Kharkiv e il Nordest non lasciava molte opzioni.
La strategia occidentale continua a essere di convincere il Cremlino che non riuscirà a vincere puntando su stanchezza, distrazione e cambi di timone negli alleati di Kiev. Il messaggio è che l’Occidente compatto continuerà a sostenere gli ucraini fino a quando sarà necessario. È ciò che ieri i ministri degli Esteri della Nato hanno ribadito a Praga, scatenando l’ira e le minacce dell’ex presidente russo Dmitry Medvedev: è «un errore fatale», dice, contare sul fatto che l’escalation non provocherà l’uso di armi nucleari tattiche. «Purtroppo non è un’intimidazione e nemmeno un bluff nucleare», sostiene coi soliti toni iperbolici. Più cauto è il ministro della Dife…
Per impedire a Mosca di vincere sfondando le linee ucraine, Stati Uniti e Germania si allineano a Gran Bretagna, Francia e Canada: via libera, Kiev potrà utilizzare armi occidentali in Russia. È un rilancio della sfida sull’orlo del baratro nucleare, ma la pressione russa su Kharkiv e il Nordest non lasciava molte opzioni.
La strategia occidentale continua a essere di convincere il Cremlino che non riuscirà a vincere puntando su stanchezza, distrazione e cambi di timone negli alleati di Kiev. Il messaggio è che l’Occidente compatto continuerà a sostenere gli ucraini fino a quando sarà necessario. È ciò che ieri i ministri degli Esteri della Nato hanno ribadito a Praga, scatenando l’ira e le minacce dell’ex presidente russo Dmitry Medvedev: è «un errore fatale», dice, contare sul fatto che l’escalation non provocherà l’uso di armi nucleari tattiche. «Purtroppo non è un’intimidazione e nemmeno un bluff nucleare», sostiene coi soliti toni iperbolici. Più cauto è il ministro della Difesa Andrei Belousov. Promette una risposta «decisa ma proporzionata», e ricorda che Kiev ha lanciato «l’altro ieri 10 Atacms americani in Crimea, al ponte di Kerch. Tutti abbattuti».
Da entrambi i lati del fronte si scommette pericolosamente di poter fare guerra senza scatenare la fine del mondo: «Nessuno può escludere che il conflitto scivoli verso lo stadio finale», minaccia esplicitamente Medvedev. Il professor Dmitry Suslov del Consiglio di difesa russa suggerisce di mostrare all’Occidente un fungo atomico nelle isole di Novaja Zemlja, nell’Artico, per ricordare che Mosca fa sul serio.
Ma sull’uso delle armi occidentali in Russia compattezza e unità dagli alleati vacillano, qua e là. L’Italia «non invierà alcun militare a combattere in territorio ucraino, né potranno essere utilizzate armi italiane per colpire in territorio russo: lo impedisce la nostra Costituzione», dice il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Quello della Difesa, Guido Crosetto, spiega che l’Ucraina si è impegnata a evitare colpi oltreconfine con le nostre armi. «Non vogliamo che la Nato partecipi a questa guerra», avverte la Turchia.
Intanto la Cina conferma che non parteciperà al vertice di pace promosso da Kiev in Svizzera senza invitare la Russia. «Il nostro obiettivo ora è gettare un ponte per avvicinare l’Ucraina alla Nato», dice invece il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, promettendo che a luglio al summit di Washington «arriverà un solido pacchetto di sostegno per Kiev».