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Stormy Daniels, la condanna, l’impatto sulle elezioni: cosa è successo e cosa potrebbe succedere dopo il processo a Donald Trump

Il condannato non andrà in prigione, ma il verdetto dei giudici newyorkesi – 34 condanne su 34 capi d’accusa – è destinato a cambiare la storia del tycoon e forse anche della democrazia Usa
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LONDRA – “Guilty”. Colpevole. È il titolo di prima pagina di tutti i giornali del mondo, accanto alla foto in primo piano di un Donald Trump accigliato, furibondo. Ma cosa è successo di tanto importante nel procedimento penale a New York contro l’ex-presidente degli Stati Uniti e candidato repubblicano a tornare alla Casa Bianca nelle elezioni del novembre prossimo? E che cosa può succedere ora? Ecco una scheda sul caso giudiziario che attira l’attenzione globale.

Perché è importante la condanna?

Perché per la prima volta nella storia un presidente o ex-presidente americano è stato riconosciuto colpevole in un processo penale. Trump è al momento un “felon”: un criminale, un pregiudicato, un delinquente, un fellone. In passato un presidente è stato costretto a dimettersi, il repubblicano Richard Nixon per lo scandalo Watergate delle registrazioni illecite nella sede del partito avversario, altri sono stati minacciati di “impeachment”, come il democratico Bill Clinton per il Monicagat…

LONDRA – “Guilty”. Colpevole. È il titolo di prima pagina di tutti i giornali del mondo, accanto alla foto in primo piano di un Donald Trump accigliato, furibondo. Ma cosa è successo di tanto importante nel procedimento penale a New York contro l’ex-presidente degli Stati Uniti e candidato repubblicano a tornare alla Casa Bianca nelle elezioni del novembre prossimo? E che cosa può succedere ora? Ecco una scheda sul caso giudiziario che attira l’attenzione globale.

Perché è importante la condanna?

Perché per la prima volta nella storia un presidente o ex-presidente americano è stato riconosciuto colpevole in un processo penale. Trump è al momento un “felon”: un criminale, un pregiudicato, un delinquente, un fellone. In passato un presidente è stato costretto a dimettersi, il repubblicano Richard Nixon per lo scandalo Watergate delle registrazioni illecite nella sede del partito avversario, altri sono stati minacciati di “impeachment”, come il democratico Bill Clinton per il Monicagate, ovvero per l’accusa di avere mentito sotto giuramento sui suoi rapporti sessuali con una giovane stagista, ma nessun capo o ex-capo della Casa Bianca aveva mai subito l’ignominia di venire condannato per un reato di carattere penale. Non era mai accaduto niente di simile in 250 anni di storia americana.

Quale era l’imputazione?

Su Trump pendevano ben 34 diverse imputazioni per falsificazione di bilanci aziendali, al fine di nascondere la “bustarella” da 130 mila dollari versata nel 2016 dal suo avvocato Michael Cohen alla pornostar Stormy Daniels per impedirle di raccontare ai giornali la relazione che aveva avuto con l’allora candidato alla presidenza (la campagna da lui vinta battendo di misura Hillary Clinton). In sostanza, Trump fece figurare come “spese legali” una spesa che, pur non rappresentando di per sé un reato, non era una parcella a Cohen, bensì il rimborso all’avvocato dei soldi che Cohen aveva passato sottobanco alla pornostar per conto di Trump. Una giuria di dodici newyorchesi selezionati a caso fra la popolazione della città ha discusso per nove ore il caso presentato da accusa e difesa e ha riconosciuto l’imputato colpevole di tutte e 34 le accuse.

Andrà in prigione?

Ottenuto il verdetto di colpevolezza dalla giuria popolare, il giudice emetterà la sentenza l’11 luglio: in teoria ognuna delle 34 imputazioni può comportare una pena di 4 anni di carcere, ma è possibile che il magistrato decida di eseguirle contemporaneamente, ossia che condanni Trump in tutto a 4 anni (anche se è un giudice che ha detto di prendere molto seriamente questo tipo di reato). In ogni caso gli avvocati dell’ex-presidente hanno già preannunciato che presenteranno appello e dunque Trump dovrebbe rimanere in libertà provvisoria fino a un verdetto di secondo grado.

Può lo stesso candidarsi?

Sì. In base alla Costituzione americana, anche chi ha subito una condanna penale può candidarsi alla presidenza e potrebbe perfino candidarsi se fosse in carcere. Questo è infatti già accaduto: nel 1920 Eugene Debs, candidato alla Casa Bianca del Socialist Party, un partito minoritario nella competizione politica Usa, ottenne un milione di voti senza fare un solo comizio perché durante la campagna elettorale si trovava dietro le sbarre per una condanna a 10 anni di carcere per sedizione contro lo stato (protestava contro una legge che limitava in certi casi il diritto di espressione). Ottenne poi un perdono presidenziale e fu rilasciato.

Ma Trump potrà votare?

Una legge della Florida, lo stato in cui Trump è residente, vieta ai cittadini condannati per un reato penale di esercitare il diritto di voto, diritto che recuperano solo dopo avere scontato la sentenza. Ma la stessa legge fa un’eccezione se la condanna è avvenuta in un altro stato, in cui è permesso di votare ai condannati in libertà condizionata, come sarebbe Trump in attesa del processo di appello, che avrà luogo dopo le presidenziali di novembre: e la legge dello stato di New York appunto lo consente. È dunque probabile che Trump potrà votare, ovviamente per sé stesso. Un voto in più non cambierebbe la corsa alla presidenza, ma se non potesse votare ciò avrebbe un rilevante valore simbolico: resta da vedere con quali effetti, positivi o negativi per lui.

Come ha reagito alla condanna?

Pochi minuti dopo il verdetto, Trump è apparso fuori dal tribunale, come ha fatto dopo ogni seduta del processo, per commentare l’accaduto: “Questa è una vergogna”, ha detto. “Sono un uomo del tutto innocente. Ma va bene. Sto lottando per il nostro Paese. Sto lottando per la nostra Costituzione. Il giudice è corrotto. Il vero verdetto arriverà il 5 novembre (il giorno delle elezioni presidenziali, ndr.)”. Poi ha parlato d’altro: “L’America sta andando all’inferno, siamo una nazione in declino, invasa da milioni e milioni di persone che vengono da carceri, da manicomi, terroristi che stanno prendendo il nostro Paese”.

Il partito repubblicano potrebbe rimpiazzarlo?

In teoria sì, dopo la convention del partito che si terrà in estate, se Trump fosse costretto per qualche ragione a ritirare la sua candidatura. Un’ipotesi che fu brevemente considerate nelle presidenziali 2016, dopo la scoperta di una registrazione in cui Trump si vantava di prendere le donne con la forza. Ma al momento è altamente improbabile che succeda: nonostante la condanna odierna e gli altri processi che lo attendono, il partito repubblicano continua largamente a sostenerlo.

Quali sono gli altri processi?

Trump deve essere processato per incitamento all’insurrezione del 6 gennaio 2021 dei suoi sostenitori contro il Congresso di Washington, per pressioni sulle autorità dello stato della Georgia per cambiare i risultati delle presidenziali 2020 e per avere portato illegalmente nella sua residenza in Florida documenti riservati che non avrebbero potuto lasciare la Casa Bianca. Ma tutti e tre questi processi sono previsti per dopo il voto di novembre per la Casa Bianca e, se fosse rieletto, Trump potrebbe cercare di usare il proprio potere per scagionarsi o difendersi. Nel caso del processo a New York, tuttavia, non potrebbe emettere un perdono presidenziale a proprio favore, perché il perdono presidenziale è possibile solo per reati federali, non per quelli statali, come è il caso del procedimento per i 130 mila dollari da pagati da Trump alla porno star.

La condanna peserà sulle elezioni?

È possibile, se non certo. Attualmente i sondaggi danno Biden e Trump, i due maggiori candidati alla Casa Bianca, alla pari. Ma negli exit poll effettuati all’uscita dei seggi durante le primarie del partito repubblicano questo inverno, una percentuale in doppia cifra di elettori ha dichiarato che non avrebbero votato per Trump, se fosse stato condannato in un processo. E in aprile un sondaggio ha confermato che il 16 per cento degli elettori repubblicani ritirerebbe il proprio sostegno a Trump in caso di una condanna. Quei sondaggi, tuttavia, si riferivano genericamente a tutti i processi in cui Trump è imputato. La condanna per la bustarella alla pornostar o, meglio, per avere falsificato i bilanci al fine di nascondere la bustarella, potrebbe apparire ad alcuni elettori meno grave, rispetto all’imputazione per incitamento all’insurrezione del 6 gennaio 2021. In ogni caso, in un’elezione che si profila estremamente equilibrata e incerta, anche un piccolo spostamento di opinioni nell’elettorato potrebbe avere un peso, danneggiando Trump. In particolare, nei quattro o cinque stati cruciali che decideranno la corsa, dove nel 2020 sono bastate poche decine di migliaia di voti a fare la differenza a favore di Joe Biden.

Come lo giudicherà la storia?

Dipende dal processo di appello. E dipende soprattutto dal risultato delle elezioni presidenziali. Allan Lichtman, un politologo dell’American University che ha predetto il vincitore di ogni elezione presidenziale dal 1984 a oggi, commenta che la condanna penale contro Trump potrebbe essere “il cataclisma senza precedenti” che cambia il corso della storia. Ma altri osservano che, se Trump vincesse le elezioni, la condanna potrebbe diventare una nota a piè di pagina nella sua tumultuosa carriera. “La storia”, ricorda Jeffrey Engel, direttore del Center for Presidential History alla Southern Methodist University, “è scritta dai vincitori”.

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