Modi verso la vittoria nelle elezioni più care della storia dell’India, ma non avrà i numeri per stravolgere la Costituzione
di Carlo PizzatiSi sono concluse sabato le elezioni più lunghe, costose e partecipate della storia in India. In 7 date distribuite su 44 giorni quasi un miliardo di aventi diritto al voto ha avuto la possibilità di scegliere chi mandare in Parlamento per i prossimi cinque anni.
Le prime previsioni, basate su exit-poll raccolti da reti tv e sondaggisti in queste sei settimane, indicano che il primo ministro Narendra Modi con tutta probabilità eguaglierà il record di tre mandati consecutivi del fondatore dell’India indipendente e repubblicana, Jawaharlal Nehru.
Secondo i sondaggi, infatti, su 543 seggi totali in Parlamento, un minimo di 350 e un massimo di 359 andranno all’Alleanza…
Si sono concluse sabato le elezioni più lunghe, costose e partecipate della storia in India. In 7 date distribuite su 44 giorni quasi un miliardo di aventi diritto al voto ha avuto la possibilità di scegliere chi mandare in Parlamento per i prossimi cinque anni.
Le prime previsioni, basate su exit-poll raccolti da reti tv e sondaggisti in queste sei settimane, indicano che il primo ministro Narendra Modi con tutta probabilità eguaglierà il record di tre mandati consecutivi del fondatore dell’India indipendente e repubblicana, Jawaharlal Nehru.
Secondo i sondaggi, infatti, su 543 seggi totali in Parlamento, un minimo di 350 e un massimo di 359 andranno all’Alleanza democratica nazionale guidata dal partito di Modi, il Bharatiya Janata Party (Bjp), lasciando appena 120 seggi alla coalizione India guidata dal Congress Party.
Questo risultato, se i numeri verranno convalidati dallo spoglio delle urne che inizierà il 4 giugno, confermerebbe lo status quo. Non ci sarebbe dunque quella schiacciante vittoria della coalizione governativa su cui invece giurano ancora alcuni esponenti del Bjp, convinti che la loro alleanza arriverà a 400 seggi. Se così fosse, Modi avrebbe una maggioranza tale da innescare rapidi cambiamenti alla Costituzione.
Per gli exit poll, non si sarebbe verificata la disfatta del Congress Party, guidato da generazioni della famiglia Nehru-Gandhi. Tutto come prima? Se gli exit poll sono giusti, non è comunque detto.
Mentre il Nord, come previsto, sembra consolidare la popolarità di Modi con forti vittorie tra il Rajasthan e l’Uttar Pradesh, il Punjab sarebbe ancor più fortemente nelle mani del Congress (dagli 8 ai 10 seggi dei 13 totali), che avrebbe fatto progressi anche nel Maharastra e nel Bihar. Nel Sud invece il Bjp avrebbe fatto qualche piccolo, inaspettato progresso.
La fragilità di queste analisi è dovuta alla scarsa capacità di exit poll e previsione di avvicinarsi al dato reale nelle precedenti elezioni. Nel 2019, tv e agenzie di sondaggi esagerarono le possibilità di una rimonta da parte della coalizione guidata dal Congress Party, sottostimando la travolgente ondata del Bjp. Anche stavolta, quindi, potrebbero esserci molte sorprese nell’arco di pochi giorni.
Ciò che è cambiato in questi cinque anni è che le tv e i committenti dei sondaggi sono diventati sempre più solidamente pro-governativi e usano toni - nei servizi, nei talk show e nei reportage - più vicini alla propaganda che a un giornalismo equilibrato. Difatti l’opposizione ha subito sconfessato i dati usciti sabato sera.
Il portavoce della coalizione che si oppone a Modi ha dichiarato che i loro esponenti politici non parteciperanno ad alcun talk show basato su questi dati, dicendo che non corrispondono alla realtà. Secondo Sanjay Singh, leader del partito di opposizione Aap, alleato del Congress, in realtà i seggi conquistati dall’”Alleanza nazionale indiana per l’inclusività e lo sviluppo” sarebbero 295. Poiché basta una maggioranza semplice di 272 seggi per governare, ciò significherebbe una vittoria dell’opposizione.
Dal canto suo, Modi si dichiara convinto di avere la vittoria in tasca. Emerso da una grotta in un’isoletta a sud del Tamil Nadu, ritrovo storico di meditazione per i guru più famosi, il leader si è messo immediatamente a scrivere su X (ex Twitter): “L’opportunistica Alleanza Indi non è riuscita ad entrare in sintonia con gli elettori indiani perché è composta da castisti, classisti e corrotti. Quest’alleanza che punta a proteggere un manipolo di dinastie ha fallito nel proporre una visione futuristica per la nazione. Nella loro intera campagna elettorale hanno condensato tutta la loro esperienza in un unico obiettivo: infangare Modi. Tale politica regressiva è stata respinta dal popolo.”
A parte il riferimento a se stesso in terza persona, i toni del primo ministro, ben lontani dal fair-play, fanno pensare che il leader indiano contava su una vittoria più schiacciante ed è risentito dai risultati degli avversari; sperava di surclassarli e di poter così cambiare in modo radicale la Costituzione.