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Trump: “Stato fascista”. E attacca Biden: “Se hanno fatto questo a me, possono farlo a voi” . La replica del presidente: “Così minaccia la democrazia”

Former US President and Republican presidential candidate Donald Trump leaves Trump Tower in New York City on May 31, 2024. Donald Trump became the first former US president ever convicted of a crime after a New York jury found him guilty on all charges in his hush money case, months before an election that could see him yet return to the White House. (Photo by Charly TRIBALLEAU / AFP) 
Dopo la condanna, il tycoon parla dalla Trump Tower: “Processo truccato. Ma il vero giudizio sarà il 5 novembre”
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NEW YORK — «Viviamo in uno Stato fascista». Donald Trump non ha ordinato un altro assalto al Congresso, nel discorso con cui ieri mattina ha reagito alla condanna nel processo nato dai soldi dati alla pornostar Stormy Daniels, comprando il suo silenzio per interferire con le elezioni del 2016. Però ci è andato assai vicino. Mentre fuori dal suo grattacielo sulla Fifth Avenue i militanti alzavano la bandiera “Trump o Morte”, lui ha sostenuto che la democrazia in America è finita perché il suo avversario alle presidenziali del 5 novembre, Joe Biden, lo ha fatto perseguitare usando il potere giudiziario per eliminarlo.

Il capo della Casa Bianca ha risposto a stretto giro, rimproverando al rivale di mettere a rischio la sopravvivenza del sistema che ha garantito la stabilità degli Usa per oltre due secoli: «Dire che un processo è truccato quando non ci piace il verdetto è pericoloso, irresponsabile e sconsiderato». Così Trump «minaccia la democrazia». A questo siamo arrivati, però, negl…

NEW YORK — «Viviamo in uno Stato fascista». Donald Trump non ha ordinato un altro assalto al Congresso, nel discorso con cui ieri mattina ha reagito alla condanna nel processo nato dai soldi dati alla pornostar Stormy Daniels, comprando il suo silenzio per interferire con le elezioni del 2016. Però ci è andato assai vicino. Mentre fuori dal suo grattacielo sulla Fifth Avenue i militanti alzavano la bandiera “Trump o Morte”, lui ha sostenuto che la democrazia in America è finita perché il suo avversario alle presidenziali del 5 novembre, Joe Biden, lo ha fatto perseguitare usando il potere giudiziario per eliminarlo.

Il capo della Casa Bianca ha risposto a stretto giro, rimproverando al rivale di mettere a rischio la sopravvivenza del sistema che ha garantito la stabilità degli Usa per oltre due secoli: «Dire che un processo è truccato quando non ci piace il verdetto è pericoloso, irresponsabile e sconsiderato». Così Trump «minaccia la democrazia». A questo siamo arrivati, però, negli Stati Uniti: una sfida sulla natura stessa del Paese.

Donald aveva convocato una conferenza stampa alla Trump Tower, dove si era candidato otto anni fa, ma poi l’ha trasformata in un discorso di 33 minuti spesso confuso. Ha ripetuto che il processo è stato «truccato» da Biden e dal giudice Merchan, «che sembra un angelo ma è un diavolo». Ha sostenuto di non aver commesso reati, perché i soldi dati all’ex avvocato Michael Cohen servivano a compensarlo per il lavoro legale, non rimborsarlo per i 130mila dollari a Stormy. Ha annunciato che farà ricorso, forse alla Corte d’Appello di New York, ma magari direttamente alla Corte Suprema di Washington, dove può contare sull’aiuto della super maggioranza conservatrice che ha creato, nominando tre giudici. Quindi ha presentato l’argomento su cui baserà la campagna presidenziale: «Se hanno fatto questo a me, potranno farlo anche a voi».

Così ha detto ai sostenitori che il sistema è compromesso, ma lui è pronto ad andare in prigione per salvarlo. Loro però devono aiutarlo andando alle urne, perché «il vero giudizio sarà il 5 novembre». Se lo rimanderanno alla Casa Bianca si salverà, e metterà mano alle questioni che interessano al suo popolo, partendo da lotta all’immigrazione illegale, inflazione, sicurezza internazionale. Questo sostegno secondo lui c’è già, perché «nelle ore seguite alla condanna abbiamo raccolto finanziamenti elettorali per quasi 40 milioni di dollari, un record. Sono piccole donazioni, vuol dire che la gente ha capito l’imbroglio».

La campagna presidenziale di Biden ha risposto così: «L’America ha appena assistito al confuso, disperato e sconfitto Donald Trump, divagare sulle sue lamentele personali e mentire sul sistema giudiziario americano. Così ha lasciato chiunque abbia guardato con un’ovvia conclusione: quest’uomo non può essere presidente degli Stati Uniti. Sconvolto dalla sconfitta elettorale del 2020 e in preda alle sue condanne penali, Trump è consumato dalla propria sete di vendetta e punizione. Pensa che queste elezioni riguardino lui. Ma non è così. Riguardano il popolo americano: ridurre i prezzi, proteggere le libertà, difendere la democrazia». Quindi il comunicato conclude: «Questo è ciò per cui Joe Biden e Kamala Harris stanno lottando. Donald Trump sta seminando il caos, attaccando lo stato di diritto e combattendo per l’unica cosa al mondo di cui gli importa qualcosa: Donald Trump».

Un paio di ore dopo è arrivata la risposta del presidente: «Quello che è successo a New York dimostra come nessuno sia al di sopra della legge. Trump è stato giudicato colpevole per tutti i 34 capi d’imputazione, da una giuria composta da dodici americani, come prevede il nostro sistema. Adesso può fare appello, come tutti gli altri». Quindi Biden ha dimostrato la differenza tra lui e Donald passando ai suoi doveri presidenziali, annunciando il piano proposto da Israele che potrebbe mettere fine alla guerra a Gaza.

La strategia di Trump è chiara. Non è riuscito a ritardare il processo di Manhattan fino alle elezioni, come spera ancora di fare con gli altri tre in cui è incriminato, e quindi lo scredita come una macchinazione politica, sperando che gli elettori reagiscano rieleggendolo. L’11 luglio riceverà la sentenza, che anche se includesse la prigione sarebbe sospesa fino all’appello, e quattro giorni dopo andrà alla Convention di Milwaukee per usarla come prova della sua persecuzione. Biden punterà invece sui temi che premono agli elettori, dall’economia all’aborto. Ricordando però che il 5 novembre gli americani dovranno scegliere tra lui, e un criminale riconosciuto tale in tribunale, che per il proprio interesse vuole demolire la democrazia americana.

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