L’offensiva russa è in stallo. A Kharkiv le prove generali ma ora Kiev può rispondere
di Daniele RaineriI due tentativi di sfondamento del confine ucraino da parte delle truppe russe a Nord di Kharkiv si sono fermati nel giro di venti giorni e per adesso l’offensiva del Nord è in stallo. Non si trattava di un attacco a piena potenza, ma di una manovra preparatoria che aveva due scopi: il primo era costringere gli ucraini a togliere soldati dal Donbass per spostarli lungo il confine e il secondo era arrivare a tiro d’artiglieria di Kharkiv, per battere con i cannoni i quartieri della seconda città del Paese. Il tutto in vista dell’offensiva di giugno, che le forze russe potrebbero cominciare da un giorno all’altro nel Donbass.
Lo spettacolo della vita impossibile e delle miserie della popolazione di Kharkiv sotto il fuoco russo – nel 2022 la gente fu costretta a passare un paio di mesi al freddo nelle stazioni della metropolitana per scampare alle bombe – sarebbe pesato sul morale in Ucraina, stanco dopo due anni di conflitto e alle prese con la mobilitazione militare, e sarebbe a…
I due tentativi di sfondamento del confine ucraino da parte delle truppe russe a Nord di Kharkiv si sono fermati nel giro di venti giorni e per adesso l’offensiva del Nord è in stallo. Non si trattava di un attacco a piena potenza, ma di una manovra preparatoria che aveva due scopi: il primo era costringere gli ucraini a togliere soldati dal Donbass per spostarli lungo il confine e il secondo era arrivare a tiro d’artiglieria di Kharkiv, per battere con i cannoni i quartieri della seconda città del Paese. Il tutto in vista dell’offensiva di giugno, che le forze russe potrebbero cominciare da un giorno all’altro nel Donbass.
Lo spettacolo della vita impossibile e delle miserie della popolazione di Kharkiv sotto il fuoco russo – nel 2022 la gente fu costretta a passare un paio di mesi al freddo nelle stazioni della metropolitana per scampare alle bombe – sarebbe pesato sul morale in Ucraina, stanco dopo due anni di conflitto e alle prese con la mobilitazione militare, e sarebbe anche diventato uno degli argomenti preferiti dei commentatori sparpagliati in occidente che sostengono la necessità per Kiev di arrendersi a Putin, nelle forme e nei modi di un non meglio specificato “accordo di pace”. Per ora, tuttavia, l’unico effetto dell’operazione russa partita il 10 maggio è stato abbattere il tabù che riguarda l’uso delle armi occidentali in territorio russo.
L’Amministrazione Biden e gli alleati europei dell’Ucraina avevano imposto come regola generale un divieto sulle armi consegnate in questi mesi: non usatele in Russia, per evitare il rischio di una cosiddetta escalation. In realtà le forze ucraine usano tutti i giorni armi occidentali contro le basi russe in Crimea e nelle regioni occupate dell’Est che Mosca considera “territorio russo” a tutti gli effetti e non c’è mai stata un’escalation, ma l’accordo era chiaro: la regola imposta dagli alleati riguardava la Russia-Russia e non altri territori. Adesso però il divieto non c’è più.
Le nuove regole dicono che gli ucraini possono colpire a ottanta chilometri di profondità – che non a caso è la gittata dei missili Himars – e quindi possono bombardare con facilità la zona di Belgorod ma non possono arrivare allo scalo militare più importante, quello di Voronez. Possono colpire gli ammassamenti di truppe russe a ridosso del confine e questo avrebbe bloccato l’offensiva di maggio sul nascere, perché era da due mesi che gli ucraini osservavano quei movimenti senza poter fare nulla. Possono fare controfuoco d’artiglieria, che è una delle tattiche più importanti negli altri settori del fronte, come in Donbass: si tratta di vedere in tempo reale da dove sparano i cannoni e i lanciarazzi russi e tentare di colpirli prima che si spostino. Fino a ieri questa cosa, una legge elementare della guerra, tu spari a me e io sparo a te, per i soldati ucraini non era possibile.
Soprattutto gli ucraini adesso possono reagire contro i bombardieri russi che da mesi sganciano bombe alianti contro Kharkiv – con effetti devastanti – senza nemmeno uscire dallo spazio aereo. Possono tornare a fare quello che fecero il 13 maggio 2023, quando una batteria di missili americani Patriot schierata dagli ucraini sul confine abbattè nel giro di poche ore due aerei e due elicotteri russi mentre volavano nello spazio aereo della Russia. Dopo quell’episodio, secondo la stampa tedesca, l’Amministrazione Biden aveva detto al governo di Kiev che i Patriot dovevano essere usati per intercettare i missili russi in volo contro le città ucraine e non per missioni aggressive. Però di recente i piloti russi hanno imparato come lanciare le bombe alianti in tutta sicurezza facendosi scudo del confine e quindi era abbastanza naturale che l’Ucraina avrebbe chiesto agli alleati un aggiornamento delle regole – altrimenti sarebbe stato come garantire ai piloti russi la totale immunità.
Ieri il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha detto che il via libera potrebbe essere esteso anche oltre al territorio russo contiguo a Kharkiv – in modo da prevenire possibili offensive in altri settori, come Sumy.