✕

Israele, l’ultradestra minaccia Netanyahu sulla tregua a Gaza. Hamas prende tempo e Ramallah non si fida

Benjamin Netanyahu

 

Ascolta l'audio

Ben Gvir gela tutti: “Se Bibi firma il cessate il fuoco cade il governo” Lapid: “Opposizione pronta a sostituire gli ultras”. Gantz chiede di riunire il gabinetto di guerra
2 minuti di lettura

Ramallah — Proposta israeliana, reazione israeliana. A neanche dodici ore dal discorso di Joe Biden che ha illustrato al mondo la road map per arrivare alla pace a Gaza — elaborata con il team di negoziatori dello Stato ebraico, appoggiata dalla Casa Bianca e presentata ad Hamas — Benjamin Netanyahu è costretto ad affrontare la rabbia dei ministri più radicali e intransigenti che minacciano di far cadere il governo. E una nota diramata dal suo ufficio ieri durante Shabbat, quando la politica di solito tace fino al tramonto, racconta l’esercizio di equilibrismo a cui è chiamato il primo ministro israeliano, se intende davvero portare a casa l’accordo coi miliziani.

«Le condizioni di Israele per la fine della guerra non sono cambiate: la distruzione delle capacità mil…

Ramallah — Proposta israeliana, reazione israeliana. A neanche dodici ore dal discorso di Joe Biden che ha illustrato al mondo la road map per arrivare alla pace a Gaza — elaborata con il team di negoziatori dello Stato ebraico, appoggiata dalla Casa Bianca e presentata ad Hamas — Benjamin Netanyahu è costretto ad affrontare la rabbia dei ministri più radicali e intransigenti che minacciano di far cadere il governo. E una nota diramata dal suo ufficio ieri durante Shabbat, quando la politica di solito tace fino al tramonto, racconta l’esercizio di equilibrismo a cui è chiamato il primo ministro israeliano, se intende davvero portare a casa l’accordo coi miliziani.

«Le condizioni di Israele per la fine della guerra non sono cambiate: la distruzione delle capacità militari e governative di Hamas, la liberazione di tutti gli ostaggi e l’assicurazione che Gaza non sarà più una minaccia per noi», si legge nella nota, diffusa solo sui social e solo in inglese. È la risposta a chi ritiene che la proposta, per come l’ha formulata Biden, sia troppo favorevole ad Hamas. «L’idea che Israele accetterà il cessate il fuoco permanente prima che queste condizioni siano rispettate è illusoria».

La comunicazione ha disorientato molti. Messa giù così, infatti, pur confermando l’esistenza della road map israelo-americana, suona come la sconfessione della seconda delle tre fasi, nella quale la tregua temporanea delle prime sei settimane (con rilascio, pare, di 33 ostaggi tra donne, bambini, anziani e feriti) dovrebbe diventare definitiva con la liberazione di tutti i rapiti ancora vivi e il rilascio di centinaia di detenuti palestinesi. Stando all’ufficio di Netanyahu, invece, il cessate il fuoco permanente non ci sarà prima della distruzione completa, militare e politica, di Hamas nella Striscia. Quindi perché i negoziatori del gruppo responsabile del massacro del 7 Ottobre dovrebbero accettare?

In realtà la contorsione è più mediatica che reale. Netanyahu ha un accordo con Biden, la proposta negoziale è congiunta e sa che su di essa il presidente americano, unico alleato che per lui davvero conta, ha fatto un investimento politico e di immagine. La precisazione diffusa dal suo ufficio, dunque, gli serve per provare a tenere calmi i ministri della destra radicale e messianica Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, la cui unica linea è quella della caccia perpetua ad Hamas, con ogni mezzo e costi quel che costi, avanzando persino il proposito tornare con gli insediamenti a Gaza.

(reuters)

Ben-Gvir, in serata, ha minacciato di far cadere il governo «se Netanyahu firmerà un’intesa per la fine del conflitto senza la distruzione di Hamas». Seguito a ruota da Smotrich. Era prevedibile.

Meno prevedibile era che a difendere il premier fosse Yair Lapid, leader di Yesh Atid e capo dell’opposizione: intuendo quanto la proposta israelo-americana sia già a rischio, ha aperto all’ipotesi del sostegno. «Ricordo a Netanyahu — ha scritto su X — che avrà una rete di salvataggio da noi per l’intesa sul rilascio degli ostaggi, se Ben-Gvir e Smotrich lasciano il governo. Con le loro minacce si dimenticano della sicurezza nazionale, degli ostaggi e dei residenti del nord e del sud». Anche Benny Gantz, ministro di opposizione dentro al Gabinetto di guerra, si dice pronto ad affrontare la questione e chiede la convocazione del Gabinetto «per formulare insieme ai nostri negoziatori i prossimi passi».

(reuters)

Hamas, nel frattempo, prende tempo. La leadership «esprime sostegno per la proposta di accordo con Israele presentata da Biden», ma secondo fonti interne «la posizione ufficiale di Hamas dipenderà da quanto diranno i nostri leader nella Striscia di Gaza, Yahya Sinwar e Mohammed Deif, perché sono loro a dover poi garantire il rispetto delle condizioni». La Jihad Islamica, anch’essa coinvolta nel 7 Ottobre e nel rapimento degli israeliani ai kibbutz, dichiara di vedere «con sospetto» la road map di Biden, «perché è voluta dal governo israeliano».

Lo stesso scetticismo che si respira a Ramallah parlando con esponenti dell’Autorità nazionale palestinese, i quali da una parte non si sentono protagonisti del negoziato e dall’altra osservano che l’offerta israelo-americana non si discosta molto da quella egiziana, rigettata da Netanyahu un mese fa. «L’abbiamo sentito già diverse volte questo piano senza mai un risultato vero», dice a Repubblica Sabri Saidam, vice segretario del comitato centrale di Fatah ed ex consigliere di Abu Mazen. «Mentre noi vogliamo davvero la pace e la fine del dolore inflitto a Gaza, Netanyahu punta a continuare la guerra per cacciare tutti i palestinesi da Gaza e tornare con gli insediamenti».

Leggi i commenti