Piano di pace per Gaza, l’ottimismo degli Stati Uniti
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliAntony Blinken
New York — «Non starò a fare il confronto tra le dichiarazioni pubbliche e private di Hamas. Le parti sanno cosa c’è nell’accordo e che può portare alla fine della guerra a Gaza». È noto come in Medio Oriente quanto si dice in pubblico differisca spesso dal privato, anche a seconda della lingua usata e l’audience a cui si parla.
Se questo commento, fatto da un alto funzionario della Casa Bianca durante un briefing tenuto con i giornalisti per spiegare il piano di pace presentato da Biden, viene esteso anche ad Israele, si capisce da dove deriva la fiducia di Washington che la ripresa della sua grande iniziativa diplomatica, condotta dal segretario di Stato Blinken ma soprattutto dal capo della Cia Burns, possa avere successo nel ridisegnare l’intera regione.
«Si tratta - ha spiegato la fonte - di un accordo dettagliato di quattro pagine e mezza. È stato negoziato nei minimi dettagli. Quello c…
New York — «Non starò a fare il confronto tra le dichiarazioni pubbliche e private di Hamas. Le parti sanno cosa c’è nell’accordo e che può portare alla fine della guerra a Gaza». È noto come in Medio Oriente quanto si dice in pubblico differisca spesso dal privato, anche a seconda della lingua usata e l’audience a cui si parla.
Se questo commento, fatto da un alto funzionario della Casa Bianca durante un briefing tenuto con i giornalisti per spiegare il piano di pace presentato da Biden, viene esteso anche ad Israele, si capisce da dove deriva la fiducia di Washington che la ripresa della sua grande iniziativa diplomatica, condotta dal segretario di Stato Blinken ma soprattutto dal capo della Cia Burns, possa avere successo nel ridisegnare l’intera regione.
«Si tratta - ha spiegato la fonte - di un accordo dettagliato di quattro pagine e mezza. È stato negoziato nei minimi dettagli. Quello che c’è sul tavolo ora è la conclusione del processo». Il premier Netanyahu ha detto che le sue condizioni per la pace non sono cambiate, ma secondo la Casa Bianca «Israele può fare questa offerta senza ulteriori rischi per la propria sicurezza perché ha fortemente degradato Hamas negli ultimi otto mesi. Non è più in grado di organizzare un altro 7 ottobre, la sua capacità militare è stata notevolmente erosa, e i suoi leader sono morti o nascosti».
Quanto al futuro, «la proposta garantisce che Hamas non possa riarmarsi e la sua abilità di minacciare Israele sarebbe fortemente preclusa. Il presidente ha ribadito che lo Stato ebraico avrà sempre ciò di cui ha bisogno per difendersi, manterrà il diritto di farlo, e di rendere giustizia ai responsabili del 7 ottobre».
Per riportare la stabilità «dobbiamo avere una Gaza senza Hamas al potere, non più in grado di minacciare Israele. Bisogna riformare l’Autorità Palestinese, la Cisgiordania e serve un’amministrazione provvisoria a Gaza per la stabilizzazione». Se avverrà, diventerà possibile completare il disegno con la normalizzazione delle relazioni tra Israele e Arabia, e riprendere il cammino verso uno Stato palestinese». Non sarà facile, perché l’accordo è definitivo solo sulla prima fase. Le soluzioni necessarie a sbloccare le altre due vanno ancora trovate: «Non le risolveremo adesso, ma nelle prime sei settimane. E finché questi colloqui continueranno, i benefici della prima fase proseguiranno per tutti. Quindi la nostra speranza e aspettativa è che il piano passi alla fase due e tre. Ciò resta da discutere, una volta entrato in vigore il cessate il fuoco e nella prima fase, ma siamo abbastanza fiduciosi che potremmo portare a termine quel lavoro. La tabella di marcia è ormai sul tavolo».
Netanyahu ha posto paletti in pubblico, ma «il presidente ha chiarito che l’onere ora ricade su Hamas. Quanto sta sul tavolo è estremamente vicino, sotto quasi tutti gli aspetti, all’accordo che aveva detto di volere non molto tempo fa». Perché «questa intesa ferma la guerra ed è quasi identica alle proposte avanzate da Hamas poche settimane fa. Se questo è ciò che vuole, può accettarlo. In alternativa, i suoi leader possono scegliere di vivere nel sottosuolo, tenendo ostaggi innocenti, mentre la guerra continua e la popolazione di Gaza soffre. L’onere spetta a loro». Anche perché «non siamo nella fase in cui Hamas ha detto qualcosa e Israele ha presentato qualcosa di completamente diverso. Hamas ha dichiarato che era pronto a concludere un certo accordo, e sul tavolo ora c’è fondamentalmente questo, con alcuni aggiustamenti minori. Quindi non risponderò alle dichiarazioni pubbliche fatte qua e là da alcuni funzionari di Hamas. Sanno cosa c’è nell’intesa, quasi identica a quella avanzata da loro».
Il percorso resta difficile: «Non abbiamo dubbi che la proposta sarà definita in vari modi da Israele e Hamas. Ma sappiamo cosa contiene, quali sono le aspettative, e siamo molto fiduciosi. Questo accordo è la strada per la sicurezza a lungo termine di Israele e per riportare a casa gli ostaggi». Ma anche per isolare l’Iran e ridisegnare l’intero Medio Oriente, rilanciando la grande diplomazia che potrebbe ottenere lo stesso risultato anche in Ucraina, se Putin si convincesse a sceglierla con onestà.