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“In Messico una presidente donna è una svolta. Ma le candidate potevano osare di più sull’uguaglianza”

Cristina Rivera Garza ha vinto il Pulitzer quest’anno per il libro “L’invincibile estate di Liliana”, un testo in cui riapre il caso di femminicidio di sua sorella. In questa intervista con Repubblica commenta le elezioni storiche nel suo Paese
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Dice la scrittrice Cristina Rivera Garza che è un libro scritto in “sorellanza” quello che ha vinto il Pulitzer due settimane fa. L'Invincibile estate di Liliana (Edizioni Sur), è la storia della riapertura di un caso di femminicidio, quello della sorella dell’autrice, il cui colpevole non ha mai pagato per il crimine commesso. È un testo largamente composto dalle lettere che la sorella più giovane scriveva ad amici e parenti e in questo senso è un testo scritto a quattro mani, tra due sorelle. Oggi si vota in Messico e vincerà una donna, nel Paese più violento al mondo e con il tasso di femminicidio tra i più alti del pianeta. Claudia Sheinbaum, della sinistra di Morena, è ampiamente favorita sulla sfidante conservatrice Xóchitl Gálvez . “E’ sicuramente una svolta positiva”, per Rivera Garza, “ma sui temi delle donne credo che entrambe le candidate siano state troppo caute: nessuna ha presentato un programma specifico”

Per quanto riguarda il Messico, a cosa si deve tanta violenza co…

Dice la scrittrice Cristina Rivera Garza che è un libro scritto in “sorellanza” quello che ha vinto il Pulitzer due settimane fa. L'Invincibile estate di Liliana (Edizioni Sur), è la storia della riapertura di un caso di femminicidio, quello della sorella dell’autrice, il cui colpevole non ha mai pagato per il crimine commesso. È un testo largamente composto dalle lettere che la sorella più giovane scriveva ad amici e parenti e in questo senso è un testo scritto a quattro mani, tra due sorelle. Oggi si vota in Messico e vincerà una donna, nel Paese più violento al mondo e con il tasso di femminicidio tra i più alti del pianeta. Claudia Sheinbaum, della sinistra di Morena, è ampiamente favorita sulla sfidante conservatrice Xóchitl Gálvez . “E’ sicuramente una svolta positiva”, per Rivera Garza, “ma sui temi delle donne credo che entrambe le candidate siano state troppo caute: nessuna ha presentato un programma specifico”

Per quanto riguarda il Messico, a cosa si deve tanta violenza contro le donne?

“L’attivista argentina Rita Segato ha delineato in modo convincente quello che lei stessa ha definito una ‘guerra contro le donne’ nel mondo contemporaneo. Questa guerra si manifesta a livello basilare, con le grandi differenze di genere che si manifestano già nella suddivisione dei compiti e del lavoro. E’ importante portare il tema alla sua essenza strutturale. In Messico e in altri Paesi, contribuisce a generare ineguaglianza una indifferenza generalizzata per la sofferenza delle donne. A livello di giustizia questo si traduce in impunità e negligenza. I responsabili sanno che c’è una grande probabilità che non gli succeda nulla e che non debbano mai affrontare la giustizia quando commettono questo tipo di crimine. Si aggiunge una società che invece di denunciare i colpevoli di femminicidio (perché gli autori hanno famiglie, amici e vicini) chiude gli occhi e permette la continuazione delle violenze”.

Lei ha impiegato 30 anni per riaprire il caso di femminicidio di sua sorella….

“Ci sono vari motivi: da una parte la situazione personale e famigliare, i tempi di elaborazione del lutto cambiano a seconda degli individui. Però ci sono voluti anche anni perché si arrivasse ad avere il linguaggio necessario per smantellare, criticare, sovvertire le narrative patriarcali che insistono a raccontare le violenze di genere all’interno del formato del crimine passionale, come se le donne fossero colpevoli della violenza”.

Perché sua sorella non ottenne giustizia?

“E’ quello che capita a moltissime famiglie: è la negligenza delle autorità giudiziarie, l’indifferenza. A mio padre venne richiesta una quantità di denaro esorbitante per continuare l’indagine, nonostante questo fosse parte del loro lavoro. La tangente richiesta era davvero troppo alta per la nostra famiglia, non abbiamo potuto pagarla. E queste cose sono all’ordine del giorno, fanno parte di un sistema di corruzione che fa sì che la giustizia non funzioni in Messico”.

Si vota oggi e vincerà una donna. E’ un segnale di speranza?

“Mia madre è nata nel 1943 in Messico in un paese dove le donne non potevano votare. Le donne furono ammesse al voto solo dieci anni dopo nel 1953. 71 anni dopo abbiamo due candidate alla presidenza. Credo che sia molto importante. Il paradosso è che queste candidate che sono arrivate alla fine sono sempre state eccessivamente caute rispetto alla questione femminile, nessuna ha presentato un programma diretto e forte per le donne che sono esattamente quelle che hanno reso possibile la loro ascesa. Il fatto è che in Messico nessuna delle due sarebbe dov’è se non fosse stato per movimenti femministi molto forti degli ultimi anni. Mi sembra che come minimo avrebbero dovuto presentare programmi diretti e concreti per la popolazione che le ha spinte fino a quel punto, cioé la popolazione femminile”.

Qual è il problema principale che dovrà risolvere la futura presidente?

“Lo abbiamo visto nei sondaggi. Le preoccupazioni maggiori degli elettori sono la sicurezza, la corruzione e in misura minore l’economia. La presidente che vince dovrà affrontare in modo diverso l’emergenza della sicurezza, rispetto a quella che dagli anni 60 fino ad ora è stata denominata la guerra contro i narcos, con piani appoggiati e spinti dagli Stati Uniti che furono riattivati da Felipe Calderon che hanno dissanguato il Messico fino ad oggi. Credo che un cambio rispetto a questa impostazione sarebbe benefico. Voglio aggiungere: nonostante muoiano uomini e donne allo stesso modo è soprattutto sulle donne che ricade il lavoro del lutto, della cura: basta guardare i collettivi di ricerca degli scomparsi, i collettivi di madri…Questa emergenza di sicurezza ha un marcato risvolto femminile”.

E’ Sheinbaum la persona adeguata per il lavoro?

“Lo decideranno gli elettori”.

Ci sono speranze di trasformare il Messico in un luogo sicuro?

“In Messico esiste per esempio una legislazione dal 2012 che riconosce il femminicidio come crimine. Abbiamo anche istituito una Procura generale che si occupa di femminicidio. C’è un movimento femminista molto attivo che continuerà ad esserlo e la prossima presidente dovrà considerarlo come un asset per una politica di sicurezza che abbia un asse di genere come parte fondamentale”.

Quali sono i segnali di ottimismo?

“I diritti non vengono mai regalati. Ogni diritto si ottiene con la lotta. La Corte suprema messicana ha recentemente decriminalizzato l’aborto. Ci sono una serie di diritti che poi vanno continuamente difesi. Credo che la speranza risieda nella forza della società civile. Di questi movimenti che hanno occupato le piazze e il linguaggio. E credo che con forza potranno raccontare un'altra storia del futuro”.

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