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Messico oggi al voto: la favorita è Claudia Sheinbaum. Violenza, corruzione e narcotraffico i temi che dovrà affrontare

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L’esponente del partito di sinistra Morena nei sondaggi ha il 54% contro il 36% dell’esponente conservatrice Xóchitl Gálvez
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Novantanove milioni di persone vanno alle urne oggi in Messico in un’elezione dal risultato tanto scontato quanto storico. Claudia Sheinbaum, del partito di sinistra Morena, erede dell’uscente Andrés Manuel López Obrador (anche noto con il suo acronimo Amlo), con il 54%, è la favorita nella disputa finale con Xóchitl Gálvez, 36%, rappresentante del conservatore Partito di Azione Nazionale (Pan) e Jorge Álvarez Máynez, al 10%, leader del Movimento di cittadini. Se ci si fida dei numeri, per la prima volta il Paese avrà una presidentessa donna, e con ogni probabilità sarà di sinistra.

Avrà un compito immane: ridisegnare la strategia di sicurezza in un Paese sotto scacco dei narcos che ha visto duplicare il tasso degli omicidi negli ultimi sei anni di governo, arginare il problema dei femminicidi e le sparizioni e iniziare una ancora lontana svolta green: il tutto con un occhio al portafogli, prosciugato dal predecessore.

Ma è un voto storico anche per le dimensioni. Non si vota solo per…

Novantanove milioni di persone vanno alle urne oggi in Messico in un’elezione dal risultato tanto scontato quanto storico. Claudia Sheinbaum, del partito di sinistra Morena, erede dell’uscente Andrés Manuel López Obrador (anche noto con il suo acronimo Amlo), con il 54%, è la favorita nella disputa finale con Xóchitl Gálvez, 36%, rappresentante del conservatore Partito di Azione Nazionale (Pan) e Jorge Álvarez Máynez, al 10%, leader del Movimento di cittadini. Se ci si fida dei numeri, per la prima volta il Paese avrà una presidentessa donna, e con ogni probabilità sarà di sinistra.

Avrà un compito immane: ridisegnare la strategia di sicurezza in un Paese sotto scacco dei narcos che ha visto duplicare il tasso degli omicidi negli ultimi sei anni di governo, arginare il problema dei femminicidi e le sparizioni e iniziare una ancora lontana svolta green: il tutto con un occhio al portafogli, prosciugato dal predecessore.

Ma è un voto storico anche per le dimensioni. Non si vota solo per il presidente e i 628 parlamentari del Congresso ma anche per Stati federali e municipi con un totale di oltre 22mila seggi da occupare. E’ una situazione senza precedenti secondo l’Istituto elettorale nazionale (Ine). Senza precedenti anche come violenza: in soli tre mesi di campagna elettorale oltre 30 candidati sono stati assassinati.

Messico, urne di sangue

Chi è Claudia Sheinbaum?

Sheinbaum, 61 anni, di origini ebraiche, è l’ex sindaca di Città del Messico, e ha guidato la maggiore megalopoli del pianeta con successo attraverso la pandemia. Fisica e ingegnera energetica, ha una lunga carriera di militanza nella sinistra messicana, ma rimane l’incognita delle elezioni. Ha svolto una campagna nell’ombra di López Obrador che è il presidente più popolare di sempre. “Non c’è alcun dubbio che sia la grande favorita, ma sorprende la mancanza di immaginazione nel suo progetto politico”, commenta a Repubblica Jesús Silva-Herzog Márquez, professore dell’università di Monterrey e opinionista del quotidiano conservatore Reforma. “Il mistero è se, in caso di vittoria, si smarcherà dal progetto politico di Amlo o lo continuerà”, aggiunge. Ed è questa un’incognita ricorrente tra gli opinionisti consultati. Ci sono ragioni per pensare che si distinguerà: la differenza tra lei e il suo predecessore, populista di sinistra, non è tanto l’ideologia quanto lo stile. López Obrador, che deve la popolarità a generosi quanto costosi programmi di assistenza sociale, è visto come un politico impulsivo che in diverse occasioni ha deciso senza le competenze necessarie. La formazione scientifica di Scheinbaum, e la sua capacità di decidere a mente fredda, sono già emerse in momenti critici, come quello delle pandemia.

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Il nodo della sicurezza

“López Obrador è stato la figura più influente della politica messicana degli ultimi 50 anni”, dice a Repubblica Carlos Perez Ricart, analista politico e professore dell’università Cide, di Città del Messico, “In gioco dunque c’è, in sostanza, la continuazione del suo progetto politico”. “I sei anni di Amlo si concludono con un record nel tasso di omicidi, nonostante ci sia stata una frenata negli ultimi due anni”, aggiunge. E’ questo il tallone di Achille del governo uscente: non aver saputo tener fede alle promesse, e aver predicato alla lotta contro il crimine un approccio criticabile, riassunto nello slogan: “Abrazos y no balazos”, abbracci e non pallottole. Si è trattato di una strategia di non-scontro con i cartelli che non ha contenuto né la corruzione né la violenza.

López Obrador ha inoltre militarizzato il Paese: ha smantellato la polizia federale e dato più competenze all’esercito, a cui ha anche appaltato la realizzazione e gestione di numerose infrastrutture: aeroporti e tratti ferroviari, come il celebrato Tren Maya, sono finiti sotto il controllo militare. Secondo i critici, questa strategia ha minato le fondamenta del lavoro di investigazione della polizia e in ultima istanza permesso una maggiore impunità a tutti i livelli. La campagna elettorale è stata violenta e tra i tanti colpi bassi passerà alla storia uno di Gálvez che ha definito Scheinbaum “narcocandidata”. Appunto per le accuse di connivenza tra il partito al potere e i cartelli.

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Gli altri candidati

Gálvez, coetanea di Sheinbaum, di origine indigena, è ingegnera informatica e imprenditrice di successo. La sua linea politica è molto economica: vuole attrarre gli investimenti esteri nel Paese e a favorire le piccole e medie imprese locali. Ma altresì promette di lottare contro la corruzione, difendere i diritti indigeni e perseguire maggiore giustizia sociale. Dal punto di vista della sicurezza propone di smilitarizzare gradualmente il Paese, ritirare le forze armate dai compiti civili e reindirizzarle per combattere la criminalità organizzata: la sua tesi è che il governo non ha fatto abbastanza per reprimere gli alti livelli di violenza dei cartelli che affliggono il Messico.

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Jorge Álvarez Maynez gareggerà per il partito del Movimento Cittadino. I sondaggi non lo favoriscono rispetto ai suoi concorrenti, ma ha cercato di attirare elettori giovani e persone che si sentono frustrate sia dal partito Morena che dall’opposizione. I critici dicono che la sua candidatura non ha fatto altro che sottrarre voti a Gálvez, favorendo indirettamente il partito di governo Morena.

Corruzione e migranti

La corruzione è un altro grande nodo per gli elettori. Per anni, i livelli di corruzione in Messico sono rimasti stabili, nonostante la promessa dell’attuale amministrazione di porre fine alla piaga che va di pari passo con il narcotraffico e la violenza. Le istituzioni pubbliche continuano a operare senza trasparenza. I governi federali e statali hanno ridotto l’autonomia delle principali agenzie anticorruzione e ne hanno limitato i budget e il personale.

C’è inoltre una crisi migratoria. Anche se il Messico ha aumentato le forze dell’ordine e ha detenuto più migranti di quanto non abbia fatto negli ultimi due decenni, un numero elevato di persone continua a passare attraverso il suo confine meridionale per cercare di raggiungere gli Stati Uniti.

La questione di genere

La vincitrice dovrà affrontare una sfida enorme per cercare di fare passi avanti sul tema della parità di genere. In Messico è presente una forte diseguaglianza, con la grande maggioranza delle donne che dipende economicamente dai padri o dai mariti, mentre la rappresentanza femminile a livello politico è esigua. Un primo segnale di cambiamento è giunto a gennaio 2023 con l'elezione a presidente della Corte suprema di giustizia di Norma Pina.

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Nel 2023, in Messico sono state uccise in media circa nove donne al giorno, secondo il segretariato esecutivo del sistema di sicurezza pubblica nazionale. Il Messico è il decimo Paese al mondo con maggior violenza di genere. Ciononostante, i movimenti femministi sono molto attivi e combattivi e hanno vinto alcune battaglie cruciali negli ultimi anni: nel codice penale è stata appunto aggiunto il crimine di femminicidio nel 2012, e in tempi più recenti è stato depenalizzato l’aborto in alcuni stati.

Le altre elezioni

Anche il prossimo presidente messicano avrà un vivo interesse per lo spoglio dei voti del 5 novembre negli Stati Uniti. Le elezioni americane, e in particolare il modo in cui il Messico figurerà nella campagna che precederà il giorno delle elezioni, porranno le basi per i prossimi anni di legami bilaterali. L’elezione di Donald Trump, e un maggiore protezionismo economico nei confronti dei vicini, potrebbe mettere a dura prova chiunque guidi il governo. Infatti oltre a sicurezza ed emigrazione una terza importante questione bilaterale sarà il periodo di revisione dell’accordo Stati Uniti-Messico-Canada, noto anche come Usmca, che deve essere rinnovato entro il 2026. Attualmente Messico e Stati Uniti sono stretti partner commerciali, ma gli equilibri possono cambiare.

“In un ordine globale in rapida evoluzione, un Messico prospero e forti legami tra Stati Uniti e Messico saranno sempre più importanti per gli Stati Uniti”, scrive l’Atlantic Council. Le preoccupazioni economiche e di sicurezza degli Stati Uniti e del Messico sono profondamente intrecciate, così come lo sono i loro popoli. Il voto costituirà un indicatore cruciale per lo sviluppo delle relazioni per il resto degli anni 2020.

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