Alta tensione a Nord. L’esercito israeliano: “Siamo pronti alla guerra in Libano”
dal nostro inviato Fabio TonacciRamallah — Le colline in fiamme dell’Alta Galilea avvicinano l’ipotesi dell’invasione del Libano. Da otto mesi Israele subisce attacchi con razzi e droni da parte di Hezbollah: circa 5.000 mila dal 7 ottobre, a cui hanno risposto con raid mirati oltre confine che hanno ucciso più di 330 miliziani. Ma ora, con la stagione secca, ogni lancio, anche intercettato, fa scoppiare un incendio. Non a caso il capo di Stato maggiore Herzi Halevi in visita al fronte Nord ha rilasciato dichiarazioni in tal senso parlando con il capo dei pompieri: «Stiamo arrivando al punto in cui devono essere prese decisioni, l’esercito è pronto per una guerra in Libano».
È un’opzione su cui il governo israeliano riflette da tempo, e che alcuni ministri chiedono con forza a Netanyahu. Anche una parte dei pochi abitanti rimasti nei kibbutz e nei villaggi vicino al confine vuole un intervento diretto su suolo libanese che spinga Hezbollah oltre il fiume Litani, come prevede la risoluzione Onu 1701. Solo così i…
Ramallah — Le colline in fiamme dell’Alta Galilea avvicinano l’ipotesi dell’invasione del Libano. Da otto mesi Israele subisce attacchi con razzi e droni da parte di Hezbollah: circa 5.000 mila dal 7 ottobre, a cui hanno risposto con raid mirati oltre confine che hanno ucciso più di 330 miliziani. Ma ora, con la stagione secca, ogni lancio, anche intercettato, fa scoppiare un incendio. Non a caso il capo di Stato maggiore Herzi Halevi in visita al fronte Nord ha rilasciato dichiarazioni in tal senso parlando con il capo dei pompieri: «Stiamo arrivando al punto in cui devono essere prese decisioni, l’esercito è pronto per una guerra in Libano».
È un’opzione su cui il governo israeliano riflette da tempo, e che alcuni ministri chiedono con forza a Netanyahu. Anche una parte dei pochi abitanti rimasti nei kibbutz e nei villaggi vicino al confine vuole un intervento diretto su suolo libanese che spinga Hezbollah oltre il fiume Litani, come prevede la risoluzione Onu 1701. Solo così i 60 mila sfollati potranno tornare a casa. E che qualcosa di grave si stia muovendo a Nord lo conferma la notizia rivelata dal quotidiano libanese al-Akhbar secondo il quale il Regno Unito ha avvertito le autorità di Beirut che «a metà giugno» Israele lancerà un’offensiva «su larga scala»,
Il portavoce del dipartimento di Stato americano Matthew Miller definisce le tensioni tra Israele ed Hezbollah «estremamente pericolose», soprattutto in un momento in cui si discute del negoziato per la fine del conflitto a Gaza. Gli Stati Uniti stanno facendo pressioni su Hamas perché accetti la Road Map israelo-americana in tre fasi e vorrebbero che il Consiglio di sicurezza dell’Onu la sostenesse con una risoluzione, ma sembrano prevalere ragionamenti tattici da entrambe le parti.
Alla vigilia di un lungo viaggio in Europa, Joe Biden in un’intervista a Time ha lasciato intendere che Netanyahu sta cercando di mantenere il potere attraverso la guerra, salvo poi smentire quanto riportato dal settimanale a margine del discorso in cui ha illustrato il nuovo provvedimento sull’immigrazione. «Non credo che stia facendo giochi politici, sta cercando di risolvere un problema serio»
Le differenze di opinione tra i due leader su alcune questioni chiave sono innegabili, come ha sottolineato lo stesso Biden. «Il mio principale disaccordo con Netanyahu è cosa succederà dopo la fine della guerra a Gaza. Le forze israeliane si ritireranno? È necessaria una soluzione a due Stati. E questo è il mio più grande disaccordo con Netanyahu», ha insistito il presidente americano. Che, comunque, ha riconosciuto al premier israeliano di «essere preparato a tutto pur di salvare gli ostaggi. Hamas potrebbe porre fine a tutto questo domani, l’ultima offerta che Israele ha fatto è stata molto generosa. Bibi è sottoposto a una pressione enorme sui rapiti».
La Casa Bianca ha fatto sapere che i due leader si parleranno nei prossimi giorni, senza specificare la data dell’eventuale visita di Netanyahu a Washington, che alcuni siti hanno indicato nel 13 giugno. Che coincide però con una festa ebraica, ed è dunque improbabile.