Gli ucraini hanno cominciato a usare le armi ricevute dagli americani per colpire obiettivi militari in territorio russo, in una fascia che al massimo arriva a cinquanta chilometri di profondità dal confine. Tra i primi bersagli colpiti ci sono un ponte, una base militare e un sistema missilistico S-300/S-400, che può servire sia per abbattere aerei e missili ucraini sia per puntare e lanciare missili contro Kharkiv. Per ora tutto avviene all’interno di quel vasto sistema territoriale di caserme, depositi militari e snodi ferroviari e stradali a ridosso dell’Ucraina che alimenta dal febbraio 2022 l’invasione su vasta scala lanciata dalla Russia.
Da due anni a Kiev la questione “possiamo usare le armi ricevute dagli alleati occidentali oltre il confine?” è molto dibattuta – gli ucraini insistevano per farlo, ma europei e americani frenavano per timore di un peggioramento del conflitto. La recente offensiva lanciata dall’esercito russo contro Kharkiv e i bombardamenti pesanti arriv…
Gli ucraini hanno cominciato a usare le armi ricevute dagli americani per colpire obiettivi militari in territorio russo, in una fascia che al massimo arriva a cinquanta chilometri di profondità dal confine. Tra i primi bersagli colpiti ci sono un ponte, una base militare e un sistema missilistico S-300/S-400, che può servire sia per abbattere aerei e missili ucraini sia per puntare e lanciare missili contro Kharkiv. Per ora tutto avviene all’interno di quel vasto sistema territoriale di caserme, depositi militari e snodi ferroviari e stradali a ridosso dell’Ucraina che alimenta dal febbraio 2022 l’invasione su vasta scala lanciata dalla Russia.
Da due anni a Kiev la questione “possiamo usare le armi ricevute dagli alleati occidentali oltre il confine?” è molto dibattuta – gli ucraini insistevano per farlo, ma europei e americani frenavano per timore di un peggioramento del conflitto. La recente offensiva lanciata dall’esercito russo contro Kharkiv e i bombardamenti pesanti arrivati sulla città – la seconda del Paese con un milione e trecentomila abitanti, prima della guerra – hanno convinto l’Amministrazione Biden a revocare ufficialmente il divieto venerdì, ultimo giorno di maggio. E anche Francia, Regno Unito e Germania hanno approvato la nuova linea di condotta. Meno di ventiquattr’ore dopo sono arrivate le prime immagini dei resti di missili Himars, con la stampigliatura che certifica la provenienza americana, dalla zona di Belgorod, appena oltre il confine, da dove i militari di Mosca lanciano gli attacchi contro Kharkiv.
Gli Himars sono missili sparati da camion corazzati che possono raggiungere obiettivi a ottanta chilometri di distanza e hanno un margine di errore di nove metri – in pratica una volta che sono puntati su un bersaglio specifico lo colpiscono sempre. Ma non potevano essere usati nella regione di Kharkiv, perché i soldati russi – ben consapevoli del divieto americano – usavano il confine come uno schermo di protezione.
Le fonti ufficiali russe ora dicono che gli Himars lanciati dagli ucraini attraverso il confine sono stati tutti abbattuti e che erano diretti contro bersagli civili. Altre fonti invece, come i video girati dagli abitanti della zona, le immagini prese dai satelliti e alcuni media russi meno ossequiosi con la linea ufficiale, rivelano che i missili hanno centrato bersagli significativi. Il filmato di un autista di bus mostra che alcuni hanno danneggiato, ma non distrutto, un ponte usato per spostare truppe. Un secondo video, arrivato ieri, mostra i resti in fiamme di un sistema missilistico S-300/S-400, una delle combinazioni più sofisticate e costose a disposizione della Russia.
Da mesi gli ucraini mirano ai radar lungo tutta la linea del fronte perché li vogliono accecare. Prima lo hanno fatto con missili e droni in Crimea, poi sono passati a colpire sistemi radar molto in profondità in Russia – inclusi alcuni che fanno parte della catena di allerta in caso di attacco nucleare, ma l’Amministrazione Biden ha detto a Kiev di lasciarli stare – e adesso a quelli nella zona di Belgorod. Potrebbe essere un lavoro di dissodamento preventivo, per così dire, in vista dell’arrivo – si dice entro questo mese – dei primi caccia F-16 pilotati da ucraini.
Intanto, da Mosca arriva l’ennesimo avvertimento agli Stati Uniti: «Stiano attenti a non commettere errori di calcolo in Ucraina - ha sentenziato il vice ministro degli Esteri Serghej Ryabkov - che potrebbero avere conseguenze fatali. Gli Usa sottovalutano la serietà della risposta che potrebbero ricevere».