India, la vittoria dimezzata di Modi. Terzo mandato per il premier, ma si rafforza l’opposizione guidata dai Gandhi
di Carlo PizzatiMentre in India la Commissione elettorale sta ancora contando i voti, le proiezioni danno per vincente la coalizione del primo ministro Narendra Modi con 291 seggi contro i 233 della coalizione all’opposizione guidata dal Congress Party, su un totale di 543 seggi.
Il partito di governo, il Bjp, resta il più votato e con gli alleati supererebbe la maggioranza necessaria di 272 seggi. Ma di un pelo, non con l’ondata travolgente di 400 voti promessi dalla leadership. Cosa ancora più importante, il Congress raddoppia i risultati, la sua coalizione va alla riscossa con un’opposizione forte.
Alle 20 e 30, Modi parla, visibilmente stanco, a una folla di elettori nel quartier generale a Delhi: “Sono felice. È un grande g…
Mentre in India la Commissione elettorale sta ancora contando i voti, le proiezioni danno per vincente la coalizione del primo ministro Narendra Modi con 291 seggi contro i 233 della coalizione all’opposizione guidata dal Congress Party, su un totale di 543 seggi.
Il partito di governo, il Bjp, resta il più votato e con gli alleati supererebbe la maggioranza necessaria di 272 seggi. Ma di un pelo, non con l’ondata travolgente di 400 voti promessi dalla leadership. Cosa ancora più importante, il Congress raddoppia i risultati, la sua coalizione va alla riscossa con un’opposizione forte.
Alle 20 e 30, Modi parla, visibilmente stanco, a una folla di elettori nel quartier generale a Delhi: “Sono felice. È un grande giorno. Abbiamo vinto per la terza volta. Vi ringraziamo per il vostro voto in quella che è una vittoria storica per la più grande democrazia al mondo. Siamo un esempio per il resto del mondo di cui essere orgogliosi. Continueremo il lavoro fatto negli ultimi 10 anni.” Poi elenca le vittorie nei singoli Stati, evitando di parlare degli smottamenti negli ex capisaldi.
È davvero un buon risultato per la democrazia indiana. Meno buono per la governabilità. Un’opposizione finora schiacciata, bistrattata e umiliata si rafforza nella Camera bassa, la Lok Sabha. Un governo che oscillava verso derive autocratiche esce ridimensionato. Un dato positivo per il tasso di democrazia in India, come dice lo stesso Rahul Gandhi del Congress Party nel discorso post-elettorale, e di conseguenza nel resto del mondo. Il sistema elettorale indiano è in salute.
I mercati non la vedono così, preoccupati dal fatto che il premier Narendra Modi ne esca indebolito, pur afferrando la terza vittoria con un record: sarebbe il secondo premier indiano a farsi rieleggere tre volte, dopo il fondatore della Repubblica Jawaharlal Nehru. Modi vince. Ma forse è una “sconfitta morale,” come dicono gli avversari. Perché l’opposizione guidata dal Congress Party della famiglia Gandhi rimonta la sconfitta schiacciante del 2019.
Tutto questo accade nello stesso giorno in cui uno dei multimiliardari che più ha beneficiato dal governo di destra, Mukesh Ambani, sta occupando l’intera città di Portofino in uno sfarzoso sfoggio di potere e ricchezza per il pre-matrimonio del figlio.
Gli elettori sembrano aver mandato un segnale netto: l’alto tasso di disoccupazione, soprattutto tra giovani istruiti, l’inflazione, il calo del reddito nel settore agricolo che dà lavoro a metà della popolazione, e le forti diseguaglianze economiche hanno un costo politico. Come anche le politiche divisive contro le minoranze religiose, di classe e casta.
Bisognerà allora cambiare qualcosa nell’India che inizia da domani guidata da un governo più conciliatorio, costretto ad essere più collaborativo e aperto al negoziato con le diverse forze della coalizione, oggi più rilevanti di ieri.