✕

Gaza, da Netanyahu un sì a metà alla tregua. Hamas chiede garanzie a Biden

Benjamin Netanyahu - EPA/ABIR SULTAN

 
Il premier israeliano approva solo la prima fase: “Poi ne parleremo”. L’Idf conferma la morte di altri quattro ostaggi
1 minuti di lettura

Dovev — Se non un passo indietro, un passo di lato. Alla prima uscita pubblica dopo il discorso di Biden sulla road map per terminare la guerra, Netanyahu ha sentito il bisogno di precisare che delle tre fasi in cui è divisa la proposta israelo-americana, per ora solo sulla prima — sei settimane di cessate il fuoco e un primo scambio tra ostaggi a Gaza e detenuti palestinesi nelle carceri di Israele — vede l’unanimità di intenti. Sulla tregua permanente, la seconda fase, c’è ancora molto da lavorare.

Netanyahu si è prima incontrato con il ministro della destra radicale e messianica Itamar Ben-Gvir, che ha minacciato di far cadere il governo se verrà firmato l’accordo con Hamas così come lo ha prospettato il presidente americano. Subito dopo, parlando alla Knesset, il primo ministro ha detto…

Dovev — Se non un passo indietro, un passo di lato. Alla prima uscita pubblica dopo il discorso di Biden sulla road map per terminare la guerra, Netanyahu ha sentito il bisogno di precisare che delle tre fasi in cui è divisa la proposta israelo-americana, per ora solo sulla prima — sei settimane di cessate il fuoco e un primo scambio tra ostaggi a Gaza e detenuti palestinesi nelle carceri di Israele — vede l’unanimità di intenti. Sulla tregua permanente, la seconda fase, c’è ancora molto da lavorare.

Netanyahu si è prima incontrato con il ministro della destra radicale e messianica Itamar Ben-Gvir, che ha minacciato di far cadere il governo se verrà firmato l’accordo con Hamas così come lo ha prospettato il presidente americano. Subito dopo, parlando alla Knesset, il primo ministro ha detto che la guerra sarà fermata solo temporaneamente per far tornare gli ostaggi, «poi discuteremo del resto». Aggiungendo: «Il piano presentato da Biden è parziale, ci sono dettagli che non sono stati pubblicati. Stiamo agendo in molti modi per riavere i nostri rapiti ma abbiamo mantenuto gli obiettivi, primo fra tutti l’eliminazione di Hamas. È falso che nella proposta ci sia il cessate il fuoco definitivo senza che le nostre condizioni siano soddisfatte».

Rafah, quel che resta dopo il raid israeliano: le immagini dalla tendopoli

Le condizioni di Netanyahu sono l’annientamento del gruppo responsabile del massacro del 7 ottobre, la liberazione dei 124 ostaggi ancora a Gaza (altri quattro ieri sono stati dichiarati morti: Chaim Peri, Yoram Metzger, Amiram Cooper del kibbutz di Nir Oz e Nadav Popplewell di Nirim. L’Idf sta cercando di capire se possano essere rimasti coinvolti per sbaglio in un’operazione militare israeliana a Khan Yunis) e, infine, l’assicurazione che Gaza non sarà più una minaccia per Israele. Messe così è improbabile che Hamas le accetterà e questo rende la fase due della road map assai complicata.

Il ministro degli esteri egiziano Sameh Shoukry in mattinata ha fatto sapere che il livello politico di Hamas considera «positivamente» la proposta e che sta aspettando la risposta israeliana. Dopo le dichiarazioni di Netanyahu al parlamento, però, altre fonti del gruppo islamista hanno raffreddato gli entusiasmi, chiedendo subito garanzie da parte degli americani sul rispetto dei termini delle tre fasi. «Per noi comunque decideranno Sinwar e Deif, che sono nella Striscia di Gaza».

Il portavoce del Consiglio americano per la sicurezza nazionale John Kirby ha insistito sul fatto che Hamas «deve accettare l’accordo proposto da Israele: è buono per la popolazione a Gaza, è buono per gli israeliani».

L’Idf, infine, ha annunciato di aver aperto un’inchiesta interna su 48 casi di prigionieri palestinesi di Gaza morti mentre erano in stato di detenzione.

Leggi i commenti