Macron vuole una coalizione europea per inviare addestratori in Ucraina, ma gli altri paesi frenano
di Gianluca Di Feo e dalla nostra corrispondente Anais GinoriROMA - PARIGI — Emmanuel Macron punta a una coalizione europea di istruttori militari in Ucraina per rispondere alle richieste sempre più pressanti di Kiev. La proposta è sul tavolo, anche se per adesso il leader francese non riesce a far convergere con la Francia molti altri Paesi dell’Ue. Il tempo stringe davanti all’offensiva russa e gli ucraini chiedono figure qualificate che facciano funzionare le armi in arrivo da Usa ed Europa. Formare personale locale per usare Patriot o Samp-t richiede almeno un anno. La formula del mentoring — come viene definita in ambito Nato — permetterebbe di affiancare gli istruttori stranieri a ucraini con una preparazione sommaria, con l’obiettivo di rendere operativi i sistemi nel giro di pochi mesi.
Volodymyr Zelensky atterra a Parigi domani e chiederà di accelerare. Macron — che guida la linea più interventista nell’Ue — non si è sbilanciato quando le prime indiscrezioni sono uscite da fonti di Kiev ma sarebbe tentato di usare proprio le celeb…
ROMA - PARIGI — Emmanuel Macron punta a una coalizione europea di istruttori militari in Ucraina per rispondere alle richieste sempre più pressanti di Kiev. La proposta è sul tavolo, anche se per adesso il leader francese non riesce a far convergere con la Francia molti altri Paesi dell’Ue. Il tempo stringe davanti all’offensiva russa e gli ucraini chiedono figure qualificate che facciano funzionare le armi in arrivo da Usa ed Europa. Formare personale locale per usare Patriot o Samp-t richiede almeno un anno. La formula del mentoring — come viene definita in ambito Nato — permetterebbe di affiancare gli istruttori stranieri a ucraini con una preparazione sommaria, con l’obiettivo di rendere operativi i sistemi nel giro di pochi mesi.
Volodymyr Zelensky atterra a Parigi domani e chiederà di accelerare. Macron — che guida la linea più interventista nell’Ue — non si è sbilanciato quando le prime indiscrezioni sono uscite da fonti di Kiev ma sarebbe tentato di usare proprio le celebrazioni dell’ottantesimo anniversario del Dday per ufficializzare un nuovo salto di qualità nel sostegno all’Ucraina, quasi un simbolo in una giornata in cui la Russia non è stata invitata alle cerimonie in Normandia.
A qualche giorno dal voto per le elezioni europee, annunciare l’invio di militari francesi sul territorio ucraino, anche se non impegnati al fronte, rischia di accendere nuove polemiche in Francia. Mosca lo sa e le finte bare di soldati francesi depositate sotto alla Tour Eiffel sono in qualche modo un avvertimento. Il leader francese vorrebbe costruire una coalizione di Paesi volontari dell’Ue sotto cui opererebbero gli istruttori militari ma le discussioni tra le cancellerie dell’Ue non hanno sinora dato esito favorevole.
La Lituania, tramite il ministro degli Esteri, è uno dei pochi Paesi che hanno sposato l’ipotesi. «Siamo pronti a unirci a una coalizione guidata dalla Francia che addestrerebbe i soldati in Ucraina», ha dichiarato il ministro lituano Landsbergis. Il suo omologo polacco Sikorski ha invece ostentato prudenza: «Siamo giunti alla conclusione che sarebbe più sicuro ed efficace addestrare un’unità composta da ucraini in Polonia». Il cancelliere tedesco Olaf Scholz si è espresso chiaramente contro l’idea alla fine di febbraio — quando Macron parlò la prima volta del possibile invio di truppe — e la sua posizione sembra essere immutata. Anche l’Italia, secondo fonti della Difesa, è contraria alla fuga in avanti della Francia. È un tema che potrebbe accendere divisioni al G7 previsto in Puglia la settimana prossima.
I governi che frenano sull’idea di Macron evidenziano il rischio di vedere la Russia prendere di mira gli addestratori europei, nel tentativo di allargare la guerra al continente. Il Cremlino ha già fatto sapere che eventuali istruttori occidentali su territorio ucraino sarebbero target legittimi: «Non godono di immunità». «All’interno dell’Ue attualmente non c’è consenso sull’invio di istruttori militari» ha riassunto Josep Borrell, capo della diplomazia europea. In Ucraina ci sono già alcuni militari baltici e polacchi formalmente in congedo che stanno lavorando con l’esercito nazionale. E il Regno Unito ha inviato dei «formatori» ma non in veste ufficiale.
Intanto però avanza la consapevolezza di una guerra lunga e che potrebbe ampliarsi. Secondo il generale Eirik Kristoffersen, capo della Difesa norvegese, la Nato «ha due o tre anni per prepararsi ad un attacco russo contro l’Alleanza». Le prospettive di un’apertura di negoziati sono sempre lontane e la conferenza per la pace che si apre in Svizzera la settimana prossima suscita poche speranze, data l’assenza di russi e cinesi. La bozza di conclusione del vertice dovrebbe proporre alla Russia una base preliminare per aprire eventuali negoziati su tre punti in particolare: sicurezza nucleare (rispetto delle regole dell’Aiea, in particolare sulla centrale di Zaporizhzhia), sicurezza alimentare (libera navigazione dei prodotti ucraini nel Mar Nero e nel Mar d’Azov) e restituzione dei bambini ucraini «deportati illegalmente».