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In moto, sui sidecar o con le auto da golf rinforzate: così i “combat-bikers” russi avanzano in Ucraina

I soldati russi usano tattiche sperimentate dai jihadisti del Sael. I mezzi a due ruote sono più agili, riescono a farsi strada tra i droni e coprono l’avanzata dell’artiglieria
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Ricordano le cariche della cavalleria cosacca che tormentavano gli alpini durante la ritirata dal Don: all’improvviso nella pianura ucraina spuntano dal nulla russi che sparano e gettano granate. Le tattiche sono simili a quelle dell’armata bolscevica, ma adesso vanno all’assalto cavalcando moto dei modelli più assortiti. Sempre più spesso negli ultimi mesi in tutto il fronte fronte vengono notati reparti di Mosca che si lanciano all’attacco a bordo delle due ruote: alcuni usano enduro cinesi e giapponesi, come le Yamaha XSR; altri hanno recuperato dai depositi i sidecar sovietici Ural. C’è persino chi le ha munite di schermi contro i droni: reti di corda, fissate in un telaio metallico, che coprono le spalle ai centauri, proteggendoli dagli onnipresenti quadricotteri. Si è anche visto un sidecar chiuso all’interno di una gabbia metallica, nello stile dei veicoli del film “Mad Max”.

L’apparizione dei combat-bikers ha provocato commenti discordanti. La propaganda ucraina li ha classif…

Ricordano le cariche della cavalleria cosacca che tormentavano gli alpini durante la ritirata dal Don: all’improvviso nella pianura ucraina spuntano dal nulla russi che sparano e gettano granate. Le tattiche sono simili a quelle dell’armata bolscevica, ma adesso vanno all’assalto cavalcando moto dei modelli più assortiti. Sempre più spesso negli ultimi mesi in tutto il fronte fronte vengono notati reparti di Mosca che si lanciano all’attacco a bordo delle due ruote: alcuni usano enduro cinesi e giapponesi, come le Yamaha XSR; altri hanno recuperato dai depositi i sidecar sovietici Ural. C’è persino chi le ha munite di schermi contro i droni: reti di corda, fissate in un telaio metallico, che coprono le spalle ai centauri, proteggendoli dagli onnipresenti quadricotteri. Si è anche visto un sidecar chiuso all’interno di una gabbia metallica, nello stile dei veicoli del film “Mad Max”.

L’apparizione dei combat-bikers ha provocato commenti discordanti. La propaganda ucraina li ha classificati come un segno della disperazione russa: non disponendo di mezzi corazzati moderni, gli uomini preferiscono affidarsi alle moto per cercare di sfuggire ai droni e all’artiglieria. Kiev ha diffuso diversi video in cui le pattuglie motorizzate vengono abbattute: in particolare durante uno scontro di metà aprile alle porte di Chasiv Yar otto enduro finiscono in fiamme. I filmati sono accompagnati da commenti sarcastici: “Li abbiamo severamente multati per eccesso di velocità prima che tagliassero il traguardo…”.

Altri analisti invece esaminano con attenzione la scelta delle brigate di Mosca. Anzitutto, l’idea pare copiata dai jihadisti del Sahel: sciami di moto che si riuniscono nel deserto per attaccare, spesso con un secondo guerrigliero sulla sella che impugna un lanciarazzi Rpg o una mitragliatrice. Poi dopo avere colpito si disperdono a tutto gas, ognuno in una direzione diversa, rendendo difficile la reazione dei difensori: nel Mali queste bande legate all’Isis riuscivano a sottrarsi alla caccia degli elicotteri Gazelle francesi e dei droni Reaper statunitensi. Da oltre un anno a combatterli in Africa ci sono i mercenari della Wagner, che forse hanno tratto ispirazione per consigliare i commilitoni impegnati in Ucraina.

Gli eserciti della Nato alla fine degli anni Ottanta avevano sperimentato qualcosa del genere per le squadre esploranti, mandate in avanscoperta prima di far muovere le unità corazzate: soprattutto l’esercito italiano e quello francese avevano distribuito lotti di Cagiva T4 e Ala Rossa. I comandanti russi invece hanno cercato di trovare un modo per superare le pianure prive di ripari, come ci sono nel Donbass, nella zona di Zaporizhzhia o anche sul recente campo di battaglia di Kharkiv. Le moto sono leste, agili e spesso si smarcano dai nugoli di piccoli droni ucraini. Una volta raggiunte le linee nemiche, i fanti smontano – come i cavalleggeri di una volta – ed entrano sparando nelle trincee. Sui sidecar installano mitragliatrici e missili controcarro per appoggiare le manovre. Oppure rimuovono il carrozzino e lo sostituiscono con un bancale di legno: serve per trasportare scorte munizioni o mortai, riportando indietro i feriti.

I centauri del battaglione Zarya della 123ma brigata, intervistati dalla tv statale, hanno lodato le enduro nere con cui hanno rimpiazzato i blindati trasporto truppe a sei ruote che pesano quattordici tonnellate: “Sono più veloci e molto più difficili da scoprire, i cannoni non fanno in tempo a prenderli di mira”. In questa ricerca di rapidità e leggerezza come speranza di sopravvivenza, in prima linea si notano sempre più spesso i cart da golf: è drammaticamente surreale vedere le macchinette che si usano per gli spostamenti sul green sui campi sconvolti dalle battaglie. Sono tutti di produzione cinese: lo scorso autunno la Shandong ha venduto almeno 2.500 minuscoli fuoristrada Aeos Desertcross 1000-3, mostrati personalmente a Putin dall’allora ministro Shoigu e dal generalissimo Gerasimov. Vanno a ottanta chilometri l’ora, possono trasportare cinque fucilieri o cinquecento chili di materiali e varcano pure le zone allagate. Anche per loro sono state realizzati rivestimenti metallici o di corda per neutralizzare i droni, che li rendono simili a pollai semoventi.

Moto e cart da golf si scagliano contro lo sbarramento dell’artiglieria e dei droni: possono sembrare attacchi suicidi, ma non è così. Il copione messo a punto dai generali del Cremlino prevede che ci sia un bombardamento dal cielo: i Sukhoi fanno piovere una decina di ordigni plananti da mezza tonnellata, che devastano i nuclei di difesa e stordiscono i presidi. Poi nel fumo degli incendi irrompono i biker, che si infilano nelle postazioni e cercano di coprire l’avanzata di altre squadre o danno indicazioni per i tiri dell’artiglieria. Le perdite, stando a quello che trapela, sono di gran lunga inferiori rispetto alle offensive condotte con i cingolati, che non sfuggono alla sorveglianza dei velivoli telecomandati e attirano il fuoco delle batterie.

Ci sono anche raid di incursori: un filmato incredibile ripreso a Rabotino – l’unico borgo occupato dagli ucraini nella controffensiva della scorsa estate – mostra due parà del 70mo reggimento in sella a una moto. Corrono a zig zag sul viale che porta alle rovine dove sono asserragliati i fanti di Kiev. Una serie di colpi di mortaio blocca il mezzo e loro percorrono gli ultimi cento metri a piedi. Poi uno dei guastatori fa saltare in aria una posizione ucraina e si nasconde in una buca. In attesa, come nei western, che arrivi la cavalleria a dargli manforte.

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