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Ucraina, il report dell’Aiea: “Così il 7 aprile a Zaporizhzhia si è sfiorato l’incidente nucleare”

(reuters)
Il rapporto annuale 2023 dell’agenzia per l’energia atomica, che Repubblica ha potuto visionare, contiene i dettagli dell’attacco con i droni avvenuto nella zona della centrale atomica ucraina. Il direttore Grossi: “Ciò che una volta sembrava impossibile, è accaduto”
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Il 7 aprile scorso siamo stati a un passo da un’esplosione nucleare. L’Europa ha rischiato di essere invasa da nubi radioattive che avrebbero potuto uscire da uno dei sette reattori della centrale di Zaporizhzhia. La notizia era rimasta circoscritta ma mai chiarita. Solo adesso, con il nuovo rapporto annuale dell’Aiea, l’Agenzia per l’atomica dell’Onu, che Repubblica ha potuto visionare in anteprima, si capisce bene il rischio che abbiamo corso. La guerra in Ucraina mette a repentaglio costante la sicurezza della più grande centrale nucleare presente sul nostro Continente.

Le squadre di ispettori inviate sul posto dall’ufficio di Vienna sono cinque. A rotazione. Ognuna ha 13 esperti, per un totale di 117 tecnici che alla fine impegnano 240 uomini. Si alternano tra rischi e lavori stressanti e vengono assistiti da psicologi che cercano di placare l’ansia costante e crescente. Il lavoro di controllo si scontra spesso con il divieto delle truppe russe, da due anni padroni degli impianti…

Il 7 aprile scorso siamo stati a un passo da un’esplosione nucleare. L’Europa ha rischiato di essere invasa da nubi radioattive che avrebbero potuto uscire da uno dei sette reattori della centrale di Zaporizhzhia. La notizia era rimasta circoscritta ma mai chiarita. Solo adesso, con il nuovo rapporto annuale dell’Aiea, l’Agenzia per l’atomica dell’Onu, che Repubblica ha potuto visionare in anteprima, si capisce bene il rischio che abbiamo corso. La guerra in Ucraina mette a repentaglio costante la sicurezza della più grande centrale nucleare presente sul nostro Continente.

Le squadre di ispettori inviate sul posto dall’ufficio di Vienna sono cinque. A rotazione. Ognuna ha 13 esperti, per un totale di 117 tecnici che alla fine impegnano 240 uomini. Si alternano tra rischi e lavori stressanti e vengono assistiti da psicologi che cercano di placare l’ansia costante e crescente. Il lavoro di controllo si scontra spesso con il divieto delle truppe russe, da due anni padroni degli impianti. Ma grazie ai report che dalla fine del 2022 fino ad oggi sono stati spediti all’Aiea e alle immagini raccolte dal circuito di telecamere installate sui siti, seguite in diretta dall’Agenzia, è stato possibile tracciare un bilancio che è il cuore del dossier.

C’è una frase che esprime bene la drammaticità del momento. La pronuncia il direttore generale dell’Aiea, l’italo argentino Raffael Grossi: “Ciò che una volta sembrava impossibile, è accaduto. Ci ha messo davanti a una realtà gravissima”. Il riferimento è a quanto successo esattamente due mesi fa. “Alle 13.50 ora locale del 7 aprile”, si racconta nel rapporto, “la ISAMZ (la missione di supporto dell’Aiea, ndr) è stata informata dal personale presente nella centrale di Zaporizhzhia che due droni erano esplosi vicino a uno dei sette impianti. La prima detonazione era avvenuta nei pressi della sala adibita a mensa, confinante con l’edificio del laboratorio LBK-2; la seconda fuori dall’area, nella zona Nord-Ovest. I due boati erano stati preceduti da altre esplosioni tra le 11.17 e le 12.09. Quest’ultima era stata poi seguita da una raffica di almeno 30 colpi di fucile”.

La squadra di ispettori ha chiesto l’autorizzazione a recarsi sul posto perché si temeva fosse stato colpito l’impianto. Non è stato facile. Poco dopo le 15 i tecnici hanno dovuto mettersi subito al riparo perché erano stati investiti da almeno altri 80 colpi di mitragliatrice. C’è voluta mezz’ora prima che tornasse una calma apparente. “Attorno alle 15:30”, prosegue il racconto nel rapporto, “la squadra ha raggiunto il sito. È salita sul tetto dell’impianto del reattore Unità 6 dove era stata segnalata l’esplosione. Ha verificato che non ci fossero perdite ma ha notato lesioni e crepe nella struttura. Mentre era in coso l’ispezione c’è stato un secondo fortissimo boato che ha costretto i tecnici a ripararsi alla meglio. Un altro drone aveva lanciato il suo attacco al piano terra dell’edificio che ospita l’Unità 6”.

L’offensiva è proseguita anche il 7, 9 e 18 aprile in prossimità del perimetro delle centrali. I tecnici hanno chiesto di andare a verificare ma è stata negata loro l’autorizzazione. “Pertanto”, spiega il rapporto, “non è stato possibile stabilire se e dove fossero avvenuti questi attacchi”. Per sicurezza anche l’Unità 4, dopo le altre, è passata allo spegnimento a freddo e “per la prima volta dal 2022”, ricorda il dossier, “tutti gli altri impianti sono stati messi in queste condizioni”.

I continui blackout che colpiscono l’Ucraina sono dovuti anche a questo. Solo il 22 aprile le squadre dell’Aiea sono state in grado di andare sulla scena e capire l’entità dei danni. “L’edificio era in fase di riparazione per le lesioni ricevute nel corso del 2022 quando l’impianto era stato colpito ripetutamente”, osserva il rapporto. Da quel momento fino a una settimana fa la corrente è saltata in continuazione e le centrali, praticamente spente, sono state alimentate dai generatori mentre le caldaie esterne regolavano il deflusso del vapore. I blackout erano generati dai continui bombardamenti che avvenivano nelle aree a ridosso del sito. I danni evidenti sono, per fortuna, sulla cupola esterna di un impianto e in alcuni edifici slegati ai reattori. Non sono gravi a tal punto da compromettere la centrale.

Gli ispettori hanno confermato che alcune zone sono presidiate dai soldati russi e hanno visto un mezzo militare di guardia danneggiato, con pozze di sangue dalla parte del conducente che fanno pensare a una probabile vittima. La battaglia si consuma attorno all’impianto. Non solo tra i reparti a terra ma anche nei cieli. Non si sa a chi appartengono i droni. Questo non lo dice il rapporto. Parla di macchine dotate di quattro rotori ad elica. Ridotti a rottami nello schianto. Probabilmente è stato abbattuto. Il loro impatto ha provocato i danni all’Unità 7. Se avesse aperto una breccia più profonda sulla cupola la radioattività sarebbe uscita dal reattore. A quest’ora tutta Europa sarebbe in emergenza.

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