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Tutti i faccia a faccia del G7: il Papa a colloquio con Biden e si prova l’incontro con Zelensky

Il vertice a Borgo Egnazia del 13-15 giugno. Gli sherpa al lavoro per far combaciare le agende dei leader. Corsa contro il tempo per trovare l’intesa sui beni russi congelati
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Sarà una delle foto del G7. Il Papa argentino faccia a faccia con il primo presidente americano cattolico dai tempi di John Fitzgerald Kennedy. Un bilaterale tra un Pontefice che ha criticato la Nato per aver “abbaiato” alle porte della Russia e il leader dem che ha speso ogni grammo di energia in difesa di Kiev. O ancora, il gesuita sudamericano scettico verso Washington e il leader globale che si è speso per i diritti civili, in un’America segnata duramente dall’era Trump. L’incontro si terrà a Borgo Egnazia, a margine del summit che si aprirà il 13 giugno. E si lavora anche a un colloquio tra Francesco e Volodymyr Zelensky, provando a incrociare le rispettive agende.

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Il Papa è atteso in Puglia per parlare di intelligenza artificiale venerdì 14. Raccontano fonti diplomatiche che non è stato semplice convincere i partner a discutere del tema, perché non tutte le cancellerie erano (e sono) pronte a sbilanciarsi su un dossier così in e…

Sarà una delle foto del G7. Il Papa argentino faccia a faccia con il primo presidente americano cattolico dai tempi di John Fitzgerald Kennedy. Un bilaterale tra un Pontefice che ha criticato la Nato per aver “abbaiato” alle porte della Russia e il leader dem che ha speso ogni grammo di energia in difesa di Kiev. O ancora, il gesuita sudamericano scettico verso Washington e il leader globale che si è speso per i diritti civili, in un’America segnata duramente dall’era Trump. L’incontro si terrà a Borgo Egnazia, a margine del summit che si aprirà il 13 giugno. E si lavora anche a un colloquio tra Francesco e Volodymyr Zelensky, provando a incrociare le rispettive agende.

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Il Papa è atteso in Puglia per parlare di intelligenza artificiale venerdì 14. Raccontano fonti diplomatiche che non è stato semplice convincere i partner a discutere del tema, perché non tutte le cancellerie erano (e sono) pronte a sbilanciarsi su un dossier così in evoluzione, dove vantaggi e pericoli si mescolano inesorabilmente. L’Italia punterà sulla necessità di difendere il lavoro umano dalla “concorrenza” dell’algoritmo.

Il primo giorno di lavori, però, sarà inesorabilmente assorbito dalla crisi ucraina. Zelensky parteciperà in presenza, protetto da imponenti misure di sicurezza. E toccherà con mano l’enorme difficoltà che gli sherpa del G7 - per l’Italia c’è Elisabetta Belloni - stanno riscontrando alla ricerca di un’intesa sull’utilizzo degli asset russi congelati nelle banche occidentali. La base su cui si tratta è quella proposta dalla segretaria al Tesoro Usa Janet Yellen e ipotizza un prestito statunitense (con una piccola quota europea) da cinquanta miliardi a Kiev, che dovrà essere ripagato con i 3-4 miliardi di extraprofitti generati ogni anno dai 350 miliardi di fondi sovrani russi bloccati soprattutto nelle filiali dell’Ue.

Le stesse fonti diplomatiche riferiscono di una trattativa in salita. Scogli soprattutto legali, che complicano la mediazione: l’emissione di titoli di debito, ad esempio, deve essere garantita per dieci anni, ma la “garanzia” fornita dagli asset congelati va rinnovata all’unanimità dai Ventisette europei ogni sei mesi. Di fatto, non assicura nulla, a meno che gli europei non votino all’unanimità un “blocco” molto più lungo di quelle risorse – sfidando l’ira russa e rischiando un danno reputazionale con i grandi investitori come Cina e India – oppure si impegnino a “coprire” comunque quel debito, anche nel caso in cui un patto di pace riconsegni gli asset a Mosca. Ma non basta.

Un altro ostacolo è la Costituzione giapponese, che vieta di destinare risorse allo sforzo bellico. E siccome il prestito servirebbe anche alla ricostruzione, un’opzione resta quella di specificare che la quota garantita da Tokyo venga spesa soltanto per le infrastrutture civili. L’esito più probabile della trattativa è un accordo politico di massima, che avvii un percorso. Anche perché da Berlino trapela scetticismo sulla possibilità che possa essere presa una decisione definitiva a Borgo Egnazia.

Meloni punta da mesi a mettere comunque al centro del G7 anche la questione africana e delle migrazioni, partendo dal Piano Mattei. Ma è evidente che la competizione con la Cina e le due crisi internazionali terranno banco nel corso del summit. A porte chiuse, i Sette ragioneranno anche di opzioni estreme – compresa quella di sostenere gli ucraini con addestratori occidentali – ma nulla di tutto questo sarà menzionato nel documento finale. Sarà comunque un passaggio chiave in vista del vertice di pace che si aprirà in Svizzera il giorno dopo il G7, il 16 giugno. E anche Gaza entrerà nel dibattito, con il sostegno alla mediazione di Biden. Oltre ai membri di diritto, si segnalano le presenze di Arabia Saudita, Brasile, India, Giordania, Tunisia e del turco Erdogan.

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