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Usa, i grattacapi di Jake Sullivan: l’aggressività russa, il protezionismo cinese e i sovranisti europei

(reuters)
Il consigliere per la Sicurezza nazionale di Biden snocciola i temi caldi in vista del G7 a guida italiana
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COLLEVILLE-SUR-MER — «Il primo risultato del G7 in Italia, che darebbe un grande contributo alla difesa dell’Ucraina, sarebbe sbloccare il piano per usare i profitti dei beni russi congelati allo scopo di finanziare Kiev». Il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan sta passeggiando sul prato davanti al cimitero dove sono sepolti i soldati americani caduti nello sbarco in Normandia. Il presidente Biden paragona il loro sacrificio in difesa di libertà e democrazia a quello necessario oggi per fermare «il tiranno» che ha invaso l’Ucraina, e quindi il problema diventa definire i pericoli che minacciano il sistema globale, e i rimedi necessari.

Il G7 della prossima settimana in Puglia è il primo appuntamento per lavorare a una risposta collettiva, e il passo essenziale sarebbe assicurare a Kiev i fondi necessari a sopravvivere. Quel prestito da 50 miliardi di dollari finanziato dagli Usa, ma g…

COLLEVILLE-SUR-MER — «Il primo risultato del G7 in Italia, che darebbe un grande contributo alla difesa dell’Ucraina, sarebbe sbloccare il piano per usare i profitti dei beni russi congelati allo scopo di finanziare Kiev». Il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan sta passeggiando sul prato davanti al cimitero dove sono sepolti i soldati americani caduti nello sbarco in Normandia. Il presidente Biden paragona il loro sacrificio in difesa di libertà e democrazia a quello necessario oggi per fermare «il tiranno» che ha invaso l’Ucraina, e quindi il problema diventa definire i pericoli che minacciano il sistema globale, e i rimedi necessari.

Il G7 della prossima settimana in Puglia è il primo appuntamento per lavorare a una risposta collettiva, e il passo essenziale sarebbe assicurare a Kiev i fondi necessari a sopravvivere. Quel prestito da 50 miliardi di dollari finanziato dagli Usa, ma garantito dai beni congelati russi. L’ultimo ostacolo è la resistenza francese, ma se chiedi a Sullivan a che punto sono per sbloccarla, lui ti invita sorridendo a domandarlo per conto suo a Parigi.

La verità è che la frenata dell’Eliseo viene giudicata tattica e quindi dovrebbe cessare in cambio di una contropartita. L’aspettativa è che Biden riesca a sbloccare lo stallo nel bilaterale di domani con Macron, in modo da raggiungere quanto meno l’accordo politico sull’operazione. Così leverebbe un peso dalle spalle della premier Meloni, che avrebbe il risultato garantito prima di riunire i G7.

Sarebbe solo il primo passo, però, perché Biden aveva appuntamento col presidente ucraino Zelensky a margine delle cerimonie in Normandia, per definire un’ambiziosa agenda di breve e lungo termine. Nel giro di pochi giorni arriverà l’annuncio di nuove forniture militari pesanti, dopo l’autorizzazione a usarle per colpire le basi oltre il confine russo. A luglio Kiev avrà a disposizione i caccia F-16, che inizieranno a combattere. Nel lungo termine, però, gli Usa sono convinti che il futuro dell’Ucraina sia nella Nato, quindi vogliono costruire il ponte tecnico per preparare il suo ingresso, quando le resistenze politiche di Paesi come Ungheria e Germania cesseranno. Significa siglare un accordo per la collaborazione militare fra i due Paesi che potenzi le difese di Kiev, ma soprattutto aggiorni il suo apparato bellico affinché diventi compatibile con quello dell’Alleanza. Washington invece resta tiepida sull’invio degli istruttori sollecitato da Macron, per i rischi di escalation a cui esporrebbe tutti gli alleati, ma anche perché ridondante.

Democrazia e libertà però, per Sullivan, non sono minacciate solo da Putin. Le «potenze revisioniste» che vogliono abbattere il sistema globale basato sulle regole sono guidate soprattutto dalla Cina, perciò aggiunge che «la overcapacity è un altro punto centrale del G7». Si riferisce all’eccesso di capacità produttiva industriale di Pechino, che inonda e inquina i mercati mondiali con prodotti a basso costo, ma non solo.

Il presidente Xi sostiene che il problema non esiste, perché il suo acciaio, le auto elettriche o i pannelli solari vendono di più solo perché sono migliori. La verità è che hanno il vantaggio competitivo assicurato da sussidi statali e manodopera a basso costo, e questo problema va oltre la overcapacity industriale, per allargarsi alla divergenza di fondo tra lo statalismo cinese e l’economia di mercato occidentale. Non c’è sede migliore del G7 per affrontare questa emergenza e all’Italia toccherà il compito di trovare un punto di equilibrio, nonostante coltivi interessi nella Repubblica popolare anche dopo l’uscita dalla Via della Seta, come del resto altri paesi al tavolo di Borgo Egnazia.

(afp)

La democrazia, infine, è minacciata da estremismi e populismi al suo interno, dal trumpismo risorgente negli Usa che Biden denuncerà nel discorso di oggi a Point du Hoc fino ai partiti di estrema destra che contano di vincere le elezioni europee del fine settimana.

Sullivan sottolinea che «il rapporto col governo italiano è molto buono». Meloni è andata oltre le aspettative, ma è impossibile negare l’attenzione per le europee. «Le seguiamo da lontano, dall’altra sponda dell’Oceano», ripete Sullivan, perché Washington non vuole dare l’impressione di ingerire.

Però sul volo da Washington ha fatto questo commento: «Il presidente non nasconde di credere che le forze antidemocratiche, retrograde, che vogliono riportarci indietro, privarci dei diritti, hanno una visione della democrazia più oscura della sua. Non è questa, secondo lui, la strada giusta da seguire per gli Usa o l’Alleanza transatlantica».

Ora spiega che «mi riferivo ai partiti più estremisti», tipo l’Afd tedesco che vede brave persone anche tra le SS, o Le Pen. Il governo italiano viene considerato estraneo a questa deriva, fino a prova contraria, che però potrebbe venire dalle alleanze che Meloni sceglierà prima e dopo le elezioni europee.

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