Il riscatto di Antonio Costa, l’ex premier portoghese ora punta alla presidenza del Consiglio Ue in quota socialista
di Benedetta PerilliQualcuno si spinge a definirlo l’unico vero grande vincitore delle elezioni europee in Portogallo; lui, António Costa, ex premier socialista dimessosi dopo essere stato coinvolto in un falso caso di corruzione che si basava su un’omonimia e altro non era che una grande trappola politica, incassa la rivincita e punta dritto al suo obiettivo, ovvero la presidenza del Consiglio europeo. E mai come stavolta lo vede vicino.
Non una novità in Portogallo né tantomeno negli ambienti europei, dove sin da prima del caso giudiziario dello scorso novembre si parlava della sua volontà di prendere il posto di Charles Michel, ma ora l’ufficializzazione arriva addirittura dal suo successore, il premier eletto lo scorso marzo Luís Montenegro. Il leader dell’Alleanza democratica di centrodestra, a poche ore dal risultato del voto europeo che ha visto vincere di misura gli avversari del Partito Socialista (32,1% e 8 seggi contro il 31,1% e i 7 seggi dell’Alleanza democratica, mentre l’ultradestra di Ch…
Qualcuno si spinge a definirlo l’unico vero grande vincitore delle elezioni europee in Portogallo; lui, António Costa, ex premier socialista dimessosi dopo essere stato coinvolto in un falso caso di corruzione che si basava su un’omonimia e altro non era che una grande trappola politica, incassa la rivincita e punta dritto al suo obiettivo, ovvero la presidenza del Consiglio europeo. E mai come stavolta lo vede vicino.
Non una novità in Portogallo né tantomeno negli ambienti europei, dove sin da prima del caso giudiziario dello scorso novembre si parlava della sua volontà di prendere il posto di Charles Michel, ma ora l’ufficializzazione arriva addirittura dal suo successore, il premier eletto lo scorso marzo Luís Montenegro. Il leader dell’Alleanza democratica di centrodestra, a poche ore dal risultato del voto europeo che ha visto vincere di misura gli avversari del Partito Socialista (32,1% e 8 seggi contro il 31,1% e i 7 seggi dell’Alleanza democratica, mentre l’ultradestra di Chega si ferma a due seggi), ha dichiarato pubblicamente il suo appoggio alla candidatura di Antonio Costa alla presidenza del Consiglio europeo.
"Se sarà candidato dipenderà soltanto da lui e dalla sua famiglia politica. Per quanto riguarda la coalizione Alleanza democratica e il governo del Portogallo non solo lo appoggeranno ma faranno tutto il possibile perché la candidatura avanzi", ha dichiarato Montenegro. E lo stesso Costa, parlando con i media portoghesi, ha confermato di star lavorando al ruolo spiegando che il posto del presidente del Consiglio europeo, nella ripartizione degli incarichi con i Popolari e i liberali, "spetterà ai socialisti".
Parole che confermerebbero uno degli scenari più plausibili per i “top job” europei: il patto tra Ppe e socialisti secondo il quale Ursula von der Leyen resterebbe alla presidenza della Commissione europea così come Roberta Metsola a quella del Parlamento europeo. Resterebbero però da incastrare nel patto gli interessi di Renew, pur se indebolito dalla débâcle di Macron.
Il più rispettato d’Europa, seppur socialista stimato persino da Angela Merkel, finito suo malgrado al centro di uno scandalo montato ad hoc dai suoi avversari, subito pronto a uscire di scena per preservare la rispettabilità costruita in quasi dieci anni alla guida di un Portogallo che ha saputo portare fuori dalla Troika grazie anche all’”ammucchiata di sinistra” della gerinconça, ora viene trascinato in Europa soprattutto grazie al sostegno del premier spagnolo Pedro Sánchez.
Ma gli equilibri sono fragili, nonostante al momento non ci sarebbe un altro nome a mettere tutti d’accordo. Se Montenegro difende l’opportunità di avere un portoghese in un ruolo chiave in Europa - “non voglio creare alcun tabù”, ha dichiarato spiegando di aver già avvertito António Costa e il Ppe – anche gli interessi di Sánchez potrebbero dipendere da quello che riuscirà a ottenere, come per esempio un ruolo chiave in Commissione per Teresa Ribera, così come peserà anche il parere di Giorgia Meloni che in cambio potrebbe pretendere per l’Italia la poltrona del commissario all’agricoltura.
“La scelta di Montenegro di ufficializzare l’appoggio a Costa non stupisce perché segue la tradizione portoghese di portare in Europa un candidato del Paese, come è successo in passato con il sostegno del partito socialista alla nomina di José Manuel Barroso alla Commissione europea – spiega Daniel Oliveira, analista politico portoghese - Che lo abbia fatto nella notte elettorale altro non è che una manovra per togliere l’attenzione dalla sconfitta dell’Alleanza”.
E poi, sul valore dell’eventuale arrivo a Bruxelles di Costa, spiega: “Non voleva la presidenza della Repubblica o nuove elezioni, ha sempre voluto arrivare in Europa e aveva un problema di calendario. Non dico che si è dimesso per questo ma che la tempistica dello scandalo ha pesato molto”, aggiunge Oliveira che poi conclude. “Più che portoghese è importante che sia un socialista, ossia qualcuno che ha la percezione che la vocazione dell’Europa verso l’Est può creare problemi all’Europa del Sud. Non perché contrario all’allargamento all’Est ma perché come socialista del Sud occidentale dell’Europa può trattare la riorganizzazione economica di questo allargamento”.