Chi è Jordan Bardella, “il re del selfie” che potrebbe diventare il più giovane premier della Francia
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - « Roi du Selfie », dicono del nuovo astro della politica francese, re dei selfie perché in ogni comizio folle di giovani in delirio vogliono farsi immortalare con lui, star dei social media, più di 1,3 milioni di seguaci tra Twitter, Instagram e Facebook. Jordan Bardella, 28 anni, potrebbe diventare il più giovane premier della République.
Non è ancora fatta, ma il rischio di vedere il giovane delfino di Marine Le Pen varcare la porta dell'Hotel Matignon, sede dell’esecutivo, non è mai stato così vicino. Dopo aver raccolto il 31,3 per cento dei voti nello scrutinio di ieri, Bardella è il «candidato naturale» a primo ministro ha ripetuto Le Pen che invece punta alla presidenziale del 2027. Il ticket Bardella-Le Pen sembrava una trovata da campagna elettorale e invece ora si concretizza. Il presidente del Rassemblement National non sarà candidato diretto nelle elezioni legislative a doppio turno (30 giugno e 7 luglio) ma se il partito di estrema destra avrà una maggioranza…
PARIGI - « Roi du Selfie », dicono del nuovo astro della politica francese, re dei selfie perché in ogni comizio folle di giovani in delirio vogliono farsi immortalare con lui, star dei social media, più di 1,3 milioni di seguaci tra Twitter, Instagram e Facebook. Jordan Bardella, 28 anni, potrebbe diventare il più giovane premier della République.
Non è ancora fatta, ma il rischio di vedere il giovane delfino di Marine Le Pen varcare la porta dell'Hotel Matignon, sede dell’esecutivo, non è mai stato così vicino. Dopo aver raccolto il 31,3 per cento dei voti nello scrutinio di ieri, Bardella è il «candidato naturale» a primo ministro ha ripetuto Le Pen che invece punta alla presidenziale del 2027. Il ticket Bardella-Le Pen sembrava una trovata da campagna elettorale e invece ora si concretizza. Il presidente del Rassemblement National non sarà candidato diretto nelle elezioni legislative a doppio turno (30 giugno e 7 luglio) ma se il partito di estrema destra avrà una maggioranza all'Assemblée National sarà lui il nome indicato per guidare l'esecutivo.
“La France revient”, la Francia torna, è stato lo slogan delle europee, citazione dell'“America is back” di Ronald Reagan. Con l'aggiunta del sottotitolo: “L'Europe revit”, l'Europa rivive, un modo di rispondere a Emmanuel Macron che accusava i lepenisti di continuare a essere il partito del Frexit. Altra fonte di ispirazione nella comunicazione di Bardella: Jacques Chirac di cui Bardella ha ripreso, osservano cronisti politici della vecchia guardia, anche la pettinatura.
L'enfant prodige dell'estrema destra non si discosta in nulla da temi e ossessioni del partito, ma l'operazione di cosmesi è spettacolare. Nei sondaggi di popolarità è ormai quasi alla pari con Le Pen. Nei corridoi della politica si vocifera di una rivalità tra i due, smentita dai dirigenti del partito. «E' un ticket che funziona benissimo » sottolinea Louis Alliot, vice-presidente del Rn.
La Bardella-mania è forte tra i giovani, ma il suo stile apparentemente moderato ha permesso di conquistare elettorati fino a ieri lontani dall'estrema destra, anche tra pensionati e classi medio-alte. “Quel sorriso sembra naturale, ma ci abbiamo lavorato mesi” ha rivelato il suo ex media coach, il giornalista Pascal Humeau, “L'obiettivo era che la gente potesse dire: per essere un fascista, ha l'aria simpatica”. “E' una Ferrari della comunicazione politica” riconosce un macronista, che poi subito tiene a precisare: “Non ha vere convinzioni e non studia a fondo i dossier”.
Il paragone con la casa di Maranello non descrive solo la velocità con cui Bardella ha accelerato la normalizzazione dell'estrema destra francese. C'è anche un riferimento alle sue origini italiane. Sua madre Luisa Bertelli-Motta viene da genitori immigrati in Francia all'inizio degli anni Sessanta da Nichelino, periferia di Torino. “Nel mio Paese, la Francia, ci stiamo preparando a dire: Ciao Macron” aveva detto Bardella, in un italiano misto al francese, al raduno fiorentino dei sovranisti europei organizzato a dicembre da Matteo Salvini. Ma forse neanche lui pensava all'ipotesi di una coabitazione così a breve con Macron ancora all'Eliseo. Certo la Francia ha già avuto periodi di coabitazione (come tra François Mitterrand e Jacques Chirac, o tra lo stesso Chirac e il premier Lionel Jospin), ma non è mai successo con l’estrema destra. Uno scenario incerto e inedito per la Quinta Repubblica.
Il blitz è ovviamente parte del calcolo di Macron: cogliere impreparati gli avversari, anche Le Pen che voleva queste elezioni ma non le immaginava così a breve. La leader ha convocato ieri un vertice fino a notte fonda per impostare la battaglia elettorale per il voto del 30 giugno. “Siamo pronti” ripete Le Pen. Ma ha appena tre settimane per provare a conquistare una maggioranza all’Assemblée Nationale: oggi il Rn ha 89 deputati su 577. Quindi non è una scommessa ancora vinta per Le Pen, e la leader dovrà chiarire se vuole fare alleanze e come. È probabile un patto con Zemmour e Reconquete, non sono esclusi accordi locali con i Républicains a seconda dei collegi. Il deposito delle liste è per venerdì: una corsa contro il tempo.