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Europee, Pd prima delegazione del gruppo socialista. Ora può puntare a poltrone di prestigio

(ansa)
Superato il Psoe spagnolo, può esprimere il leader di S&D ma è sul tavolo anche, con una staffetta, la presidenza del Parlamento
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Era tra le curiosità della vigilia: quale partito avrebbe ottenuto più seggi all’interno dell’S&D, il gruppo europeo dei socialisti e democratici? Gli italiani del Pd o gli spagnoli del Psoe? Le urne hanno parlato e ha vinto il Pd. Il partito di Elly Schlein dovrebbe incassare 21 seggi contro i 20 della formazione del premier spagnolo Pedro Sánchez. Un risultato di prestigio, sei in più dell’ultima legislatura, alla fine della quale però, complice anche il Qatargate, erano scesi a 15. Mentre i socialdemocratici tedeschi sono crollati (14) e i socialisti francesi sono ancora lontani dagli antichi fasti (13). «Usciamo da queste elezioni come la prima forza della famiglia socialista e democratica europea», ha esultato Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd intervenendo alla prima riunione della presidenza del Pse dopo le elezioni.

Era tra le curiosità della vigilia: quale partito avrebbe ottenuto più seggi all’interno dell’S&D, il gruppo europeo dei socialisti e democratici? Gli italiani del Pd o gli spagnoli del Psoe? Le urne hanno parlato e ha vinto il Pd. Il partito di Elly Schlein dovrebbe incassare 21 seggi contro i 20 della formazione del premier spagnolo Pedro Sánchez. Un risultato di prestigio, sei in più dell’ultima legislatura, alla fine della quale però, complice anche il Qatargate, erano scesi a 15. Mentre i socialdemocratici tedeschi sono crollati (14) e i socialisti francesi sono ancora lontani dagli antichi fasti (13). «Usciamo da queste elezioni come la prima forza della famiglia socialista e democratica europea», ha esultato Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd intervenendo alla prima riunione della presidenza del Pse dopo le elezioni.

Ma in che cosa si tradurrà questo risultato? In più “punti” da spendere. Proprio così. Nel gergo, spiegano dal Pd, si parla di “punti” con cui un partito può reclamare per sé dei ruoli di potere. Non c’è un automatismo, tutto dipende dalle trattative all’interno di S&D. Sicuramente un esito naturale può essere la presidenza del gruppo stesso. L’ultima volta andò appunto agli spagnoli del Psoe, che avevano conquistato 21 seggi e fecero eleggere Iratxe García Pérez. Toccasse stavolta al Pd, uno dei nomi di peso potrebbe essere Stefano Bonaccini, che ha preso ben 390mila preferenze, ma è anche vero che appartiene alla minoranza interna e non sempre si premia il più votato.

Un altro tema sul tavolo è quello della presidenza del Parlamento. La popolare Roberta Metsola potrebbe essere confermata, ma non è escluso che, come successe tra David Sassoli e la stessa Metsola a gennaio 2022, si possa riproporre una staffetta. Poi ci sono le presidenze delle commissioni parlamentari. Il Pd ha già guidato egregiamente quella, assai autorevole, degli Affari economici e monetari, sia nell’ultima legislatura con Irene Tinagli sia in quella precedente con Roberto Gualtieri, e dunque difficilmente se la vedrà riconfermata per la terza volta consecutiva.


I deputati uscenti rieletti cominceranno a salire a Bruxelles già questa settimana, ma il gruppo S&D si riunirà per la prima volta il 25 giugno. Quello sarà il luogo ufficiale per affrontare le questioni di cui sopra. E molto dipenderà da come Elly Schlein vorrà giocarsi le sue carte, o meglio i suoi punti.

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