La vita privata di al-Baghdadi, parla la vedova: “Scoprii dalla tv che era il capo dell’Isis”
di Enrico FranceschiniLONDRA – Doveva guardare la televisione di nascosto, perché il marito glielo proibiva, così come le vietava di usare telefoni cellulari, computer e qualsiasi strumento tecnologico moderno. Questo, almeno, è quello che Umm Hafida, 48 anni, vedova ed ex-prima moglie di Abu Bakr al-Baghdadi, il leader supremo del sedicente Stato islamico, racconta in una rara intervista alla Bbc dal carcere iracheno in cui è detenuta: uno dei pochissimi ritratti privati di uno dei più efferati terroristi della Storia.
Per i suoi accusatori, anche Hafida è una complice del terrorismo e merita la pena di morte. Lei sostiene invece di essere a sua volta una vittima dell’Isis, il gruppo fondamentalista islamico che ha controllato e terrorizzato per anni varie parti dell’Iraq e della Siria. E un po’ difende anche il consorte, morto nel 2019 nel Nord della Siria durante un raid delle forze speciali americane: “Quando ci siamo sposati era religioso ma non estremista, conservatore ma di mentalità aperta. È cambi…
LONDRA – Doveva guardare la televisione di nascosto, perché il marito glielo proibiva, così come le vietava di usare telefoni cellulari, computer e qualsiasi strumento tecnologico moderno. Questo, almeno, è quello che Umm Hafida, 48 anni, vedova ed ex-prima moglie di Abu Bakr al-Baghdadi, il leader supremo del sedicente Stato islamico, racconta in una rara intervista alla Bbc dal carcere iracheno in cui è detenuta: uno dei pochissimi ritratti privati di uno dei più efferati terroristi della Storia.
Per i suoi accusatori, anche Hafida è una complice del terrorismo e merita la pena di morte. Lei sostiene invece di essere a sua volta una vittima dell’Isis, il gruppo fondamentalista islamico che ha controllato e terrorizzato per anni varie parti dell’Iraq e della Siria. E un po’ difende anche il consorte, morto nel 2019 nel Nord della Siria durante un raid delle forze speciali americane: “Quando ci siamo sposati era religioso ma non estremista, conservatore ma di mentalità aperta. È cambiato dopo la prigionia, cominciando a soffrire di problemi psicologici e diventando irascibile”.
Al-Baghdadi era stato detenuto per oltre un anno a Camp Bucca, un carcere gestito dalle forze americane dopo l’invasione dell’Iraq, guidata nel 2003 dagli Stati Uniti. “Gli domandai cosa fosse successo in prigione”, dice la donna alla radiotelevisione britannica. “Rispose che era stato esposto a qualcosa che io non avrei potuto comprendere”. Il servizio della Bbc ipotizza che sia un’allusione a torture sessuali, di cui le forze Usa furono effettivamente accusate, ma la vedova non lo afferma in modo esplicito e non ci sono prove che fosse questa la ragione della radicalizzazione di al-Baghdadi. Secondo alcune fonti, in effetti, era già un estremista prima di venire arrestato.
Nell’intervista, Hafida indossa un burqa e tiene sempre la testa bassa, senza guardare negli occhi il giornalista che le pone le domande. Interrogata sulle atrocità commesse dall’Isis, come ad esempio i numerosi occidentali sgozzati in diretta tivù, i rapimenti di donne appartenenti a minoranze etnico-religiose e gli atti di terrorismo, la vedova di al-Baghdadi risponde: “Spargere sangue ingiustamente è una cosa orrenda, così facendo l’Isis ha oltrepassato ogni limite di umanità”. Quindi ricorda di avere una volta sfidato il marito, accusandolo di essersi “sporcato le mani con il sangue di persone innocenti” e osservando che secondo il Corano “avrebbe potuto agire in modo differente, per esempio guidandoli verso il pentimento”.
Pur avendo capito che suo marito era diventato un jihadista, Hafida racconta di avere scoperto per caso che al-Baghdadi era il califfo dell’Isis, il capo supremo dello Stato Islamico. Nel 2014 le guardie del marito vengono a prelevare i loro due figli, dicendo che li avrebbero portati a fare dei corsi di nuoto. Rimasta sola nella casa di Raqqa, allora Hafida ha acceso la televisione, che non poteva guardare da ben sette anni per il divieto posto dal coniuge. L’apparecchio era rimasto nella loro abitazione solo perché, dice, al-Baghdadi credeva che fosse guasto. Così comincia a guardare un programma e a un tratto vede il marito ripreso mentre parla in una moschea, con i figli in prima fila ad ascoltarlo. È il sermone alla Grande Moschea di Mosul, nel luglio 2014, con cui al-Baghdadi chiedeva ai musulmani di tutto il mondo di mobilitarsi contro l’Occidente, una svolta nella guerra dell’Isis.
Nel servizio su Hafida, la Bbc intervista varie donne della minoranza scita Yazidi: familiari di ragazze rapite e abusate sessualmente dai militanti dell’Isis. Alcune di quelle giovani erano state portate a casa propria da al-Baghdadi. “Ero scioccata, mi vergognavo”, sostiene la vedova. Ma le donne degli Yazidi la contraddicono: “Era responsabile di tutto. Era lei a fare la selezione, a decidere se una ragazza andava tenuta a lavorare come serva o se diventava la schiava sessuale di un uomo. Hafida era la moglie di un criminale ed è una criminale lei stessa”. Messa di fronte alle accuse, la vedova smentisce: “Non nego che mio marito sia stato un criminale. Ma le accuse contro di me sono false. Mi dispiace molto per quello che è successo a quelle giovani”.