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Francia, il politologo Martigny: “Dall’Eliseo un azzardo rischioso: così sdogana la destra e la porta al governo”

“Difficile che socialisti e repubblicani vogliano unire le forze con il presidente”, osserva l’autore di Retour du Prince
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Parigi — «È la decisione di un uomo solo» osserva il politologo Vincent Martigny a proposito della scelta di Emmanuel Macron di sciogliere l’Assemblée Nationale e convocare elezioni anticipate. Martigny ha studiato la figura del capo dello Stato nel saggio Retour du Prince, ritorno del principe. Ogni riferimento al machiavellismo del leader francese è puramente voluto.

Non se l’aspettava?

«Credo di parlare a nome di tutti i miei colleghi politologi quando dico che è stata una sorpresa assoluta. Non credevo affatto a uno scenario di scioglimento dell’Assemblée perché non vedevo cosa Macron potesse guadagnarci in termini elettorali».

Allora perché lo ha fatto?

«Voleva cogliere tutti alla sprovvista per ottenere un vantaggio. È una mossa tattica. E secondo me porterà a un’ulteriore esasperazione di una parte dei francesi, che voteranno Rassemblement National per batterlo, oppure si asterranno per non entrare in questo gioco. Non posso escludere che una parte della popolazione veda …

Parigi — «È la decisione di un uomo solo» osserva il politologo Vincent Martigny a proposito della scelta di Emmanuel Macron di sciogliere l’Assemblée Nationale e convocare elezioni anticipate. Martigny ha studiato la figura del capo dello Stato nel saggio Retour du Prince, ritorno del principe. Ogni riferimento al machiavellismo del leader francese è puramente voluto.

Non se l’aspettava?

«Credo di parlare a nome di tutti i miei colleghi politologi quando dico che è stata una sorpresa assoluta. Non credevo affatto a uno scenario di scioglimento dell’Assemblée perché non vedevo cosa Macron potesse guadagnarci in termini elettorali».

Allora perché lo ha fatto?

«Voleva cogliere tutti alla sprovvista per ottenere un vantaggio. È una mossa tattica. E secondo me porterà a un’ulteriore esasperazione di una parte dei francesi, che voteranno Rassemblement National per batterlo, oppure si asterranno per non entrare in questo gioco. Non posso escludere che una parte della popolazione veda questa come l’ennesima forzatura democratica, come già fu la sua rielezione alla presidenziale del 2022».

Anche il premier Gabriel Attal non era al corrente.

«Nel 2017, subito dopo la prima elezione di Macron all’Eliseo, molto rapidamente ci siamo accorti che era un uomo solo. Ha pochi amici intimi, non è molto leale con gli altri».

Aveva altre soluzioni?

«Non era con le spalle al muro, ma si trovava in una situazione molto difficile. Per costruire una coalizione più ampia Macron avrebbe dovuto fare delle concessioni, sia ai repubblicani sia ai socialdemocratici, proprio quando stanno finalmente ottenendo un buon risultato e non si capisce perché dovrebbero unire le forze con una figura impopolare».

Non potrebbe essere un gesto che lo rafforza, come fu per De Gaulle nel 1968?

«Non vedo con quale coalizione. Chi vorrebbe salire su una nave che sembra affondare? Perché dovrebbe riuscire a fare quello che non gli è riuscito 2 anni fa, ora che ha subito la più grande sconfitta della maggioranza in un’elezione intermedia? Ci vuole molta immaginazione per pensare che possa vincere queste elezioni».

E l’ipotesi che Macron voglia Bardella premier per ostacolare Marine Le Pen all’Eliseo tra 3 anni?

«Mi sembra un azzardo pericoloso. Basta vedere i risultati di Fratelli d’Italia da quando Giorgia Meloni è al potere. L’interesse del Rn è farsi rispettare. Avere un primo ministro al governo potrebbe essere l’ultima tappa del processo di normalizzazione dell’estrema destra francese». A.G.—

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