Francia, il leader dei Repubblicani Ciotti conferma la svolta in vista delle elezioni: “Abbiamo bisogno dell’alleanza con Le Pen”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI — Inizia a comporsi una «coalizione Meloni» in Francia. Con il presidente dei Repubblicani (LR) che annuncia in diretta tv che il partito ha bisogno di “un accordo con il Rassemblement National” di Marine Le Pen e la leader che saluta la decisione come “una scelta coraggiosa”. Ma la mossa del presidente LR Éric Ciotti spacca però il partito con parte dei senatori che lo invitano alle dimissioni e genera irritazione nel governo con il ministro dell’Interno Gérald Darmanin che parla di una “decisione vergognosa”.
«Se a Roma le destre si sono unite e ha funzionato, perché non possiamo farlo noi?» aveva detto Marion Maréchal. Subito dopo aver tirato un sospiro di sollievo nel superare la soglia di sbarramento (con il 5,5% per la lista Reconquête), la nipote di Marine Le Pen lanciava già appelli a una «coalizione delle destre» sul modello italiano. Reconquête, partito fondato meno di tre anni fa da Eric Zemmour, è ormai alleato di Fratelli d'Italia nell'Ue, sodalizio che aveva indis…
PARIGI — Inizia a comporsi una «coalizione Meloni» in Francia. Con il presidente dei Repubblicani (LR) che annuncia in diretta tv che il partito ha bisogno di “un accordo con il Rassemblement National” di Marine Le Pen e la leader che saluta la decisione come “una scelta coraggiosa”. Ma la mossa del presidente LR Éric Ciotti spacca però il partito con parte dei senatori che lo invitano alle dimissioni e genera irritazione nel governo con il ministro dell’Interno Gérald Darmanin che parla di una “decisione vergognosa”.
«Se a Roma le destre si sono unite e ha funzionato, perché non possiamo farlo noi?» aveva detto Marion Maréchal. Subito dopo aver tirato un sospiro di sollievo nel superare la soglia di sbarramento (con il 5,5% per la lista Reconquête), la nipote di Marine Le Pen lanciava già appelli a una «coalizione delle destre» sul modello italiano. Reconquête, partito fondato meno di tre anni fa da Eric Zemmour, è ormai alleato di Fratelli d'Italia nell'Ue, sodalizio che aveva indispettito il partito di Le Pen.
Ora però è tutto diverso. C'è l'urgenza di inseguire una conquista del potere che non è mai sembrata così vicina. Un traguardo che fa improvvisamente cadere vecchie rivalità e persino liti famigliari. Maréchal – tenuta a distanza dalla zia durante la campagna elettorale - è arrivata ieri pomeriggio al quartier generale del Rassemblement National. Obiettivo: trovare un accordo elettorale per radunare le forze dell'estrema destra francese e passare dagli attuali 88 deputati del Rn ai 289 necessari per avere una maggioranza di governo.
Una prima proiezione sul voto di Harris Interactiv: il Rassemblemennt National potrebbe avere tra 235 e 265 seggi, quindi con una maggioranza relativa. «Abbiamo un’occasione storica di radunare i patrioti che vogliono mettere fine alle politiche tossiche di Emmanuel Macron» ha sottolineato ieri sera in tv Le Pen. L’intesa con i Républicains è arrivata ancora prima di quella con Reconquête.
Alcuni deputati della destra hanno aperto discussioni, preoccupati di essere spazzati via da un ciclone lepenista nelle urne. Domenica la lista Rn ha conquistato 8 milioni di voti, record assoluto, in testa in tutte le regioni francesi, compresa la Bretagna, feudo della sinistra. Sui sessanta attuali parlamentari dei Républicains, almeno una ventina – confidano i lepenisti - sarebbero tentati di fare il grande salto. In un sistema maggioritario a doppio turno – si vota il 30 giugno e il 7 luglio – Sébastien Chenu, vicepresidente del Rn, ipotizza accordi collegio per collegio, attraverso “una piattaforma elettorale che si rivolge a tutti”.
Se finora Le Pen aveva sempre voluto correre in solitaria, rifiutando qualsiasi alleanza, il suo delfino Jordan Bardella ha imposto un cambio di strategia. Il ventottenne che si vede già premier di un futuro governo delle destre ha spiegato di voler costituire una «coalizione più ampia possibile». Anche lui guarda all’Italia e a Meloni che ieri ha lanciato segnali dialoganti. «Il risultato ottenuto in Francia dal partito di Le Pen alle europee è stato molto importante» ha commentato la premier. «Ho detto già da tempo che il percorso che sta facendo Le Pen è sicuramente molto interessante”. L’unione delle destre in Francia potrebbe mettere insieme una configurazione simile al livello europeo a quella del governo italiano con un partito affiliato al Ppe (Républicains), uno ai Conservatori (Reconquete) e uno di Id (Le Pen).
La strategia di Macron era spiazzare i lepenisti con tempi brevissimi per lanciare la loro conquista del potere ma loro sostengono di essersi preparati all’ipotesi di elezioni anticipate. E’ il «Plan Matignon», dal nome della sede dell’esecutivo, l’Hotel Matignon: una lista di 577 nomi di candidati. Tutti pronti a lanciarsi nella corsa delle legislative. I candidati sono ora al vaglio dei vertici del partito ed è possibile qualche aggiustamento in funzione di alleanze politiche. «Siamo pronti per governare» continua a ripetere Le Pen. Il suo partito ha cercato in questi anni di creare una nuova classe dirigente, facendo leva sul successo alle ultime elezioni legislative. «Ha una scuola di formazione politica, quando altri partiti non ne hanno più» osserva Erwan Lecoeur, specialista dell’estrema destra. «Sono anche più preparati a una campagna express come quella che inizia – prosegue Lecoeur - perché hanno due leader noti e popolari come Le Pen e Bardella, che metteranno su volantini e schede, evitando di addentrarsi nel programma».
I macronisti puntano a far paura, i lepenisti a rassicurare. «L'estrema destra è l'impoverimento dei francesi e il declassamento del nostro Paese» ha detto Emmanuel Macron domenica sera. «Il programma del Rn costerà 100 miliardi di euro ai francesi» ha allertato ieri il ministro Gérald Darmanin. L'attuale maggioranza esalterà i timori nel mondo economico e finanziario. Ieri l'indice della Borsa di Parigi ha registrato un forte calo del 2,37% prima di ridurre leggermente le perdite. Dopo che S&P aveva tagliato a fine maggio il rating della Francia a da 'AA' a AA-', l'impatto sullo spread a dieci anni tra Btp francesi e Btp tedeschi era rimasto invariato. Ieri lo spread è aumentato, salendo da 47 a 53,60 punti base. I lepenisti voglino rispondere presentando una compagine di governo in cui potrebbero essere inseriti anche ministri tecnici e un programma per il «risanamento» della Francia.