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Mobbing nel tempio degli orologi di lusso, la Rolex riorganizza la sede di Ginevra dopo le denunce

L’Ufficio del Lavoro del Cantone aveva rilevato lacune e pratiche manageriali che “comportano rischi psico-sociali per il personale del dipartimento”
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LUGANO – Alla fine di ogni partita il fresco numero uno mondiale della classifica ATP di tennis, Jannik Sinner, tira fuori dalla sua borsa e si mette al polso un Rolex Submariner. Sinner, così come Federer, è testimonial del prestigioso marchio orologiero svizzero. Un Rolex, questa volta un cronografo Daytona, lo esibisce il portiere della nazionale italiana di calcio e del Paris Saint Germain, Gigio Donnarumma. Poi ci sono i loro emuli, non sponsorizzati, che sono disposti a spendere 3 volte tanto per potere avere subito il medesimo modello che i loro beniamini vengono pagati per indossare. La stella Rolex, insomma, continua a brillare. In 10 anni, tra il 2013 al 2023, ha raddoppiato i propri guadagni, portandoli dai 5 miliardi di franchi del 2013 ai 10 miliardi del 2023. Ma, come si suol dire, non è tutto oro quello che luccica.

Si è scoperto, infatti, grazie ad un’indagine di UNIA, il principale sindacato svizzero, che Rolex, oltre che un brand mondiale del lusso, è pure un’aziend…

LUGANO – Alla fine di ogni partita il fresco numero uno mondiale della classifica ATP di tennis, Jannik Sinner, tira fuori dalla sua borsa e si mette al polso un Rolex Submariner. Sinner, così come Federer, è testimonial del prestigioso marchio orologiero svizzero. Un Rolex, questa volta un cronografo Daytona, lo esibisce il portiere della nazionale italiana di calcio e del Paris Saint Germain, Gigio Donnarumma. Poi ci sono i loro emuli, non sponsorizzati, che sono disposti a spendere 3 volte tanto per potere avere subito il medesimo modello che i loro beniamini vengono pagati per indossare. La stella Rolex, insomma, continua a brillare. In 10 anni, tra il 2013 al 2023, ha raddoppiato i propri guadagni, portandoli dai 5 miliardi di franchi del 2013 ai 10 miliardi del 2023. Ma, come si suol dire, non è tutto oro quello che luccica.

Si è scoperto, infatti, grazie ad un’indagine di UNIA, il principale sindacato svizzero, che Rolex, oltre che un brand mondiale del lusso, è pure un’azienda dove il mobbing, praticato ai danni del personale della sede principale, quella di Ginevra, ha fatto parecchi danni. “Da parecchi anni- ha dichiarato al quotidiano Blick Alejo Patiño, segretario sindacale di UNIA -abbiamo ricevuto ripetute denunce di casi di mobbing, verificatisi al dipartimento del servizio mondiale di Rolex a Ginevra”. “I casi sono talmente tanti- ha rincarato il sindacalista -da ritenere di essere in presenza di una situazione generalizzata”.

Finora sono state registrate una cinquantina di denunce, che hanno portato, anche, a dei licenziamenti. Quello che è toccato a Eric, un dipendente di lunga data il quale, dopo anni di mobbing e di umiliazioni di ogni tipo, è stato allontanato, lo scorso gennaio, con la motivazione che non era “più utile all’azienda”. Della questione, dopo la denuncia di UNIA, si è occupato l’Ufficio del Lavoro del Canton Ginevra, che ha rilevato, tra le altre cose, “delle lacune e delle pratiche manageriali che comportano rischi psico-sociali per il personale del dipartimento di Ginevra”.

L’Ufficio del Lavoro aveva, quindi, chiesto “l’introduzione di misure idonee alle problematiche identificate”, entro lo scorso 30 aprile. La deadline, tuttavia, rileva UNIA, è stata rimandata di due mesi. Il sindacato, dopo aver incontrato a porte chiuse quattro dipendenti, tutelati dall’anonimato, ha scoperto che un dirigente, protetto da Rolex, aveva inaugurato un vero e proprio sistema di casta tra il personale, contribuendo alla creazione di un “clima tossico”, come l’hanno definito i quattro testimoni. Solo dopo che alcune decine di impiegati si erano messi in malattia, il dirigente in questione è stato licenziato. Una sorta di ammissione di responsabilità da parte di Rolex, anche se Alejo Patiño rileva che, messa davanti alle denunce “prima Rolex ha decisamente negato, poi ha accettato l’apertura di un’inchiesta interna, infine di un audit esterno”. Misure che, però, non hanno prodotto i risultati sperati, tanto che i dipendenti che avevano denunciato il mobbing si sono rivolti all’Ufficio del Lavoro. Mentre il sindacato ha minacciato una denuncia alla giustizia.

A questo punto, martedì 11 giugno il colosso orologiero, messo con le spalle al muro, ha deciso una riorganizzazione completa della sede di Ginevra, licenziato i dirigenti accusati di mobbing e promesso “un’attiva collaborazione con l’Ufficio del Lavoro”. Uno dei brand più prestigiosi dello Swiss Made, già alle prese con le accuse di lucrare sulle lunghe liste d’attesa per i propri modelli, non poteva permettersi ulteriori ombre.

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