L’esultanza di Mosca contro i leader europei: “Cenere della Storia”
di Rosalba CastellettiIl Cremlino commenta col consueto pragmatismo i risultati delle europarlamentari: «La maggioranza sarà ancora filoeuropea e filoucraina». I falchi, invece, esultano per la «sconfitta schiacciante» del presidente francese Emmanuel Macron e del cancelliere tedesco Olaf Scholz. «Delusione per il risultato complessivo (gli equilibri di potere non sono cambiati molto) e gioia per il fallimento di Macron (che irrita molte persone a Mosca a livello puramente umano)», sintetizza la politologa indipendente Tatiana Stanovaja. Reazioni opposte, sì, ma non in contraddizione. Come osserva la newsletter The Bell, se «è improbabile che la tendenza di estrema destra degli elettori europei cambi radicalmente il quadro della politica estera», la vittoria dei partiti filorussi è «un ottimo risultato per Vladimir Putin» perché «contribuisce a dividere il fronte europeo dell’alleanza pro-Kiev».
Valentina Matvienko, leader del Consiglio della Federazione, la Camera Alta del Parlamento russo, lo defini…
Il Cremlino commenta col consueto pragmatismo i risultati delle europarlamentari: «La maggioranza sarà ancora filoeuropea e filoucraina». I falchi, invece, esultano per la «sconfitta schiacciante» del presidente francese Emmanuel Macron e del cancelliere tedesco Olaf Scholz. «Delusione per il risultato complessivo (gli equilibri di potere non sono cambiati molto) e gioia per il fallimento di Macron (che irrita molte persone a Mosca a livello puramente umano)», sintetizza la politologa indipendente Tatiana Stanovaja. Reazioni opposte, sì, ma non in contraddizione. Come osserva la newsletter The Bell, se «è improbabile che la tendenza di estrema destra degli elettori europei cambi radicalmente il quadro della politica estera», la vittoria dei partiti filorussi è «un ottimo risultato per Vladimir Putin» perché «contribuisce a dividere il fronte europeo dell’alleanza pro-Kiev».
Valentina Matvienko, leader del Consiglio della Federazione, la Camera Alta del Parlamento russo, lo definisce «un risultato meritato», frutto di «tanti anni di totale disprezzo per le reali esigenze della gente e della società», che «conferma ancora una volta il fallimento come politici nazionali ed europei» di Macron e Scholz. Il presidente della Duma Vjascheslav Volodin li invita a «dimettersi e smetterla di prendere in giro i loro concittadini». E dà la colpa del risultato «alla stagnazione dell’economia, alla crisi dei migranti e al coinvolgimento dei Paesi nella guerra in Ucraina contro i loro stessi interessi nazionali».
Anche l’ex leader Dmitrij Medvedev, oggi vicepresidente del Consiglio di Sicurezza, addebita la sconfitta elettorale di Macron e Scholz alla loro «inetta politica di sostegno alle autorità ucraine a spese dei loro cittadini e della loro idiota politica economica e migratoria» e invita i due leader europei a «ritirarsi nel mucchio di cenere della storia!». Sono loro a dettare la linea ai propagandasti. Rt enfatizza la vittoria dei partiti che, come Rn in Francia e Afd in Germania, si oppongono «alle sanzioni occidentali contro la Russia» e agli «aiuti militari all’Ucraina». E il canale Telegram Rybar gioisce per «l’indebolimento del fronte anti-russo».
Più cauto il Cremlino. Il portavoce Dmitrij Peskov nota che «la maggioranza al Parlamento europeo sarà ancora filoeuropea e filoucraina», ma allo stesso tempo non nasconde una certa soddisfazione nell’osservare l’ascesa «visibile a occhio nudo» dei «partiti di destra che stanno guadagnando popolarità» e «col tempo saranno alle calcagna» delle forze europeiste. La presidenza russa, dice, seguirà «con attenzione» sia questa dinamica, che il voto anticipato in Francia «soprattutto tenendo conto dell’atteggiamento estremamente non amichevole, e persino ostile della leadership francese», ma assicura di non voler «interferire negli affari interni».
Più netti i toni di Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri: «Viene preservata la “base ideologica” per mantenere l’attuale corso politico autodistruttivo della Ue basato sulla russofobia», osserva, denunciando un voto caratterizzato da «rigide limitazioni, mancanza di concorrenza onesta, epurazione del settore informativo da fonti alternative e una sfrenata campagna anti-russa». A suo dire, «le forze politiche che si sono espresse contro lo scontro irrazionale con la Russia sono state discriminate e spesso perseguitate».