PARIGI – Una riunione drammatica che si svolge a cinquecento metri dalla sede ufficiale del partito, tenuta chiusa dal presidente Eric Ciotti. Alcuni dei massimi dirigenti dei Républicains si sono dati appuntamento in un museo per organizzare un ufficio politico che aveva un solo obiettivo: cacciare Ciotti, colpevole di aver annunciato ventiquattro ore fa l'accordo con il Rassemblement National in vista delle elezioni anticipate. “Un patto scellerato” dice Xavier Bertrand, ex ministro e governatore del nord. “Tra di noi non c'è posto per i traditori e i golpisti” aggiunge Valérie Pecresse, ex canidata alla presidenziale nel 2022 e governatrice dell'Ile-de-France. Il presidente del Senato, Gérard Larcher, che ha organizzato la ribellione dei senatori contro Ciotti, entra con una faccia tesa insieme alla segretaria generale del partito, Annie Genevard.
L'ufficio politico dura meno di un'ora, ed è contestato dallo stesso Ciotti che in mattinata ha inviato un messaggio ai militanti per c…
PARIGI – Una riunione drammatica che si svolge a cinquecento metri dalla sede ufficiale del partito, tenuta chiusa dal presidente Eric Ciotti. Alcuni dei massimi dirigenti dei Républicains si sono dati appuntamento in un museo per organizzare un ufficio politico che aveva un solo obiettivo: cacciare Ciotti, colpevole di aver annunciato ventiquattro ore fa l'accordo con il Rassemblement National in vista delle elezioni anticipate. “Un patto scellerato” dice Xavier Bertrand, ex ministro e governatore del nord. “Tra di noi non c'è posto per i traditori e i golpisti” aggiunge Valérie Pecresse, ex canidata alla presidenziale nel 2022 e governatrice dell'Ile-de-France. Il presidente del Senato, Gérard Larcher, che ha organizzato la ribellione dei senatori contro Ciotti, entra con una faccia tesa insieme alla segretaria generale del partito, Annie Genevard.
L'ufficio politico dura meno di un'ora, ed è contestato dallo stesso Ciotti che in mattinata ha inviato un messaggio ai militanti per chiedere di firmare una petizione in suo sostegno. Ciotti, 59 anni, eletto presidente del partito nelle primarie di due anni fa, è convinto di avere la base dei militanti dalla sua parte e contesta la legittimità dell'ufficio politico convocato –dice – fuori dal regolamento interno. Ma i dissidenti del partito – tutti nomi importanti della famiglia politica che ha avuto capi di Stato come Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy – vanno avanti e votano all'unanimità l'espulsione di Ciotti.
Sarà guerra legale nelle prossime ore, con il deposito delle candidature per il primo turno (30 giugno) che scade domenica. Genevard, nominata direttrice ad interim del partito durante l'ufficio politico, assicura che non sarà Ciotti a presentare le liste. E che la commissione per le candidature del partito presenterà i suoi nomi “nella chiarezza e l'indipendenza” per diventare “un polo di stabilità” nella prossima legislatura. Laurent Wauquiez, ex ministro e governatore della regione Alvernia-Rodano-Alpi, promette che non ci sarà nessuna alleanza con il Rassemblement National ma neanche con il partito di Emmanuel Macron. Il capo dello Stato ha lanciato segnali dialoganti ai dissidenti dei Républicains che contestano Ciotti ma per ora non si vedono smottamenti in tale senso.
È difficile anche quantificare quanti i deputati che seguono il presidente espulso che ieri ha fatto sbarrare le porte della sede di rue de Vaugirard, ufficialmente per “ragioni di sicurezza”. Jordan Bardella, presidente del Rn e candidato a fare il premier in caso di un ipotetico governo delle destre, sostiene che l'accordo fatto con Ciotti riguarda “decine di deputati uscenti Républicains”: sulla base dell'intesa, non avranno uno sfidante del Rn. Di questi numeri però non c'è certezza.
Ciotti è sotto attacco dei suoi. Viene descritto come un uomo solo che si è barricato sulla sua poltrona, in una deriva ideologica radicale. "Sono e resto il presidente della nostra formazione politica, eletto dagli iscritti" risponde Ciotti alla decisione dell'ufficio politico dei Républicains di espellerlo. "La riunione di oggi pomeriggio è si è svolta in violazione flagrante del nostro statuto – precisa in un comunicato - nessuna delle decisioni prese in questa riunione comporta conseguenze legali”. Il presidente espulso ora minaccia “conseguenze penali”.
La destra francese, che non è più al governo dal 2012, quando Sarkozy è stato battuto nella presidenziale, è sull'orlo dell'implosione. Dopo l'avvento del macronismo, riuscito ad attrarre alcuni suoi dirigenti, come i ministri Gérald Darmanin e Bruno Le Maire, ora è sotto la minaccia del vento che soffia in favore dell’estrema destra.