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G7 in Puglia, viaggio nella zona rossa: tra cellulari proibiti e caccia alle suite

Viaggio a Borgo Egnazia dove domani arrivano i leader dei Grandi del mondo tra sicurezza massima e improvvisazione
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BORGO EGNAZIA (FASANO) - Sono le cinque del pomeriggio, il cielo tende all’azzurro, il rumore di due elicotteri militari che stanno per atterrare in una delle piste improvvisate sul litorale è assordante, la terra è color mattone e avvolge gli ulivi intrecciati che hanno resistito alla xylella. La zona è rossa, anzi rossissima, nessuno dovrebbe poter entrare qui perché tra qualche ora questo diventerà il centro del mondo: i sette grandi, il Papa, Volodymyr Zelensky, non ci sarà obiettivo che non sarà puntato su questo vialetto tra Savelletri e Fasano, sulla sinistra il cancello d’accesso a Borgo Egnazia.

Un Van nero carica una piccola delegazione di quattro tedeschi, sono gli sherpa arrivati in struttura per definire ogni dettaglio. E a credere a quanto trambusto c’è qui attorno i dettagli sono davvero tanti. «Zelensky cerca una sala per alcune riunioni: ma io in struttura ho gli arabi, come diavolo faccio?», grida al telefono un signore elegantissimo.
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BORGO EGNAZIA (FASANO) - Sono le cinque del pomeriggio, il cielo tende all’azzurro, il rumore di due elicotteri militari che stanno per atterrare in una delle piste improvvisate sul litorale è assordante, la terra è color mattone e avvolge gli ulivi intrecciati che hanno resistito alla xylella. La zona è rossa, anzi rossissima, nessuno dovrebbe poter entrare qui perché tra qualche ora questo diventerà il centro del mondo: i sette grandi, il Papa, Volodymyr Zelensky, non ci sarà obiettivo che non sarà puntato su questo vialetto tra Savelletri e Fasano, sulla sinistra il cancello d’accesso a Borgo Egnazia.

Un Van nero carica una piccola delegazione di quattro tedeschi, sono gli sherpa arrivati in struttura per definire ogni dettaglio. E a credere a quanto trambusto c’è qui attorno i dettagli sono davvero tanti. «Zelensky cerca una sala per alcune riunioni: ma io in struttura ho gli arabi, come diavolo faccio?», grida al telefono un signore elegantissimo.

Giorgia Meloni è arrivata l’altro ieri, in anticipo su ogni tabella di marcia. Con lei c’è sua figlia, Ginevra, una sorta di talismano nei grandi eventi. E la direttrice del Dis e la coordinatrice del summit, l’ambasciatrice Elisabetta Belloni. Il resort che ha fatto impazzire le star (qui al lato, dove ora sono montate delle tensostrutture, probabilmente a supporto de personale di scorta dei singoli paesi, sono entrati gli elefanti per un matrimonio indiano; la suites invece nel fondo, quella con le piscine, che è stata assegnata a un capo di Stato, è quella preferita da Madonna) è tutto per la premier che ai suoi ha raccontato di volersi prendere qualche ora di relax dopo le elezioni europee. Ma in realtà pare che non si sia fermata un attimo. In serata pubblica sulla sua pagina Instagram un selfie per ringraziare le migliaia di ragazze e ragazzi che stanno lavorando all’evento. I telefoni sono vietati, tutti hanno firmato un patto di riservatezza con penali salatissime, nessuno confermerà, ma le voci che arrivano dal lunghissimo corridoio della hall – i sacchi di yuta ai lati pieni di mandorle, le candele che si alternano nella riproduzione della pietra delle masserie – raccontano che la premier in persona chiede e si occupa di ogni particolare. Da quelli di merito a quelli di forma, che in questi casi sono però anche sostanza.

I protocolli di sicurezza sono già massimi. Le telecamere sono state montate sui muri di recinzione della struttura. In paese, a Savelletri, i residenti portano un badge al collo, «siamo il backstage» scherza una ragazza, qui sul porto. Chi arriva per lavoro a Borgo Egnazia o nella vicina San Domenico lo può fare solo in pullman. Fa caldo e tre ragazzi ci fermano: «Aspettiamo il bus da mezzora, ci dai un passaggio all’Acquapark dove abbiamo dovuto lasciare le nostre auto?». Stanno allestendo nella struttura. «Resort tutto ok. Sul resto vediamo un po’ di improvvisazione…». C’è nervosismo tra chi si occupa della sicurezza per lo sgradevolissimo incidente della nave – la Mykonos Magic – ormeggiata al porto di Brindisi e che avrebbe dovuto ospitare tremila agenti: sporcizia, niente aria condizionata, scarichi intasati, «condizioni igenico-sanitarie non corrispondenti ai requisiti» ha detto la stesso Viminale che l’ha immediatamente chiusa – «riservandosi di rivalersi in sede giudiziaria» – e mandando circa 1300 poliziotti negli alberghi vicini.

Il summit inizierà alle 10:30 di domani. Subito un primo giro di incontri bilaterali (venerdì ci sarà quello fra il Papa e il presidente Usa, Joe Biden) poi le sessioni sulle migrazioni, l’Indo-Pacifico, l’intelligenza artificiale, l’energia, l’Africa e il Mediterraneo. «Vedrai che piaceranno molto i regali», dice una delle ragazze dell’organizzazione. Quali? «Una borsa in pelle per le donne» dice la casa di moda Talarico, che le ha prodotte, gemelli in argento per gli uomini e una cravatta per le delegazioni con cucitura a “X”. Che non significa decima, questa volta.

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